Troppi gli errori della Corte d’Appello: si diano al giardinaggio

Ho volutamente lasciato trascorrere i termini che avrebbero permesso un’impugnazione della decisione nr. 1 assunta dalla CORTE D’APPELLO FEDERALE della FCI lo scorso 2 luglio

http://www.federciclismo.it/it/press_release/2-sezione-decisione-n-1–2015/2bd6a8b3-1f74-4eaf-ad49-c2d23b01fa91/

In tale procedimento la Corte d’Appello Federale era chiamata ad esprimersi sulla richiesta di interpretazione della Corte Sportiva d’Appello, con ordinanza del 05.06.15 in procedimento 1/15, concernente il conflittuale sistema sanzionatorio riguardante la materia del “controllo rapporti”. Richiesta che era cosi formulata:

  1. B)In merito alla sanzione applicata dal GSR, il Collegio osserva che la norma applicata per la sanzione (Punto 11.0 delle Norme Tecniche Attuative 2015 – 2 mesi di sospensione ) sembra in conflitto con quanto previsto dall’Art. 2.29, allegato 5, P.I.S. del R.T. Attività Agonistica  (il quale per la stessa fattispecie prevede 1 mese di sospensione). Ciò al fine di individuare la corretta normativa applicabile.

TUTTO CIÒ PREMESSO Il Collegio richiede alla Corte Federale di Appello – 2^ sezione – ai sensi dell’art. 33 comma 4 lett. F) del Regolamento di Giustizia – l’interpretazione delle norme regolamentari citate ai precedenti punti A) e B).

La Corte d’Appello Federale emetteva la decisione che si concludeva con l’affermazione che: “Per cui, la sanzione da applicarsi al corridore, nel caso oggi in discussione, non può che essere la squalifica per due mesi.”

Andiamo ora ad analizzare per punti le motivazioni contenute nella decisione emessa dalla Corte Federale:

  1. B) Va affrontata, ora, la seconda problematica giuridica ed esegetica sottoposta all’attenzione di questa Corte: vale a dire, quale sanzione disciplinare applicare ad un atleta juniores che, dopo una gara, si sia presentato fuori tempo massimo al controllo rapporti.

La prefata condotta, in particolare, sembrerebbe regolata e disciplinata da due plessi normativi in apparente contrasto tra di loro: da un lato, il Regolamento Tecnico Attività Agonistica – Strada, che, all’Allegato 5 – Prospetto Infrazioni e Sanzioni, contiene l’art. 2.29: “Partecipazione a gara con rapporto irregolare. Esclusione dall’ordine di arrivo ed un mese di sospensione”; dall’altro, le Norme Attuative, in cui è inserito l’art. 11.0: “Modalità di effettuazione del controllo rapporti. Sanzioni (…) Dopo la gara: mancata presentazione al controllo rapporti o rapporto non corretto: corridore: esclusione dall’ordine di arrivo e 2 mesi di squalifica”.

Su questo primo errore della Corte si basa tutta la successiva disanima valutativa entrata nella decisione.

Viene usato il condizionale “”sembrerebbe” e “in apparente contrasto” anziché usare “risulta disciplinata da due plessi normativi in contrasto tra di loro”. Appare a tutti evidente che le disposizioni contenute nelle Norme attuative 2015 siano in palese contrasto con il vigente RTAA che, all’art 59/a, prevede che il controllo rapporti sia effettuato su tutti i partecipanti prima della partenza della gara.

2) Preliminarmente, va chiarito che la differente terminologia adoperata per definire la tipologia sanzionatoria (“sospensione” e “squalifica”) non assume alcun rilievo ai fini del contendere, trattandosi della medesima punizione, così come statuito dall’art. 148 lettera g) del Regolamento Tecnico.

Secondo errore della Corte. Passaggio quasi ineccepibile, salvo la non valutazione di quanto disposto dal 1° comma dell’art. 148 del RTAA:

“Le infrazioni alle norme del presente regolamento sono stabilite dai prospetti allegati nn. 4 e 5 e 6, relativamente ai fatti di corsa, […] e sono punite con le seguenti sanzioni: […].”

3) Con riguardo, invece, al quantum sanzionatorio da applicarsi a carico del corridore inadempiente (uno o due mesi), è fondamentale il criterio adottato per la risoluzione di tale problematica: ove, ad esempio, si optasse per un approccio di tipo gerarchico in relazione alle fonti in esame, è evidente che dovrebbe reputarsi prevalente il Regolamento Tecnico, con conseguente sanzione per il corridore di un mese di sospensione.

Ecco il terzo errore della Corte. Non esiste disposizione o interpretazione che possa stabilire che le Norme attuative possano essere gerarchicamente primarie rispetto a quanto stabilito dal RTAA e  dai suoi allegati.

Va rilevato che il controllo rapporti all’arrivo è disposto dalla Giuria (in applicazione del RTAA) solamente sui corridori che si ritengono aver usufruito in corsa di un rapporto irregolare.

