Giro – Gilbert superbo a Verbania, sinfonia Contador, Giro finito per Cunego

I Campioni sono tali perché dimostrano anche nelle piccole cose la loro grandezza. La bicicletta è stata definita da una delle grandi firme del ciclismo di oggi un’arpa birmana.

Oggi nonostante fosse la diciassettesima tappa e gli scongiuri al riguardo non sono mancati, due Campioni con la “C” maiuscola del calibro di Philippe Gilbert e Alberto Contador a cavallo della loro bicicletta hanno suonato, ognuno per proprio conto, una sinfonia che ha deliziato gli astanti che hanno accompagnato con il cuore e la mente il loro danzare sui pedali.

La tappa cha ha riportato il Giro in Italia si è sviluppata su due gare parallele. Una, quella corsa davanti, ha visto interpreti dodici coraggiosi che con il beneplacito degli sceriffi del plotone ha avuto via libera. L’altra ha visto protagonisti quelli che occupano i piani alti della classifica.

La conformazione stessa della tappa permetteva una condotta di gara così e per i dodici c’è stata “vita facile”, se si può definire facile pedalare sulle strade del Giro. I primi 123km quasi pianeggianti erano sicuramente più favorevoli ai fuggitivi che agli inseguitori, che non avevano nessuna necessità di scannarsi prima dell’unico GPM di giornata. Gli stessi componenti la fuga: Pieter Weening (Orica GreenEdge), Damiano Cunego (Nippo Fantini), Roberto Ferrari (Lampre Merida), Chad Haga (Giant Alpecin), Philippe Gilbert e Amael Moinard (BMC), Francesco Manuel Bongiorno (Bardiani CSF), Rinaldo Nocentini (AG2r La Mondiale), Sylvain Chavanel (IAM), David De La Cruz (Etixx Quick Step), Davide Villella (Cannondale Garmin), Matteo Busato (SouthEast) e Kastantin Siutsou (Team SKY), erano anche una garanzia di qualità e di dedizione al lavoro del ciclista. L’unica dolente nota per i fuggitivi è stata la caduta di Damiano Cunego. Per il veronese, finalmente in luce a questo Giro, una frattura alla clavicola, conseguente stop anticipato e trasferimento all’Ospedale di Gallarate. Destino simile anche per lo spagnolo Lobato che in un’altra caduta ha riportato lo stesso danno di colui che veniva definito “il Piccolo Principe”.

Francesco Pelosi, general manager del team di Damiano è profondamente amareggiato: “In questo Giro d’Italia insieme a tanti giovani importanti che stanno dimostrando tutto il loro talento, avevamo un capitano unico e un grande leader morale. Dopo aver perso Daniele Colli nel suo momento migliore in termini di forma e prestazioni, oggi era il grande giorno di Damiano, il nostro capitano, caduto mentre era all’attacco di una tappa adatta alle sue caratteristiche. Damiano e il team ci tengono a ringraziare la prontezza e l’operatività del dott. Tredici e di tutta l’unità mobile del Giro, sempre reattivi e professionali nel primo supporto ai corridori. Ora c’è grandissima amarezza e ci stringiamo intorno al nostro capitano più che mai, per riaverlo di nuovo in sella insieme al team il prima possibile. Purtroppo anche la sua frattura è scomposta e quindi dovrà essere operato allungando i tempi di recupero. Damiano e Daniele torneranno entrambi, e con più grinta di prima per vincere insieme”. Dello stesso tenore le parole del Ds Stefano Giuliani: “La sfortuna ci perseguita in questo Giro. Oggi puntavamo dichiaratamente a fare bene e a una vittoria di tappa con il nostro capitano, non serve nascondersi. Damiano è un ragazzo e un capitano modello e non si meritava davvero di finire così questo Giro. Lo ha concluso attaccando, cercando la vittoria. Ma insieme ci prenderemo tutte le rivincite, già in questa stagione, può starne certo“.
L’inizio della salita di Monte Ologno come era facilmente ipotizzabile ha cambiato gli equilibri sia nel gruppo dei fuggitivi, sia in quello della maglia rosa. Davanti in un “work in progress” continuo è stato un susseguirsi di cambi e capovolgimenti di fronte. Philippe Gilbert, è stato addirittura staccato. La sua classe però gli ha permesso di rimontare sui battistrada, rifiatare e grazie al lavoro del compagno di squadra Moinard, andare a vincere con un’azione da lontano. Per lui seconda vittoria di tappa e giusto coronamento della sua grandezza. “È la prima volta che vedo in TV da dietro il traguardo il leader di una corsa da quando gareggio. Sono molto contento per questa seconda vittoria di tappa. Abbiamo corso alla grande con Amael Moinard, il mio compagno di squadra in fuga. Abbiamo lavorato insieme. Lui è stato con i migliori scalatori del gruppetto mentre io ho proseguito al mio ritmo. Quando ho attraversato il GPM con 40 secondi di distacco sapevo che sarei potuto rientrare”.

