Nel ciclismo funziona così. Funziona male, ma funziona così. Un corridore fino ad un secondo prima di essere pizzicato positivo è un idolo, dal momento dopo diventa appestato da emarginare. Abbandonato da tutti, soprattutto dalla squadra che fino ad un minuto prima usufruiva del diritto alle prestazioni sportive.

Nello sport, tranne che nel ciclismo, vige il concetto di responsabilità oggettiva che in sintesi dice che la società è responsabile per ciò che fanno i propri tesserati.

Se, ad esempio, pensiamo alla vicenda del calcio scommesse la Cremonese che con una propria denuncia penale ha fatto scattare l’inchiesta, è stata vittima delle malefatte del proprio ex portiere, ma è stata comunque penalizzata.

Nel ciclismo questa responsabilità oggettiva non viene mai considerata e così i tutti i Team Manager anziché, come sarebbe logico, schierarsi al fianco del proprio tesserato fino all’ultimo grado di giudizio, appena arriva la notizia di una prima positività abbandonano il corridore.

Addirittura oggi abbiamo avuto notizia dell’intenzione della Androni e dei corridori della squadra torinese di fare causa ad Appollonio e Taborre.

Senza voler entrare nel merito della vicenda legale che potrebbe anche non portare a nulla di concreto, ci chiediamo se quella dei Team Manager non sia una posizione un po’ troppo comoda. Se non vai forte non ti rinnovo il contratto, se vai forte sono felice, ma se per andare forte ti dopi il problema è solo tuo.

Il sistema purtroppo impone ai Team Manager di fare questa parte perché  i media si accaniscono, gli sponsor fuggono e soprattutto i grandi organizzatori depennano. Ecco dunque che all’indomani di una positività si assiste alla solita scenetta del tutti contro uno. I media sono contenti perché danno addosso all’elemento più debole e gli sponsor sono felici perché l’immagine della squadra è salva e tutto potrà continuare fino alla prossima positività quando il Team Manager di turno cadrà dal pero e tutto ricomincerà da capo.