4) Senonchè, laddove si analizzino e si confrontino, sul piano logico-sistematico, le due disposizioni in questione, appare certamente preferibile ricorrere ad altro e più appropriato criterio: quello, cioè, di specialità.

Ecco il quarto errore della Corte. Non è giuridicamente possibile sostenere una qualsivoglia parità fra una norma primaria stabilita dal RTAA con una disposizione prevista dalle Norme attuative che costituiscono l’interpretazione esplicativa dello stesso RTAA, come specificato al successivo punto 8.

5) In effetti, appare innegabile come i comportamenti regolamentati dall’art. 11.0 delle Norme Attuative che qui interessano si pongano in un rapporto di specialità rispetto alla normativa generale di cui all’art. 2.29: il che non solo giustifica la diversa misura sanzionatoria prevista dalla prima disposizione (due mesi) in confronto alla seconda (un mese) ma, quel che più conta, induce a reputare prevalente, nel caso su cui qui si discute, la squalifica più severa.

Ecco il quinto errore della Corte. I comportamenti regolamentari stabiliti dall’art. 11.0 delle Norme attuative si pongono in contrasto con quanto stabilito dal RTAA all’art. 59 lettera b), all’art. 102 lettera b),  e con le sanzioni previste dagli allegati allo stesso RTAA.

6) Detto approccio interpretativo, del resto, trova un supporto preziosissimo ed, anzi, determinante nell’art. 30 delle Norme Attuative, il quale così recita: “Per quanto non espressamente previsto nelle presenti Norme Attuative, vige il RTAA della FCI”.

Ecco il sesto errore della Corte. Approccio interpretativo privo di qualsiasi giuridica validità. La disposizione prevista dal punto 30 delle Norme attuative si pone in modo illegittimo in netto contrasto con quanto stabilito dal Reg. Organico all’art. 1 comma 1, ossia “l’attività federale è regolata e disciplinata dai Regolamenti specifici di seguito indicati”. Nell’elenco di regolamenti indicato al comma 1, alla lettera b) è indicato il Regolamento Tecnico dell’Attività Agonistica e non certo le sue Norme attuative.

7) Dal richiamato disposto, emerge evidente la natura meramente residuale del Regolamento Tecnico Attività Agonistica (e, quindi, anche dell’art. 2.29) rispetto alle Norme Attuative (ivi compreso l’art. 11.00 per le modalità di effettuazione del controllo rapporti).

Settimo errore della Corte. Questo passaggio è la parte più incredibile contenuta nel dispositivo  della decisione qui esaminata e dimostra l’assoluta incompetenza dei componenti la stessa Corte. Affermare che dalla norma emerge la natura meramente residuale del RTAA rispetto alla Norme attuative è una cosa giuridicamente improponibile ed indecente.

Il Reg. Organico all’art. 1 comma 2 stabilisce che il RTAA é deliberato dal Consiglio Federale ed é sottoposto alla preventiva approvazione della Giunta del CONI, in applicazione di quanto disposto dall’art. 7 comma 5 lettera l) dello Statuto CONI.

Lo stesso Reg. Organico art. 1 comma 3 prevede le modalità operative per apportare le modifiche a quei Regolamenti, elencati nel precedente comma 1: è evidente quindi che le Norme attuative non possono costituire modifica dei predetti regolamenti che, per essere modificati, richiedono l’approvazione della Giunta Coni. Tale ultimo comma esclude in maniera totale la possibilità che le circolari attuative previste al comma 4 dell’art. 1 del Reg. Organico possano contenere disposizioni che si pongano in contrasto con i Regolamenti indicati al comma 1 che quindi restano la fonte normativa primaria, sottostante al solo Statuto.

8) De iure condendo, peraltro, sarebbe opportuno che il legislatore sportivo intervenisse sulle due norme in parola, cercando non solo di armonizzarle sul piano sanzionatorio ma di configurare, altresì, un sistema di gradualità e di variabilità della misura punitiva a seconda della maggiore o minore censurabilità della condotta violativa, attraverso la previsione di un minimo ed un massimo, in luogo di un’unica ed immutabile sanzione edittale.

Ottavo errore della Corte. La non conoscenza dei regolamenti sportivi che sono l’unica fonte normativa applicabile dalla giustizia sportiva, ai sensi dell’art. 2 dei Principi di Giustizia sportiva del Coni, non consente di capire che le Tabelle sanzioni allegate al RTAA sono costruite con riferimento, oltre che alla normativa nazionale anche a quella dell’UCI applicabile nelle gare internazionali. Dette sanzioni sono “chiuse”, nel senso di costituire un sorta di tariffario ove all’infrazione x si applica la sanzione x. Questo per il fatto che deve esservi una uniformità sanzionatoria da parte delle Giurie (art. 147/c RTAA) per quanto attiene alle infrazioni per i Fatti di corsa (all. 4/5/6 del RTAA), e da parte dei i Giudici Sportivi Regionali o Nazionale (art 147/b del RTAA) per quanto attiene alle infrazioni di carattere tecnico/organizzativo (all. 2/3 del RTAA).