Detto del vincitore di tappa, passiamo ora ad Alberto Contador, maglia ancora più rosa di questo Giro. All’inizio della salita, con il connazionale Landa rimasto attardato da una caduta, il Pistolero ha cominciato a suonare il suo assolo. Come salendo sul Mortirolo, si è alzato sui pedali e danzato, metro dopo metro, scavando solchi di manciate di secondi ai danni degli inseguitori, forse colpevoli di non aver saputo reagire subito allo spagnolo, o senza la freschezza che evidenziavano nei giorni scorsi. L’unico capace di reagire e portare un inseguimento coronato dal successo è stato il canadese Ryder Hesjedal (Cannondale-Garmin). Il vincitore del Giro 2012, ha continuato così la sua politica di risalire posizioni in classifica. La coppia iberico-canadese strada facendo ha raggiunto il giovane e promettente Villella. E anche grazie al lavoro di questo frutto del vivaio Colpack i tre sono riusciti a tenere a bada il ben più nutrito gruppo di inseguitori comprendente tutti i presenti ai piani alti della classifica. Il fatto però che mentre Contador guadagnava terreno, lo stesso faceva Landa che rinveniva sul gruppetto all’inseguimento della maglia rosa. Questo mentre Aru, assistito da Kangert, superava un momento di appannamento che gli ha impedito di saltare sulla ruota della maglia rosa.

Il traguardo di Verbania metteva fine alle ostilità e premiava oltre che al vincitore anche: Manuel Bongiorno (Bardiani CSF) a 47″, Sylvain Chavanel (IAM) a 1’01”, Busato (SouthEast), Moinard (BMC), De La Cruz (Etixx Quick Step), Nocentini (AG2r La Mondiale), Siutsou (Team Sky), Haga (Giant Alpecin) a 2’42″e  Weening (Orica GreenEdge) a 3’55”, tutti componenti della fuga di giornata e sgranati dallo svolgimento degli ultimi 40km di gara. Undicesimo si è piazzato Ryder Hesjedal, seguita da Alberto Contador. Per i due un ritardo di 6’05” dal vincitore ma un vantaggio di 1’13” su chi gli inseguiva. La maglia rosa ha così commentato: “La tappa di oggi è andata diversamente da ciò che è successo sul Mortirolo. Prima della salita la mia squadra stava lavorando forte in testa al gruppo perché sapevamo che dovevamo essere davanti all’attacco della salita per evitare problemi. A quel punto Landa è rimasto attardato per la prima volta in questa corsa. Sono molto felice di aver guadagnato tempo in classifica generale. Sono stanco perché dopo l’ultima salita è stata una prova a cronometro, ma ogni giorno qui è difficile. Vedremo cosa accadrà domani e il giorno seguente”.

Ora la classifica generale recita così: 1. Alberto CONTADOR (Spa, Tinkoff-Saxo) 72h23’09”; 2. Mikel LANDA (Spa) a 5’15”; 3. Fabio ARU a 6’05”; 4. Amador (C.Rica) a 7’01”; 5. Trofimov (Rus) a 9’40”; 6. Konig (R.Cec) a 10’44”; 7. Caruso a 11’05”; 8. Kruijswijk (Ola) a 12’53”; 9. Hesjedal (Can) a 13’01”; 10. Geniez (Fra) a 14’01”.

Domani il Tappone alpino da Gravellona Toce a Cervinia propone quasi 4.800m di dislivello quasi interamente negli ultimi 100km dove si scalano tre salite di quasi 20km ciascuna. Lungo avvicinamento lungo le prealpi piemontesi attraverso le zone di Borgomanero e Biella per poi entrare in Val d’Aosta, dove sono posti gli ultimi 150km della tappa che conta 236km. Si scalano il St. Barthélemy (20km al 5,6%), il più duro St. Pantaléon (16,5km al 7,2%) e infine la salita di Cervinia di 19km al 5%.

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