Reda vince a Collecchio, ma c’è qualcuno che (non capendo nulla) polemizza

Francesco Reda ha vinto il Trofeo Edil C di Collecchio e qualcuno già polemizza. «Non è giusto che un 32enne vinca una gara per dilettanti» dice qualcuno, «Ad un ex corridore del World Tour andrebbe impedito di partecipare alle gare 1.2» ribatte qualcun altro.

Questa è la dimostrazione che nel ciclismo in pochi conoscono le regole e forse ancor meno sono disposti ad accettarle. Partiamo dicendo che Reda poteva correre, e dunque vincere, a Collecchio. Anzi, sono 11 anni che corridori come Reda potrebbero correre le gare 1.2.

Come sono 11 anni che esistono le Continental, ma in Italia ce ne siamo accorti (male e neanche tutti) solo l’anno scorso. Come sono 11 anni che gli Under 23 professionisti possono correre il mondiale, ma in Italia ce ne siamo accorti l’anno scorso. Come sono 11 anni che le Continental posso partecipare alle 1.2, ma in Italia ce ne stiamo accorgendo solo oggi. Come sono 11 anni che le Professional italiane possono correre alle 1.2 in Italia, ma non ce ne siamo ancora accorti.

Insomma, anziché leggere le regole e stabilire una linea all’interno delle stesse il ciclismo italiano continua come ha sempre fatto, lamentandosi che sono le regole ad essere ingiuste. Un po’ come se in autostrada non si superassero il 130 Km/h perché vent’anni fa il limite era di 110. I tempi cambiano, le regole mutano e anche le abitudini devono cambiare, ma soprattutto non può essere giudicato male chi si attiene alle regole.

Lo scrivemmo un paio di anni fa, lo riscriviamo oggi: tra qualche anno (speriamo pochi) in Italia le gare 1.2 saranno corse dalle Professional italiane (Androni, Bardiani, Nippo e Southeast) più le Continental (non solo italiane) e qualche “dilettantistica”. Così si organizzeranno gare di valenza professionistica con budget dimezzati. In Francia e in Belgio questo avviene già da anni.

Questa potrebbe essere la salvezza dei ciclismo Made in Italiy. Già, ma sempre ammesso che non prevalgano gli interessi di cortile.

1 Commento


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  1. angelo francini

    Noto che sull’argomento vi é molta confusione e poca conoscenza della realtà.
    Facciamo una piccola analisi.
    • Le squadre CONTINENTAL italiane
    A differenza di quanto accade all’estero, in Italia le squadre “Continental” sono squadre dilettantistiche identiche a tutte le altre società che non praticano il professionismo.
    Questo in applicazione della Legge 91/81 sul Professionismo sportivo e delle Statuto FCI che riprende le disposizioni del CONI.
    I tesserati di queste squadre continental, in Italia, sono tesserati con lo status di elite (DILETTANTI).
    Ora coloro che corrono nelle WT e nelle Professional sono tesserati con lo status di Elite-pro (PROFESSIONISTI).

    Rivediamo, anche per chi non le conosce, alcune norme statutarie della FCI:

    TITOLO I – SOGGETTI E PRINCIPI
    ARTICOLO 1 – COSTITUZIONE – FINALITA’ – SEDE – DURATA
    5. La FCI è retta da norme statutarie e regolamentari, sulla base del principio di democrazia interna e della partecipazione all’attività sportiva da parte di tutti, in condizione di parità, in adesione all’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale, in conformità delle deliberazioni del CONI.
    ARTICOLO 6 – L’ATTIVITÀ SPORTIVA DEL CICLISMO
    3. E’ atleta dilettante colui che sceglie liberamente di praticare il ciclismo nell’ambito della FCI con il vincolo a tempo determinato di natura sportiva.
    4. E’ atleta professionista colui che, tesserato per una società sportiva professionistica affiliata, intrattiene con il proprio gruppo sportivo un rapporto di lavoro regolato dalle norme UCI e stipulato in conformità alle leggi dello Stato italiano.
    5. Le predette attività sono disciplinate dai rispettivi Regolamenti Tecnici deliberati dal Consiglio Federale e devono, in particolare, ispirarsi al costante equilibrio tra diritti e doveri tra i settori professionistico e non professionistico, nonché tra le diverse categorie nell’ambito del medesimo settore.

