Nibali e Reda ostaggio dell’antidoping, ma l’ACCPI dov’è ?

Francesco Reda e Vincenzo Nibali, dopo aver corso il campionato italiano, sono stati ostaggio dell’antidoping poiché mancavano le provette per il controllo del sangue.

Al di là  che il medico designato doveva sapere preventivamente quante provette  gli sarebbero servite, va inoltre specificato che per il campionato italiano il controllo sul sangue non è previsto. Secondo i regolamenti della FCI, infatti, vanno controllati i primi due classificati più un eventuale sorteggiato e nelle norme si parla solo del controllo delle urine.

Eppure il CONI ha predisposto i controlli anche sul sangue e così, dato che mancavano le provette, i due malcapitati corridori hanno dovuto attendere che le provette giungessero da Milano.

Si può in nome dell’antidoping violare le regole con procedure arbitrarie che vanno oltre la dignità umana ? A nostro avviso no. Tutto, compreso l’antidoping, ha delle regole che vanno rispettate. Nibali e Reda avrebbero potuto rifiutarsi di sottoporsi al controllo sanguigno, mettendo a verbale i motivi del ritardo, e con tutta probabilità tutto si sarebbe chiuso lì.

Invece per evitare conseguenze, come purtroppo in qualche caso ci sono state, o strumentalizzazioni Nibali e Reda hanno deciso di sottostare comunque alla disposizioni degli ispettori antidoping attendendo l’arrivo delle provette da Milano.

Ma in tutto questo dov’era l’ACCPI che avrebbe proprio il compito di difendere i diritti dei corridori ? Non si sa. Se il giorno successivo la Lega Ciclismo, in un discutibilissimo comunicato, ha comunque espresso la propria solidarietà a Nibali e Reda, dall’ACCPI tutto tace.

Fino a che i corridori saranno lasciati soli, fino a che chi abusa del suo potere non sarà toccato nulla cambierà e i corridori continueranno ad essere vessati in nome dell’antidoping.

Proviamo solo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se questo “disguido” fosse avvenuto nel calcio: i giocatori avrebbero fatto il controllo delle urine, andandosene, come consentito dai regolamenti, senza attendere l’arrivo delle provette per il controllo sanguigno. La notizia avrebbe trovato, forse, spazio in una breve laterale e l’Associazione Calciatori si sarebbe fatta sentire (come già fatto in altre occasioni) in modo duro nelle opportune sedi.

Questo però è il ciclismo e dunque avanti con un inutile giustizialismo e l’indifferenza, se non addirittura la complicità, degli organi istituzionali che le regole le fanno rispettare solo quando riguardano gli altri. Il tutto nella perfetta tradizione italica.

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