Savio:”Mai nessuno come noi nella lotta al doping”

«Pur avendo compreso lo spirito con cui è stato scritto l’articolo, ritengo doverose alcune precisazioni»: è con queste parole che Gianni Savio, il Team Manager della Androni – Sidermec ha risposto ad uno dei nostri ultimi articoli (clicca qui).

« E’ stato scritto che io avrei fatto ciò che hanno fatto altri prima di me e che faranno altri dopo. Questo non corrisponde a verità perché non mi risulta che altri abbiano fatto firmare ai propri corridori – presso uno Studio Notarile e quindi con la ratifica di un Pubblico Ufficiale – un regolamento interno con una forte penale in caso di positività. Allo stesso tempo è la prima volta nella storia del Ciclismo, che non solo una società, ma tutti i corridori e l’intero staff citano a giudizio due colleghi che sono ricorsi a pratiche dopanti » ha spiegato il Manager torinese. « Nessuna squadra lo ha mai fatto. Addirittura – ha proseguito Savio – c’è stata una formazione italiana che ha avuto quattro positivi in due anni e aldilà dei proclami del momento non ha fatto assolutamente nulla».

« Pensavo che la penale da 100 mila euro fosse un ottimo deterrente per i corridori affinché evitassero di doparsi. Invece, abbiamo avuto la sfortuna di avere in squadra due irresponsabili che dovranno pagare per il loro comportamento criminale – ha detto Gianni Savio – qualcuno ha anche definito vessatoria questa clausola, non considerando che va a colpire solo i corridori che si dopano. Può essere vessatorio penalizzare chi commette un crimine ?»

3 commenti


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  1. Può essere vessatorio penalizzare chi commette un crimine?
    No, se la penalizzazione (condanna) giunge dalla giustizia ordinaria come condanna a seguito di una azione penale obbligatoria. La giustizia punisce il reato.

    E’ vessatorio imporre clausole che esulano dal contratto professionistico come stabilito dalle normative vigenti.
    E’ lo strumento della penale prestabilita in 100.000 euro (peraltro di importo molto probabilmente superiore al contratto) che rappresenta una vessazione, e che, stante la giurisprudenza attuale, appare abnorme ed illegittima.

    Sono portato a credere che una normale azione di richiesta risarcitoria del team avrebbe avuto maggior senso, ma l’importo non avrebbe potuto mai avere una entità superiore all’importo del contratto.

    Nel caso dei colleghi ciclisti la stima del danno non sarebbe mai superiore all’entità dei premi del periodo perso e pro quota lo stesso varrebbe per il personale.

    In questo modo, invece, tanto il team quanto soprattutto i corridori ed il personale, rischiano di imbarcarsi in una azione legale velleitaria, che oggi peraltro è sanzionata pesantemente sul piano pecuniario.

    Io fossi nel team mi limiterei ad una azione solo da parte dello stesso per danno di immagine. Ogni altra azione sarebbe velleitaria perché il contratto di categoria non è derogabile.
    Però ciascuno è libero di tentare l’avventura o fare apparire questo per una esigenza di immagine.

    • Basta con le chiacchiere, quelle servono solo a fornire alibi a certi delinquenti che inquinano il ciclismo. Questa volta ci sono i fatti ovvero una società che denuncia e prende le distanze da chi si è comportato male, da chi mette a repentaglio la sopravvivenza del team e i posti di lavoro di decine di dipendenti, corridori compresi. Ed è significativo che proprio i corridori abbiano chiesto risarcimenti ai compagni stupidi, quelli che sono caduti nella trappola del doping costringendo la squadra a un mese di inattività, a perdere soldi e allenamento alle corse.
      Ma quali vessazioni? Quegli stupidi sapevano bene che avrebbero pagato una penale se avessero barato: lo hanno fatto egualmente. Meriterebbero severe condanne, altro che clausole vessatorie. E’ bello parlare quando il problema viene vissuto da altri. Caro signore, provi a immaginare di essere lei un corridore di quella squadra, un massaggiatore, un dipendente di quel team e dica cosa farebbe se non prendere i suoi “colleghi” a calci nel sedere. Ma finiamola con le parole e il garantismo, cose che favoriscono il dilagare di un fenomeno che sta distruggendo il ciclismo.

  2. Certo che nessuno ha mai fatto questo: mai nessuno ha posto in essere clausole vessatorie.
    Se queste clausole fossero legittime non vi sarebbe stata la necessità di farle con un atto notarile: bastava inserirle nel “contratto tipo” che é il documento principale che deve essere depositato in copia alla FCI e all’UCI.
    Ma poiché appunto erano e restano norme vessatorie non potevano essere inserite nel contratto e quindi sono inapplicabili.
    Se i due corridori quando riceveranno la citazione facessero una causa alla società non farebbero altro che attivare un loro diritto: e naturalmente innanzi ai tribunali ordinari italiani e non davanti alla UCI come stranamente alcuni datori di lavoro italiani usano fare con i loro lavoratori italiani!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Poi per quanto attiene all’unità degli atleti con la società, ho grossi dubbi.
    Radio scarpa, che é meglio di Radiocorsa e dei vari canali RAI, dice che gli atleti abbiano accettato di firmare questa richiesta contro i loro colleghi avendo ricevuto assicurazione che la cosa era solo per ragioni d’immagine e non avrebbe prodotto alcun risultato. Senza contare che, contrariamente alle richieste del TEAM di usare i soldi dei premi per pagare la loro parte di parcella, hanno accettato di firmare quando del tutto si é fatto carico il team, preferendo usare quei “loro” soldi come più loro conveniva.
    I corridori ciclisti saranno anche i più ingenui fra i professionisti dello sport, ma non i più fessi!

    La storia della “penale 100.000 euro” é servita: sul piano dell’immagine, con i 1500/2000 euro della parcella del notaio, si é ottenuto un battage mediatico che vale molti più di due o tre vittorie degli atleti….

    Per il resto almeno non prenderci per i fondelli…….

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