Qualche tempo fa abbiamo raccontato della giudice d’arrivo veneta che ha ordinato allo speaker di non parlare al momento dell’arrivo per agevolarle il lavoro di registrazione. Oggi vogliamo proporvi un caso esattamente contrario e cioè di una giudice d’arrivo che alla terza tappa del Giro del Trentino non è stata in grado di farsi ritagliare uno spazio all’interno del quale poter lavorare.

Nella fotografia, scattata un minuto prima dell’arrivo, si vede  la giudice nel mezzo del palco affollato. La domanda che ci viene spontanea è come faccia a lavorare in modo professionale con attorno tutte quelle persone.

Certo, un conto è zittire uno speaker anziano e poco avvezzo alle gare, un conto è bacchettare direttamente un organizzatore.

Purtroppo questo non è altro che la conseguenza dell’input dato dalla commissione ai giudici e cioè quello di non creare problemi. Può dunque accadere che con questa direttiva, più o meno implicita da più giudici descritta, una giovane commissaria non voglia rischiare di frenare l’escalation avuta nell’ultimo anno (dai dilettanti alla Milano – Sanremo) e  abbia così scelto di evitare discussioni con l’organizzatore accontentandosi di essere messa metaforicamente in angolo.

Questa fotografia crediamo sia l’esempio di come vengono considerati oggi i Giudici di gara.

Ovvio che la reazione avuta dalla giovane commissaria toscana non è la stessa che avrebbero avuto i più esperti Bertazzon, Galaverna o Penati. Ecco forse spiegato in parte perché Pagliara e la sua commissione prediligono i giovani: si fanno mettere i piedi in testa senza fiatare e dunque senza creare problemi a loro e alla FCI che li ha scelti.