Abbiamo spesso denunciato che gli organi di giustizia siano talvolta poco attenti a fatti e regolamenti e che le loro decisioni a volte sembrino degli strumenti punitivi, per i nemici, o assolutivi, per gli amici.

Tempo fa ci siamo altresì occupati della Commissione Disciplinare della Lombardia, partendo dalla illecita rimozione di Fornaro alla nomina di due componenti molto graditi a parte del Comitato Lombardo, stiamo parlando dell’avvocato Michele Re, amico e collaboratore stretto di Fabio Perego, e dell’avvocato Gianpiero Maffi di Darfo Boario, anch’esso amico di Fabio Perego e di altri componenti del Cr Lombardia, arrivando a commentare alcune decisioni decisamente poco attinenti ai regolamenti e frutto di una particolare interpretazione delle norme.

La Commissione Federale di Garanzia ci ha dato ragione declinando sul Comunicato N° 1 (clicca qui per scaricare il documento) che ha evidenziato che i due (Re e G. Maffi) abbiano condiviso le loro decisioni con i componenti del Comitato, in particolare partecipando a riunioni congiunte alla presenza di altri tesserati. In queste riunioni, secondo la CFG, si sarebbe deciso, assecondando la richiesta del CR Lombardia, di sospendere le decisioni sui ricorsi invocando un presunto, e non confermato, vuoto normativo.

Non solo la terzietà della Disciplinare è venuta meno in queste due riunioni in cui le decisioni assunte sono state influenzate dai dirigenti del Comitato Lombardo, ma Re e Maffi hanno fatto, secondo la CFG, anche di peggio: «hanno, esplicitamente e implicitamente, avallato legittimato e favorito il tentativo di sostituzione del provvedimento assunto ufficialmente dalla CDR Lombardia in data 22 maggio 2014, attutato su sollecitazione del Presidente Bernardelli , per tramite del Sig. Antonio Michele Pagliara (predisponente la bozza); tentativo quest’ultimo naufragato esclusivamente grazie al fermo dissenso manifestato dal Presidente della CDR Lombarda, Avv. Giovanni Tomasoni».

In pratica, la Disciplinare ha preso una decisione su di uno specifico caso, Re e Gianpiero Maffi, sempre secondo la sentenza, si sono messi a disposizione per sostituire quella sentenza con una più gradita al presidente del CR Lombardia, Francesco Bernarndelli, ideatore del meccanismo, che si è avvalso della collaborazione del presidente nazionale dei Giudici, Antonio Pagliara, per predisporre la bozza con la sentenza cambiata. Il piano è però fallito grazie all’opposizione del presidente della CDR Tomasoni.

Re e Gianpiero Maffi sono stati riconosciuti autori dei fatti a loro imputati, tuttavia non sono stati presi provvedimenti disciplinari in quanto la sanzione prevista è la decadenza, ma il loro organismo è già decaduto a seguito della riforma della giustizia.

Ecco dunque che ciò che avevamo a più riprese ipotizzato è stato confermato dai giudici della Commissione Federale di Garanzia, competente per giudicare i componenti degli organi di giustizia.

A questo punto sarebbe doverosa, da parte della Procura e del Tribunale Federale, l’acquisizione degli atti della CFG, al fine di andare a sanzionare i comportamenti illeciti di Bernardelli, Pagliara e di tutti quei tesserati che si sono resi a vario titolo protagonisti di questa brutta e triste vicenda.

Questi incontri, decisamente inopportuni e vietati da regolamenti, tra i due componenti della Disciplinare e i dirigenti del Comitato Lombardo non sono avvenuti nottetempo in zone poco frequentate e lontano da sguardi indiscreti, sono avvenuti alla luce del sole in Comitato quasi come non ci fosse nulla da nascondere e tale modus operandi (vietato dai regolamenti) fosse assolutamente normale

Vista tutta questa tranquillità e normalità, è forse lecito pensare che quella di concordare le sentenze sia una prassi abituale all’interno della Federazione ?

E’ possibile che anche in altri casi in cui le sentenze poco avevano a che fare con i regolamenti siano state dettate da altri e solo ratificate dagli organi di Giustizia ?

Certo che l’attuale sistema della giustizia sportiva che prevede la nomina diretta da parte della componente politica, e che queste due siedano fianco a fianco negli stessi uffici, non favorisce la necessaria autonomia.

Complimenti dunque all’ex procuratore federale Grauso che ha promosso questa azione e all’ex presidente della Disciplinare lombarda Giovanni Tomasoni.