«Pur avendo compreso lo spirito con cui è stato scritto l’articolo, ritengo doverose alcune precisazioni»: è con queste parole che Gianni Savio, il Team Manager della Androni – Sidermec ha risposto ad uno dei nostri ultimi articoli (clicca qui).

« E’ stato scritto che io avrei fatto ciò che hanno fatto altri prima di me e che faranno altri dopo. Questo non corrisponde a verità perché non mi risulta che altri abbiano fatto firmare ai propri corridori – presso uno Studio Notarile e quindi con la ratifica di un Pubblico Ufficiale – un regolamento interno con una forte penale in caso di positività. Allo stesso tempo è la prima volta nella storia del Ciclismo, che non solo una società, ma tutti i corridori e l’intero staff citano a giudizio due colleghi che sono ricorsi a pratiche dopanti » ha spiegato il Manager torinese. « Nessuna squadra lo ha mai fatto. Addirittura – ha proseguito Savio – c’è stata una formazione italiana che ha avuto quattro positivi in due anni e aldilà dei proclami del momento non ha fatto assolutamente nulla».

« Pensavo che la penale da 100 mila euro fosse un ottimo deterrente per i corridori affinché evitassero di doparsi. Invece, abbiamo avuto la sfortuna di avere in squadra due irresponsabili che dovranno pagare per il loro comportamento criminale – ha detto Gianni Savio – qualcuno ha anche definito vessatoria questa clausola, non considerando che va a colpire solo i corridori che si dopano. Può essere vessatorio penalizzare chi commette un crimine ?»