Giro – Intxausti porta la fuga al traguardo di Campitello Matese

Il Giro è un romanzo che ogni giorno aggiunge una miriade di storie ad arricchire la sua leggenda.

La tappa odierna la Fiuggi-Campitello Matese di 186km ha presentato una miriade di chiavi di lettura, di interpretazioni, di spunti da approfondire. Fughe, duelli, strategie e tattiche un insieme di emozioni portate avanti lungo le strade italiche da moderni guerrieri in sella a tecnologici destrieri in carbonio.

La seconda tappa con le lunghe salite dei due GPM: Forca d’Acero, quasi 30km attorno al 4/5% e Campitello Matese ascesa finale di quasi 16km attorno al 7% era molto attesa e grazie a come è stata interpretata ha sicuramente soddisfatto anche i Suiveur dal palato più fine.

Innanzi tutto una nota di merito và al Capitano della Movistar Benat Intxausti. Prima della vigilia pensava sicuramente un avvio migliore alla corsa rosa, alla partenza di Fiuggi però la classifica lo collocava 47° a 23’23” dalla Maglia Rosa. La vittoria odierna non lo ha di certo riportato ai piani nobili della classifica, ma sicuramente ha “salvato” il suo Giro e anche quello del Team. Il tutto quando mancano ancora 2 settimane di gara e ancora traguardi adatti agli uomini che portano una grossa “M” sulla schiena, che potranno affrontare così le tappe future senza dover per forza cogliere una vittoria.

Il vincitore di tappa a caldo dopo il traguardo ha detto: “Ero in fuga con ottimi corridori. Ci sono stati molti attacchi sulla salita finale, ma il mio è quello che ha avuto successo. Cercavo una vittoria di tappa e sapevo che oggi sarebbe stata una buona occasione. Ho avuto buone gambe tutto il giorno. Ho aspettato a partire negli ultimi quattro chilometri, poi ho spinto al 100%. L’ammiraglia mi ha dato i tempi e io ho mantenuto fede nelle mie gambe. Amo il Giro, ora ho vinto due tappe (una ad Ivrea nel 2013 n.d.r.) e indossato per un giorno la Maglia Rosa. Mancano ancora molte tappe e spero che la squadra continui con il nostro momento positivo”.
Intxausti con la sua vittoria è stato capace non solo di portare la fuga al traguardo, esattamente come già successo a Formolo a La Spezia e a Polanc sull’Abetone. La sua bravura però non è stata solo quella di mettere in carniere una vittoria di peso al Giro, ma quella di saper tenere testa a  tutto l’evolversi che ha avuto la tappa odiaerna cominciata con una fuga di nove: Branislau Samoilau (CCC Sprandi Polkowice), Roger Kluge (IAM Cycling), Louis Vervaeke (Lotto Soudal), Gianfranco Zilioli (Androni Giocattoli – Sidermec), Maxim Belkov (Team Katusha), Eduard Michael Grosu (Nippo – Vini Fantini), Tom Danielson (Team Cannondale – Garmin), Elia Favilli (Southeast), Ruben Fernandez (Movistar Team), raggiunti però dopo pochi km. Dopo il ricongiungimento e la frattura del plotone in due tronconi è partita la fuga buona. Fuga iniziata da Steven Kruijswijk  (Team Lotto NL – Jumbo). Raggiunto successivamente da Carlos Alberto Betancur Gomez (AG2R La Mondiale), Beñat Intxausti Elorriaga (Movistar Team), Francesco Manuel Bongiorno (Bardiani – CSF), Franco Pellizotti (Androni Giocattoli – Sidermec), Branislau Samoilau (CCC Sprandi Polkowice), Sebastien Reichenbach (IAM Cycling), Przemyslaw Niemiec (Lampre – Merida), Mauro Finetto (Southeast), Tom Danielson (Team Cannondale – Garmin), Ilnur Zakarin (Team Katusha) e Kristof Vandewalle (Trek Factory Racing). Prima della fuga che grazie al portacolori della Movistar è arrivata in porto nonostante molti cambiamenti in corso d’opera, compreso un ulteriore attacco di quattro dei dodici, Alberto Contadur ha sorpreso tutti  mettendosi a sprintare sul Traguardo Volante di Sora mettendo in carniere l’abbuono di 2” che gli ha permesso di raddoppiare il suo vantaggio nei confronti di Fabio Aru.

