Giro – La fantasia al potere: Zakarin si impone a Imola. Contador prova a dare una sgasata…

Nel giorno in cui tiene banco la penalizzazione di 2’ a Richie Porte e a Simon Clarke per lo scambio di una ruota tra i due. Gesto di Fair Play bellissimo ma vietato dal regolamento. Il russo Ilnur Zakarin (Team Katusha) ha dimostrato con un’azione da finisseur di razza che la recente vittoria all’ultimo Giro di Romandia non è stato un caso. Lo è stato semmai la sua assenza dal vivo della corsa nelle precedenti dieci tappe. Assenza però giustificatissima se è servita a “preparare al meglio” quanto fatto vedere oggi.

Il giovane russo, classe 1989, approdato al Team russo in questa stagione, è stato uno dei promotori insieme a: Rosa (Astana), Intxausti (Movistar) e Kruijswijk (Team Lotto NL-Jumbo), della fuga che ha movimentato la tappa odierna nata al km23 di gara. Ai quattro si sono aggiunti successivamente altri corridori. Le varie fasi di gara hanno portato i battistrada ad aumentare e a diminuire di numero fino ad attestarsi sulle sette unità. Oltre al russo e gli attaccanti della prima ora ne facevano parte anche: Betancur (AG2R), Pellizzotti (Androni) e Hesjedal (Cannondale-Garmin). Proprio il canadese è stato uno dei più attivi e lo si è visto spesso non solo a tirare in testa al gruppetto ma spronare anche gli altri componenti il drappello. Non nascondendo così la volontà di voler rientrare in classifica dalla porta principale. La volontà del canadese però si è scontrata con la fantasia del russo che quando mancavano poco più di una ventina di km ha iniziato una progressione che ha lasciato sul posto i compagni di viaggio involandosi in solitaria verso il traguardo posto sull’autodromo Ferrari a Imola.

Un attacco che ha permesso al russo di andare così a cogliere il suo primo successo non solo al Giro, ma anche in un Grande Giro. “Sono partito stamane con lo spirito giusto e la fuga ha lavorato bene. Ho provato ad attaccare una prima volta, alla seconda mi è andata bene. Ho imparato la lezione nella tappa vinta da Intxausti perché quel giorno avevo attaccato troppo presto. Questa volta ho aspettato fino all’ultimo momento. Ancora non riesco a credere di aver vinto il Giro di Romandia ed ora ho vinto una tappa al Giro d’Italia. Provo molte emozioni, certamente sono contentissimo”. Alle sue spalle il gruppetto dei sei è arrivato dopo 53” e ha visto Carlos Betancur e Franco Pellizotti, nell’ordine andare ad occupare i restanti due gradini del podio di giornata. Ryder Hejsedal, settimo, nonostante l’impegno ha recuperato nella generale solo 9”. Il vincitore del Giro 2012 ora è 21° a 6’07” dal “Pistolero” della Tinkoff-Saxo.

Mentre i fuggitivi prima e il portacolori della Katusha poi pedalavano di buona lena verso il traguardo, il così detto gruppo maglia rosa, ha cambiato più volte pelle. In un primo tempo le squadre dei velocisti hanno provato a tenere sotto controllo la fuga e il tracciato impegnativo coadiuvato dal meteo ha fatto sì che il plotone si fratturasse in più tronconi. Successivamente quando la certezza che l’arrivo in volata sarebbe stato una semplice utopia sono passate a tenere le redini dl plotone le solite due squadre, quelle di Aru e Contador. Proprio Contador si è fatto vedere sull’ultimo passaggio sul Tre Monti con un attacco portato a dire di molti per affrontare in testa la successiva discesa bagnata di fatto dalla pioggia che ha accompagnato per lunghi tratti i girini. “Il terreno non era quello ideale per un attacco, – ha commentato la maglia rosa – ma qualche volta si parte di puro istinto: dipende se ci si sente bene o meno. Oggi è stata molto dura, molto più dura di ieri nonostante ci fossero 50km in meno. Mi sento meglio ogni giorno di più e i graffi alle gambe stanno migliorando. Possono succedere ancora mille cose. Può sembrare semplice ma manca ancora un sacco di strada”.

Se tra i primi della classe non è successo nulla, in chiave classifica generale, Rigoberto Uran ha rischiato di aggiungere altri secondi al suo già non leggero fardello a causa di una caduta nel penultimo passaggio sull’autodromo, dove ha riportato alcune escoriazione sul lato sinistro e anche la rottura del casco in alcuni punti. Prontamente ripartito però il colombiano è riuscito a rientrare in gruppo.

Domani il tragitto della dodicesima tappa sembra il terreno adatto per far si che i tre/quattro tenori escano in maniera prepotente alla ribalta.

I 190km della Imola – Vicenza (Monte Berico), tappa che unisce due regioni ad alta tradizione ciclistica, si possono dividere nettamente in due tratte ben definite. I primi 130km sono assolutamente piatti durante l’attraversamento della Pianura Padana mentre gli ultimi 60km circa cambiano radicalmente diventando molto mossi e ondulati, caratterizzati da alcune salite molto impegnative e dall’arrivo sullo strappo finale. Un arrivo adatto però anche ai vari Gilbert, Boonen e agli altri cacciatori di classiche.

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