Giro – A Sestri Levante una vittoria in rosa…Matthews ha la meglio sulla fuga e sugli altri velocisti

Il ciclismo in generale e il Giro d’Italia in particolare è un insieme di emozioni, contemporaneamente è commedia e tragedia. È voglia di avventura e metafora dall’alfa al’omega della parabola della vita. Infatti a tutto questo caleidoscopio non si è sottratta neanche la tappa odierna, la terza, da Rapallo a Sestri Levante. Le caratteristiche del percorso hanno messo allo scoperto fin da subito le intenzioni bellicose di quelli che si sentivano ispirati dalle peculiarità del tracciato tipiche dell’entroterra ligure. Subito dopo la partenza l’ascesa della Ruta ha dato il classico “fuoco alle polveri” scatenando una sequenza di scatti che hanno portato ad avvantaggiarsi ben venticinque atleti: Manuele Boaro, Salvatore Puccio, Bert-Jan Lindeman, Pavel Kochetkov, Johan Chaves, Simon Clarke, Ruben Fernandez, Jesus Herrada Lopez, Adam Hansen, Manuele Mori, Diego Ulissi, Cédric Pineau, Tom Boonen, Marcus Burghardt, Philippe Gilbert, Davide Malacarne, Axel Domont, Gianfranco Zilioli, Luca Chirico, Edoardo Zardini, Maciej Paterski, Branislau Samoilau e Francesco Gavazzi.   Le varie dinamiche di corsa hanno portato i fuggitivi a navigare con un vantaggio che si attestava intorno al minuto e mezzo, due minuti, anche a causa della squadra di Contador che si è fatta carico del tenere sotto controllo la fuga. Il primo GPM di Colle Caprile aumentava l’agonismo tra i fuggitivi con scatti e contro scatti. iI passaggio sotto il GPM fotografava questa situazione: primo Edoardo Zardini (Bardiani – CSF) su Ulissi e Herrada, Hansen a 41 secondi,  mentre il gruppetto dei fuggitivi si sfaldava e il gruppo inseguiva a 2’08”. Dopo il GPM la situazione in testa era in continua evoluzione con ricompattamenti e nuovi allunghi, mentre in testa al gruppo la situazione rimaneva congelata, con sempre la Saxo a regolare l’andatura degli inseguitori. Con il passare dei km e le continue scaramucce i fuggitivi non dimostravano la compattezza necessaria ad andare al traguardo e di conseguenza era un continuo perdere pezzi. L’ascesa al secondo GPM rivoluzionava la testa della corsa. Pavel Kochetkov (Team Katusha) provava l’azione di forza e si involava verso il GPM di Barbagelata dove passava per primo seguito da Diego Ulissi (Lampre – Merida) terzo Simon Clarke (Orica GreenEDGE), Gilbert, Gavazzi e gli altri sopravissuti della fuga. Il gruppo maglia rosa ridotto a una cinquantina di elementi inseguiva a 50” dal russo. Lungo la discesa seguente al GPM si sfiorava la tragedia con la caduta di Pozzovivo che rimasto immobile sull’asfalto, riportava alla memoria quanto accaduto nel 2011, giusto in queste zone. Le successive comunicazioni tranquillizzavano relativamente e si veniva a sapere che lo scalatore lucano rimediava un trauma facciale e che veniva trasportato al nosocomio genovese di San Martino. Anche se l’attenzione veniva monopolizzata da quanto accaduto al portacolori della AG2r La Mondiale, la corsa ovviamente continuava con il raggiungimento del fuggitivo da parte di Hansen, Patersky e Clarke. I quattro però nonostante cambi regolari e un continuo rilanciare l’andatura per “vendere cara la pelle” vedevano sfumare la possibilità di arrivare al traguardo ai meno 4 quando il gruppo chiudeva l’ultimo gap e si cominciava a preparare per la volata finale. La maglia rosa Matthews otteneva così la vittoria davanti a Felline, Gilbert, Lagutin, Tiralongo, Paolini, Battaglin e gli altri. L’australiano non nuovo a vittorie ottenute in maglia rosa ha così commentato: “Dopo la vittoria nella Cronometro a Squadre, oggi abbiamo raggiunto un altro grande obiettivo. Abbiamo fatto un sopralluogo della tappa la scorsa settimana e quindi sapevamo cosa ci aspettasse. Siamo riusciti a mettere due miei compagni in fuga. La tappa era molto dura e ho cercato di arrivare ai piedi della salita finale davanti per risparmiare energia. Simon Gerrans ha lavorato a fondo per posizionarmi bene in volata. Il Giro d’Italia fino ad ora è un sogno che diventa realtà.”. Domani ultima tappa interamente in Liguria i girini affronteranno 150km da Chiavari a La Spezia con una frazione molto complessa e articolata caratterizzata da salite, discese e strade serpeggianti tra le montagne senza soluzione di continuità su strade prevalentemente a carreggiata ristretta. Dopo i pochi chilometri pianeggianti in partenza si scalerà la Colla di Velva per entrare nella Val di Vara dove si affronterà il Passo del Bracco per poi immettersi con tratti di strada a volte tecnici nelle Cinque Terre. Dopo Levanto sarà la volta del passo del Termine e, superata Riomaggiore, la Galleria “Biassa”, di oltre 1km, immette nel Golfo di La Spezia, dove dopo il passaggio sul traguardo sarà affrontato un giro di un circuito parzialmente cittadino molto impegnativo e articolato di 17,1km. Che comprenderà 1km in leggera ascesa in pavé  e la salita di Biassa, a una decina di km al termine e valida come GPM con circa 3,5km al 5%, e un ultimo km sempre sopra il 10% con punte del 14%. Prima di arrivare al traguardo mancheranno circa 7 km di discesa e gli ultimi 3km pianeggianti

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