    • L’attività delle squadre CONTINENTAL FCI in Italia
    Cosa differenzia una Continental FCI da una squadra dilettantistica FCI.
    Nulla, se non che le prime si sono anche registrate all’UCI, pagando le tasse UCI e FCI, e depositando le garanzie dalla stessa UCI richieste.
    In tal modo hanno acquisito il diritto di poter partecipare, ove INVITATE, alle gare UCI nelle classi .1 e .2, nonché alle gare UCI delle classi .1HC e .2HC (solo se organizzate nel paese della loro federazione): ma sempre con lo status di DILETTANTI.
    A questo punto è quindi chiaro che tutti i corridori tesserati nelle Continental affiliate alla FCI sono DILETTANTI, e come tali avrebbero, in base alle norme STATUTARIE sopra riportate, il DIRITTO di correre qualsiasi gara organizzata in ambito FCI che permetta la partecipazione della loro categoria. Gare regionali e campionati regionali e provinciali degli elite (ove si disputassero) inclusi.
    Questo impone lo Statuto FCI che impone l’applicazione dei Principi fondamentali per gli Statuti delle Federazioni Sportive Nazionali (TUTTE) emanati dal CONI e NON I DIVIETI oggi imposti dall’assurda e illegittima regolamentazione federale.

    • Le critiche
    Sollevare critiche sul fatto, che un corridore di 32 anni partecipi a questa attività, è semplicemente ridicolo: solamente nel ciclismo italiano avviene, questo problema nel resto del mondo non esiste. Non vi é alcun limite di età nel fare il ciclismo agonistico: è la competitività che determina o meno tale limite.
    Sarebbe come affermare che un Paolini o un Rebellin debbono smettere solo perché hanno 38 o 42 anni: ma per far spazio a chi, a coloro che non gli stanno a ruota?
    L’introduzione della licenza unica da parte dell’UCI, sostenuta e caldeggiata dai rappresentanti FCI che erano al suo interno (Omini, Di Rocco), è stata l’inizio della rovina del ciclismo: si voleva combattere in quel modo lo strapotere del ciclismo di “stato” dei Paesi dell’est di quell’epoca!
    La caduta del muro di Berlino sistemò tutti quei problemi: nel 1989 di fatto quella differenza sparì con la creazione della AlfaLum composta dagli ex-dilettanti russi, ma di questo all’UCI ancora OGGI non se ne sono accorti.
    Oggi sopra i 22 anni (quando esci dagli U23) quale futuro hai: il mondo amatoriale……: grande idea la licenza unica! Tanto di corridori ne abbiamo tanti.
    Criticare i corridori che hanno il coraggio di rimettersi in gioco per provare e tentare di raggiungere nuovamente un posto nel ciclismo professionistico diamo una dimostrazione di grande sportività.
    Sostenere un atleta e dargli l’opportunità di rimettersi in gioco per provare a dimostrare di aver subito un gravissimo torto che, nel momento in cui si era creato una famiglia, lo ha privato di tutto e lasciato solo.
    E se anche, per colpa di quelle ridicole regole di facciata del MPCC che sono servite solo a fotterti, ti vedi negata la possibilità di svolgere la tua professione una volta terminata la sanzione sportiva.

    Questo è il ciclismo che vogliamo? A me sembra una grande pagliacciata!

    Ed impariamo ad applaudire chi vince, senza cercare inutili scuse.
    Mi permetto di riportare un piccolo significativo pensiero e contributo inviato al Team Idea ieri:
    “Vedo con piacere che il vostro atleta onora al meglio la professione.
    Non è facile rimettersi in gioco, e chi lo fa merita comunque ammirazione e rispetto.
    Complimenti e cordialità. avv. Fiorenzo Alessi”

    Questo è lo spirito che deve avere chi ama veramente il ciclismo, uno sport senza età!

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