E’ di John Degenkolb la Sanremo numero 106

Il fascino della Sanremo è una cosa difficile da spiegare a chi non mastica ciclismo. Come si possono spiegare quasi 300km e 7 ore di corsa? Sette ore dove può succedere di tutto o il contrario di tutto. Dove ogni attimo è quello giusto per dare una svolta alla gara e dove l’attesa di quello che deve accadere spesso logora molto di più di quello che dovrebbe succedere. Anche oggi, alla sua 106a edizione, la storia della Classicissima di Primavera si è arricchita di un nuovo capitolo. Il ritrovato traguardo di Via Roma ha complicato ulteriormente le cose. la leggerissima ascesa che porta allo striscione d’arrivo dopo il kilometraggio e il maltempo è sicuramente risultata indigesta e ha fatto sbagliare i calcoli sul preciso momento di aprire il gas e avventarsi sul traguardo finale La prepotente volata del tedesco del Team Giant-Alpecin, John Degenkolb è stato l’atto finale di una Sanremo caratterizzata dal maltempo da una lunga fuga nata al km 0 grazie all’azione di: Jan Barta (Bora-Agon 18), Sebastian Molano (Team Colombia), Maarten Tjallingii (Lotto NL-Jumbo), Andrea Peron (Team Novo Nordisk); subito raggiunti da: Marco Frapporti e Tiziano Dall’Antonia (Androni Giocattoli), Stefano Pirazzi (Bardiani CSF), Adrian Kurek (CCC Sprandi Polkowice), Matteo Bono (Lampre-Merida), Serge Pauwels (MTN-Qhubeka), Julien Berard (AG2R La Mondiale), e da tutti gli ingredienti classici di una corsa speciale come è la Sanremo nel cuore e nella testa degli appassionati di ciclismo. La vera corsa è iniziata però con l’inizio del territorio dei tre Capi e da subito si è capito che oggi non sarebbe stato un seppur veloce avvicinamento alla volata finale. Il tenere duro di quelli davanti, il vedere quelli che nelle tre salite dei tre capi vedevano la coda del gruppo allontanarsi sempre di più. Le cadute che spezzavano il gruppo e purtroppo toglievano di scena alcuni attesi protagonisti. Insomma sarebbe anche potuto essere volata, ma la volata i velocisti dovevano sudarsela. Specialmente dopo gli attacchi di Daniel Oss e Geraint Thomas, quelli di Gilbert e Stybar, prima che una caduta gli togliesse di scena. Chi seppur velocista la volata l’ha fortemente voluta e se l’è sicuramente sudata è stato Luca Paolini che fin dall’inizio del Poggio si è messo davanti al plotone e ha portato il suo Capitano designato Alexander Kristoff a giocarsi al meglio le sue chance di vittoria. Il norvegese ha poi raccolto un secondo posto, battuto da uno stratosferico Degenkolb, che partendo dalla settima o ottava posizione ha condotto una volata in due tempi che lo ha portato alla vittoria. Terzo Michael Matthews che ha subito l’iniziativa degli altri ma ha comunque conquistato l’ultimo gradino del podio. La quarta e quinta posizione hanno invece un peso e un valore diverso. Peter Sagan, quarto, ha sicuramente molto da recriminare, per lo slovacco non è bastata una rimonta di tutto rispetto per cogliere l’atteso successo in riva al Mar Ligure. Di altro tenore invece la quinta posizione di Niccolò Bonifazio. Il ligure della Lampre-Merida è rimasto ben coperto dietro al Norvegese della Katusha pronto a giocarsi le sue carte. La perentoria volata del vincitore ha di conseguenza alzato la velocità e al ragazzo di Diano Marina sono “mancate le gambe”. Un piazzamento nei 5 comunque per un ragazzo del ’93 al suo debutto alla Sanremo è però un ottimo punto di partenza per una carriera ancora tutta da costruire e da vivere.

Mario Prato

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