Vegni contro Martinello: quando una proposta diventa lesa maestà

Due giorni fa, dopo la caduta di Daniele Colli, Silvio Martinello dai microfoni della RAI ha espresso un’opinione chiara e largamente condivisibile. Il commentatore tecnico, dopo aver evidenziato che la colpa per l’incidente accaduto era del tifoso-fotografo, ha sottolineato che l’organizzazione potrebbe mettere una metratura superiore di transenne alte.

«Dalle parole di Martinello sembrava quasi che si scusasse la leggerezza del tifoso che ha tirato fuori la macchina fotografica rispetto all’organizzatore come se l’organizzatore dovesse blindare il suo GIro» è l’accusa di Vegni. Secca la risposta la di Martinello:« Non è stato compreso quello che volevo dire, credo di parlare un italiano corretto e a volte anche forzatamente rischio di scandire bene per farmi capire». «Credo di aver fatto le scuole sufficienti per comprendere l’italiano»: ha concluso Mauro Vegni.

Martinello non ha bisogno di essere difeso, lo ha fatto benissimo da solo, e le sue parole sono chiare e non lasciano spazio a dubbi.

Quello su cui vogliamo però puntare l’attenzione è sull’atteggiamento del ciclismo, in particolare di Rcs Sport, in cui una semplice proposta viene presa per forza come una critica. Ma non solo, la critica, per così dire, non viene presa come un diritto garantito dalla Costituzione, ma come un atto di lesa maestà.

Nello specifico dunque Martinello non ha detto nulla di ciò che ha capito Vegni, ma anche lo avesse detto non ci sarebbe stato nulla di male. Vi immaginate un attore che non accetta o che polemizza con un critico cinematografico ? Oppure un conduttore TV che se la prende con un critico televisivo ?

Insomma, se il ciclismo vuole cambiare passo deve affacciarsi al mondo e uscire dal suo provincialismo di cortile che lo porta a quel perenne “volemose bene” che non giova a nessuno.

3 commenti


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  1. stamane, su Eurosport, ho ascoltato Juan Antonio Flecha parlare di varie ipotesi, tra cui transenne più alte o con diversa inclinazione (vedi Tour de France).
    inoltre si citava l’opinione di Robbie McEwen (condivisa da Michael Rogers), favorevole ad una doppia fila di transenne.
    non avevo sentito cosa aveva detto Martinello, che comunque, di solito, esprime idee interessanti.
    mi vien da dire che anche nel ciclismo, come in molti altri ambiti, si vorrebbe tacitare chiunque non si allinea (o si sottomette) ad una sorta di pensiero unico.

  2. nel ciclismo vegni è a capo della più grande azienda italiana. in una vera azienda farebbe l’uscere

  3. perfetto stile federale in cui le proposte vengono addirittura punite in quanto considerate ostili al potere

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