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Settimana di burrasca in Federcalcio a seguito delle dichiarazioni “rubate” al consigliere federale e fac totum, Claudio Lotito. Solo la settimana prima, lo stesso dirigente aveva accusato gli arbitri di penalizzare la squadra di cui è presidente, la Lazio, poiché sarebbero in disaccordo politico con lui.

Giudici autonomi o sudditi della Federazione ?

Settimana di burrasca in Federcalcio a seguito delle dichiarazioni “rubate” al consigliere federale e fac totum, Claudio Lotito. Solo la settimana prima, lo stesso dirigente aveva accusato gli arbitri di penalizzare la squadra di cui è presidente, la Lazio, poiché sarebbero in disaccordo politico con lui.

 

Questa frase, che potrebbe nascondere anche un fondo di verità, ci ha portati a riflettere sul differente modo in cui vengono trattati dalle rispettive federazioni gli arbitri di calcio e i commissari di ciclismo.

La prima vera differenza è che gli arbitri siedono in Consiglio Federale, i commissari no. Questa non è solo una differenza formale, infatti, sedendo in Consiglio la categoria dei commissari sarebbe equiparata alle altre e non subordinata. Potrebbe votare e proporre modifiche ai regolamenti o emendare le proposte presidenziali. Nel ciclismo, invece,  i giudici non possono scegliere il proprio rappresentante in Consiglio.

Sempre gli arbitri di calcio eleggono democraticamente il loro presidente, nel ciclismo non hanno mai potuto farlo. Solo nel 2009 sono state fatte delle consultazioni non vincolanti per il Consiglio Federale. Anche questo è sbagliato: se il presidente dei commissari viene scelto dalla categoria ha la forza per andare in sede politica e avanzare richieste e pretendere autonomia decisionale, se invece è un nominato può accadere che non voglia scontrarsi con le altre componenti del ciclismo che lo hanno scelto. In quel caso non farebbe più l’interesse dei giudici, ma di tutti gli altri. Più o meno come accaduto lo scorso anno con il presidente dei giudici, Pagliara, che tra quattro commissari e un direttore di corsa lui avrebbe parteggiato per quest’ultimo accusando i giudici di essersi messi nelle condizioni di essere insultati.

Lotito, il deus ex machina della Federcalcio, avrebbe gli arbitri contro per via del suo incarico. Nel ciclismo avviene il contrario e i commissari vengono, in maniera più o meno diretta, invitati a non creare problemi proprio a chi siede in FCI.

Se poi confrontiamo l’enorme potere di un arbitro di calcio che può decidere il risultato e condizionare interessi milionari, in confronto ad un commissario del ciclismo capiamo qualcosa proprio non funziona.

Appurato che il ciclismo non ha la minima intenzione di legittimare i commissari perché in questo modo i dirigenti perderebbero potere a vantaggio della trasparenza e della equità, crediamo che il focus del discorso vada alzato.  Quale è la posizione del CONI a riguardo ? Il massimo organismo sportivo crede che gli arbitri (o commissari o giudici come vogliamo chiamarli) debbano essere autonomi oppure che debbano essere sudditi della loro Federazione ?

«Il CONI dà la possibilità alle Federazioni di inserire nei loro Consigli Federali oltre ad atleti e tecnici anche degli ufficiali di gara. Non c’è un obbligo o un principio da rispettare, io sono favorevole perché in un Consiglio come quello attuale sarebbero gli unici a capire qualcosa di regolamenti»: ci ha dichiarato Angelo Francini.

Insomma, se da un lato c’è la possibilità di legittimare l’autonomia dei commissari inserendoli in Consiglio, dall’altra c’è l’obbligo di questi e della loro commissione di rispettare le regole. Appare dunque evidente che la CNCG può essere nominata dal Consiglio Federale, ma questa deve agire solo in base ai regolamenti e in caso di violazione risponderne alla Procura. Tutto giusto teoricamente, nella pratica nessun controlla e la Procura insabbia. 

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