Doping, la posizione un po’ troppo comoda dei Team Manager

Nel ciclismo funziona così. Funziona male, ma funziona così. Un corridore fino ad un secondo prima di essere pizzicato positivo è un idolo, dal momento dopo diventa appestato da emarginare. Abbandonato da tutti, soprattutto dalla squadra che fino ad un minuto prima usufruiva del diritto alle prestazioni sportive.

Nello sport, tranne che nel ciclismo, vige il concetto di responsabilità oggettiva che in sintesi dice che la società è responsabile per ciò che fanno i propri tesserati.

Se, ad esempio, pensiamo alla vicenda del calcio scommesse la Cremonese che con una propria denuncia penale ha fatto scattare l’inchiesta, è stata vittima delle malefatte del proprio ex portiere, ma è stata comunque penalizzata.

Nel ciclismo questa responsabilità oggettiva non viene mai considerata e così i tutti i Team Manager anziché, come sarebbe logico, schierarsi al fianco del proprio tesserato fino all’ultimo grado di giudizio, appena arriva la notizia di una prima positività abbandonano il corridore.

Addirittura oggi abbiamo avuto notizia dell’intenzione della Androni e dei corridori della squadra torinese di fare causa ad Appollonio e Taborre.

Senza voler entrare nel merito della vicenda legale che potrebbe anche non portare a nulla di concreto, ci chiediamo se quella dei Team Manager non sia una posizione un po’ troppo comoda. Se non vai forte non ti rinnovo il contratto, se vai forte sono felice, ma se per andare forte ti dopi il problema è solo tuo.

Il sistema purtroppo impone ai Team Manager di fare questa parte perché  i media si accaniscono, gli sponsor fuggono e soprattutto i grandi organizzatori depennano. Ecco dunque che all’indomani di una positività si assiste alla solita scenetta del tutti contro uno. I media sono contenti perché danno addosso all’elemento più debole e gli sponsor sono felici perché l’immagine della squadra è salva e tutto potrà continuare fino alla prossima positività quando il Team Manager di turno cadrà dal pero e tutto ricomincerà da capo.

2 commenti


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  1. angelo francini

    Caro Matteo hai proprio ragione: nel ciclismo funziona cosi.
    Come la maggioranza delle regole del ciclismo che sono disattese dagli Organi giudicanti nell’amministrazione della giustizia sportiva.
    La responsabilità oggettiva della società ciclistica é prevista nella normativa federale (art. 8/b Reg. Giustizia), ma in questi casi non viene mai applicata ed é sempre disattesa: per quale motivo?
    Quali interessi si nascondono dietro queste fatti?
    Perché l’ACCPI su questi fatti non interviene?
    Un corridore che il 30 luglio 2015 subisce una squalifica per due anni (per qualsiasi motivo) risulta tesserato sino al 31 dicembre 2015, poi nessuno gli rinnova più la tessera: la regola federale prevede però che una squalifica si sconta solo in vigenza di tesseramento, poiché la squalifica viene sospesa alla decadenza di validità della tessera e riprende solo con il nuovo tesseramento.
    Ossia al 1° agosto 2017 quando riprenderai l’attività avrai ancora un 1 e 7 mesi di squalifica da scontare.
    I saccenti della giustizia sportiva questo non lo hanno mai capito, come nella maggioranza delle decisioni che emettono: decisioni che costituiscono un compendio di “errori giudiziairi sportivi” che non trova pari negli atti emanati da tutte le altre 42 federazioni nazionali messe insieme.

  2. Posizione comoda (in poltrona)

    Doping federale. La posizione un po’ troppo coma del presidente della commissione dei giudici. Certo che il presidente della CNGG passerà alla storia della federazione per essere stato l’unico presidente deferito alla procura federale per ben 2 volte in pochi mesi e per essere ovviamente assolto da ogni addebito grazie alla complicità degli organi di giustizia composti da persone nominate dalla federazione stessa e che quindi non hanno nessuna intenzione di andare contro chi ha nominato loro stessi. Un dubbio certamente rimane; pur essendo stato assolto qualcosa puzza nell’operato dell ‘Antonio. Bene, il paglia qualcosa di positivo l’ha fatto: ha fatto ben capire a molti tesserati come funziona il sistema di giustizia federale. Buona continuazione

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