Doping, le squadre fanno ciò che l’ambiente gli chiede

La Androni è tornata a correre e forse le polemiche, tanto dei confronti del team quanto dei due corridori trovati positivi si placheranno. Gianni Savio e la squadra, da un lato, si sono scagliati contro Appollonio e Taborre, dall’altra tanti appassionati hanno criticato duramente l’atteggiamento di Savio e c.

Non ci scandalizza che corridori, personale e dirigenza della Androni abbia voluto enfatizzare il giusto distacco dai due corridori positivi. Gianni Savio e la Androni hanno fatto esattamente quello che il ciclismo chiede loro, che hanno fatto tutti prima di loro e che faranno altri dopo.

Stessimo parlando di calcio sicuramente non si parlerebbe, tanto per i dopati quando per i coinvolti nel calcioscommesse, né di licenziamento né di richiesta danni. Semplicemente la società starebbe al fianco dei propri tesserati, non ci sarebbe nessuna sospensione cautelare, nessuna sospensione del pagamento degli stipendi e nessuna pubblica presa di posizione. Anzi la società sta al fianco del proprio tesserato di qualunque cosa sia accusato. Nessun tifoso e nessun avversario si accanisce.

Nel ciclismo è tutto diverso: la gente che fino a un secondo prima era pronta ad esaltare quel corridore, lo scarica. I media cavalcano l’onda e gli sponsor si indispettiscono. E’ accaduto anche che Rcs Sport chiedesse ad una squadra di cambiare il proprio Direttore Sportivo, mai condannato, per via delle troppe “chiacchiere”.

Cosa poteva fare Gianni Savio se non quello che un ambiente altamente ipocrita gli ha di fatto chiesto ? Certo, avrebbe potuto fare come si fa nel calcio: bruciandosi la sua immagine, dicendo addio al Giro d’Italia e con esso ai suoi sponsor.  Come dare torto al Manager torinese ?

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