Compete esclusivamente al GSR o al GSN (art. 102/e RTAA) la riconferma, in fase di omologazione della gare, delle sanzioni adottate dalle Giurie per i fatti di corsa: dalla pubblicazione del comunicato del GSR o del GSN decorrono i termini di applicazione delle sanzioni stesse (art. 148 RTAA sospensioni temporanee).

In conclusione questa decisione costituisce un atto di TOTALE INGIUSTIZIA, in cui non vi è una sola norma regolamentare che lo giustifichi.

Non la si ritenga un’offesa: è una considerazione espressa da uno che ha scritto (Farulli, Francini, Spadoni, Meloni) nel lontano anno 2000 il vigente RTAA ignobilmente disatteso con questa assurda decisione.

Il fatto è di estrema gravità: con quanto affermato nella suddetta decisione si sono ribaltate le attribuzioni, rendendo primarie le “circolari attuative” nei confronti dei regolamenti federali discendenti dallo Statuto.

Equivale all’affermazione che le circolari ministeriali hanno la possibilità di prevalere sulle norme Legge adottate nel rispetto della Costituzione.

Una grande e bella cavolata scritta da Uomini di legge quali sono coloro che compongono la Corte.

Caro avvocato Tognon dal 2011 seguo tutte le decisioni adottate dalla Corte Federale, organo da Lei presieduto, e Le confido che non ne ho trovato una sola che sia conforme a quei Regolamenti sportivi che costituiscono la fonte primaria ed esclusiva per una corretta amministrazione ed applicazione della Giustizia sportiva.

Il Regolamento di Giustizia è lo strumento che stabilisce le procedure per applicare correttamente quei Regolamenti e non l’unico strumento utile per fare Giustizia, come erroneamente ritengono tutti gli Organi di giustizia della FCI.

 

Con queste ricorrenti strane decisioni ha di fatto permesso di falsare la legittima composizione dell’Assemblea elettiva ordinaria di Levico, ha consentito l’introduzione nel mondo amatoriale della illegittima e vessatoria regola etica, ha reso possibile l’applicazione di ingiuste sanzioni da parte degli altri organi federali di giustizia a carico di decine di soggetti colpevoli di nulla: anzi solamente colpevoli di appartenere ad una Federazione in cui il vertice non conosce quello che impone e chiede di rispettare ai suoi tesserati ed affiliati.

Vorrei ricordare che la regola etica prevista nelle Norme attuative 2014, al contrario di quanto deciso dalla Corte Federale, è contraria allo Statuto, al Regolamento Tecnico UCI, al Regolamento Antidoping UCI e WADA, ed allo stesso Regolamento Tecnico dell’Attività Amatoriale vigente (quello modificato nel 2004 sul testo scritto sempre da quei soliti quattro che hanno scritto il vigente RTAA).

Per gli stessi motivi ostativi riportati al punto 7, non possono trovare applicazione i seguenti regolamenti:

– Norme Tutela della Salute 2015 (delibera C.F. del 17.12.2014), ai sensi dell’art. 1 c. 1/h R.O.

– Norme Attività Dir. Corsa (delibera CF del 12.12.12), ai sensi dell’art. 1 c. 1/f R.O.

– Regol. Tecnico Pista (delibera CF del ’06.08.14), ai sensi dell’art. 1 c. 1/b R.O.

– Regol. Tecnico MTB (delibera CF del 06.08.14) ai sensi dell’art. 1 c. 1/b R.O.

– Regol. Tecnico BMX (delibera CF del 06.08.14), ai sensi dell’art. 1 c. 1/b R.O.

– Regol. Tecnico Amatoriale-Cicloturistico ((delibera CF del 22.01.15) ai sensi dell’art. 1 c. 1/d R.O.

– Regol. Tecnico Att. Giovanissimi (delibera CF del 06.08.14) ai sensi dell’art. 1 c. 1/c R.O.

– Regol. Tecnico Disciplinare CNGG (delibera CF del 17.12.14) ai sensi dell’art. 1 c. 1/e R.O.

a causa della mancanza della prescritta approvazione da parte della Giunta Coni, come stabilito dall’art. 1 comma 2 del Reg. Organico FCI.

Ora se tutti i soggetti, danneggiati dalle illegittime decisioni decise dalla Corte Federale, azionassero la richiesta di revisione per le squalifiche o le sanzioni economiche nonché per l’ingiusto danno subito a causa di errate interpretazioni o sulla base di Regolamenti non applicabili o, peggio ancora per sanzioni che sono illegittimamente previste nelle Norme attuative del 2014 e 2015, cosa accadrebbe in ambito federale?

Chi pagherebbe le spese e chi dovrebbe rimborsare questi perseguitati per i danni subiti da questa INGIUSTA giustizia federale. Non ritiene che la regola sulla lite temeraria, prevista dal Reg. di Giustizia, dovrebbe vedere la FCI risarcire tutti coloro che sono stati ingiustamente colpiti da decisioni strampalate.

Ed infine non ritiene che sarebbe giusto dare il buon esempio scegliendo magari di dedicarsi al giardinaggio.

1 Commento


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  1. Che schifo

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