Mentre quelli davanti facevano di tutto per arrivare al traguardo, nonostante la frattura in due gruppetti faceva pensare ad una fine prematura della fuga la Tinkoff Saxo e la Astana hanno controllato la corsa tenendo i rispettivi Capitani protetti nelle posizioni iniziali del plotone. La salita conclusiva ha come era atteso da tutti chiamato alla sfida uno contro uno dei ritornati quattro assi, visto che anche Rigoberto Uran era presente nelle fasi calde dalla tappa. Il passaggio della linea d’arrivo da parte dei quattro ha sancito però un nulla di fatto. I quattro tenori dopo il secondo arrivo in quota mantengono inalterate le loro posizioni in classifica. L’unico che ha guadagnato qualcosa quindi è stata la maglia rosa grazie alla sua volata in un anonimo Traguardo Volante. Al riguardo la Maglia Rosa ha cosi commentato: “La mia squadra stava lavorando molto bene in fronte al gruppo e ho visto l’opportunità di guadagnare due secondi al traguardo volante. Due secondi sono due secondi, si soffre molto per guadagnare due secondi in una cronometro. Sulla salita finale sapevo che Aru e Porte avrebbero attaccato e ho risposto ai loro attacchi. Non ero a mio agio in sella, si vedeva, ma è passata la giornata e sono felice. Vado a letto con il braccio immobilizzato e devo ricordarmi dell’infortunio senza fare fare movimenti bruschi. La cronometro potrebbe essere un momento difficile per me. Astana è molto forte ma credo che il tempo sia dalla mia parte”.

Detto dei quattro Tenori che impreziosiscono la Starting List del 98° Giro non si può non citare anche chi ha saputo arrivare al traguardo alle spalle del vincitore e cioè Mikel Landa Meana (Astana Pro Team) e Sebastien Reichenbach (IAM Cycling), senza nulla togliere al meritato secondo posto dell’iberico un dubbio però sorge spontaneo. Se il compagno di squadra di Aru invece di guadagnare una manciata di secondi in classifica tra distacco e abbuoni avesse portato il suo compagno a guadagnare uno degli abbuoni ancora disponibili forse Fabio Aru questa sera sarebbe andato a dormire vestito di rosa. Ma nell’era delle radioline e del ciclismo “radiocomandato” forse lasciare ancora la maglia rosa all’avversario di turno è stata una mossa tattica per far stancare una squadra, la Tinkoff-Saxo, che anche oggi quando la temperatura in testa al plotone si è alzata è sembrata un po’ deficitaria. Se si riguardano le immagini dell’unico tentativo di affondo di Fabio Aru, l’unico atleta in Maglia Saxo a rispondere è stato Contador, mentre sia Aru che Porte nelle fasi seguenti hanno potuto contare su alcuni compagni di squadra.

Domani è in programma la Benevento – San Giorgio del Sannio nona tappa di 215km racciato molto mosso che totalizza poco meno di 4.000m di dislivello complessivi. Prima parte ondulata e mossa nel Beneventano attraverso Pietrelcina, Benevento e Atripalda dove si entra in Irpinia e si affronta la lunga e pedalabile salita del Monte Termino, che precede quella più impegnativa di Colle Molella (Lago Laceno) e i continui saliscendi della zona di Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi e Castelvetere sul Calore, fino ai 20km dall’arrivo dove si affronta la dura salita del Passo Serra che immette negli ultimi km della tappa. La Salita di Passo Serra è impegnativa nella parte centrale, dove si incontrano pendenze a doppia cifra, seguita da una breve e veloce discesa che termina ai 5km dall’arrivo, ancora una breve risalita e un tratto cittadino prima del rettilineo finale al 3%.

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