Giro – La fuga autarchica ha la meglio…Vittoria a Nicola Boem… Porte (foratura) retrocede in classifica

Dopo il giorno di riposo il Giro ha ripreso la sua marcia di avvicinamento verso il Nord. Verso il teatro tradizionale delle sfide alpine che hanno creato il mito del ciclismo in ogni tempo.

Se le montagne che incorniciano la parte settentrionale dell’italico stivale sono state e sempre saranno terreno per sfide sportive che tradizionalmente accendono l’entusiasmo degli appassionati, Forlì, sede dell’arrivo odierno, è tradizionalmente associabile alla volata di gruppo. Ben 8 volte la conclusione di una tappa della corsa rosa è stata ospitata dalla cittadina romagnola. A Forlì ci hanno vinto: Girardengo (’25), Binda (’28), Guerra (’30), Bini (’37), Servadel (’39), Van Looy (’60), Maertens (’77) e Mc Ewen (’06). Tutta gente che, tolto quelli degli anni ’20 e ’30 associabili senza tema di smentita al ciclismo eroico, davano il meglio di se negli arrivi a ranghi compatti. Il ciclismo però non è una scienza esatta e anche oggi al Giro è successo quello che non ci si aspetta. Una tappa interlocutoria, dove di solito non succede quasi niente se non il thrilling della volata, si è trasformata in una serie emozionante di situazioni, non ultimo un leggero scossone in classifica, per un normale incidente di gara accaduto a Richie Porte. Per il Tasmaniano un ritardo inferiore a un minuto a causa di una foratura negli ultimissimi km di gara. In classifica ora il portacolori del Team Sky si trova quarto a 1’09” da Contador.

Se esistesse un Corso di Laurea sulla Gestione della Fuga, i cinque interpreti, tutti italiani, della fuga odierna: Gatto (Androni-Sidermec), Boem (Bardiani CSF), Malaguti (NIppo-Vini Fantini), Busato (Southeast) e Marangoni (Team Cannondale-Garmin), dovrebbero esserne di diritto i Magnifici Rettori. In una tappa dove anche chi non ha la minima idea di cosa sia il ciclismo avrebbe pronosticato un arrivo in Volata, cinque coraggiosi hanno dimostrato che con una corretta gestione dello sforzo e una non comune collaborazione tra rappresentanti di squadre diverse si può mettere nel sacco squadre che hanno come unico compito quello di portare il loro velocista a giocarsi la vittoria. la vittoria invece è andata con merito a Nicola Boem, ma andrebbe ripartita ugualmente con lo stesso merito a tutti gli interpreti della fuga, compreso Oscar Gatto vittima di una foratura a tre km dal traguardo, quando cominciava a prendere forza il pensiero che la fuga non fosse spacciata, e che le possibilità di arrivare fossero sempre più concrete.

Il tortuoso finale con curve, controcurve e un tratto di pavè ha visto il gruppetto in fuga, ormai ridotto a quattro unità, abbandonare il fairplay, e provare ad avere la meglio sui compagni di fuga. Il primo ad accendere le ostilità è stato Alan Marangoni, che ha affrontato in leggero vantaggio il tratto più ostico, uscendo anche in testa dall’ultima curva, un buon tentativo ma non sufficiente a resistere al ritorno di Boem e degli altri due. Tra i fuggitivi anche l’enfant du pays Alessandro Malaguti, desideroso di vincere nel suo paese, ma che ha trovato chi, dopo una fuga lunghissima, ne aveva più di lui.

Al vincitore di giornata anche la soddisfazione di indossare la maglia rosso passione della speciale classifica a punti e ha così commentato la sua vittoria: “Puntavamo a una vittoria di tappa a questo Giro ed è arrivata nella tappa, forse  più improbabile. Abbiamo lavorato assieme e fino ai 20km dall’arrivo avevamo un buon vantaggio. A un chilometro e mezzo dall’arrivo ha attaccato Alan Marangoni. Sapevo che non potevo lasciarlo andare e ho dato tutto. Dedico la vittoria ai miei compagni di squadra, saranno forse più felici di me, e alla mia ragazza, Federica, che ha sempre creduto in me e mi ha incoraggiato ogni giorno durante il Giro“. La volata del gruppo, arrivato in ritardo all’appuntamento con la vittoria è andata a Giacomo Nizzolo (Trek Factory Racing)

Se la fuga ha emozionato e ha metaforicamente messo sui pedali anche chi seguiva la corsa in TV per aiutare i fuggitivi a raggiugere il traguardo, non sono mancate neanche le emozioni per quanto riguarda la Classifica Generale. Richie Porte, il Tasmaniano partito stamattina al terzo posto della generale a causa di una foratura ha subito un ritardo intorno ai 40 secondi e ha ceduto a Mikel Landa il terzo posto in classifica. Classifica guidata ovviamente da Alberto Contador che non si è negato ai taccuini e ai microfoni e ha così commentato la giornata odierna: “Non è stata per niente una giornata facile. Ogni giorno al Giro ci possono essere sorprese. L’altro giorno è stata la mia caduta, oggi Richie è stato sfortunato con una foratura. È davvero fastidioso perdere tempo in quel modo anche se considerando quello che ci aspetta, il tempo che ha perduto non è poi moltissimo“. Fa un po’ sorridere però che in questo “nuovo ciclismo”, dove comanda la pianificazione estrema, non si supporta il proprio velocista, leader della classifica a punti, si seguono diete da fachiri, si dorme nei motorhome e ci si trasferisce in elicottero, un banale “incidente di gara” riporta il ciclismo alla sua vera essenza… ovvero dei semplici uomini in sella ad una bicicletta.

Domani l’undicesima tappa la Forlì – Imola (Autodromo Enzo e Dino Ferrari) di 153km è una tappa breve e piuttosto impegnativa, caratterizzata da cinque brevi ma intense salite prima di immettersi nel circuito finale (il circuito Tre Monti) da ripetere tre volte. Si scalano in successione senza tratti pianeggianti intermedi le salite del Trebbio (GPM), Monte Casale, La Valletta, Monte Albano e il Valico del Prugno (GPM) prima di portarsi nella zona del circuito automobilistico di Imola e immettersi nel circuito finale all’uscita della “variante alta”.

 

 

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