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Quando l’Acqua e Sapone decise di lasciare il ciclismo, fecero scalpore le parole del patron dell’azienda abruzzese che non digerì il fatto di dover fare un investimento senza sapere in quale serie si giocherà. Fu chiaro il riferimento al sistema delle wild card, che conferisce ai grandi organizzatori un potere di “vita” o “morte” di una piccola squadra.

Scinto, Rebellin e le indebite richieste di Rcs Sport

Quando l’Acqua e Sapone decise di lasciare il ciclismo, fecero scalpore le parole del patron dell’azienda abruzzese che non digerì il fatto di dover fare un investimento senza sapere in quale serie si giocherà. Fu chiaro il riferimento al sistema delle wild card, che conferisce ai grandi organizzatori un potere di “vita” o “morte” di una piccola squadra.

L’Acqua e Sapone non è infatti uscita dal ciclismo per esigenze di budget, ma per una precisa scelta. L’azienda leader nella vendita di prodotti cosmetici, ha infatti spazi pubblicitari sulle reti ammiraglie di Rai e Mediaset negli orari di punta per una spesa (secondo i listini Sipra e Publitalia) notevolmente superiore all’investimento fatto nel ciclismo.

E’ notizia di questi giorni dell’invito della polacca CCC al Giro, a patto, pare, che né Rebellin né Schumacher siano al via della corsa rosa. Se queste indiscrezioni giornalistiche fossero, come sembra, ai danni di questi due corridori, leggasi anche lavoratori, sarebbe stato compiuto un gravissimo atto discriminatorio. Già, perché hanno sbagliato, hanno pagato e sono stati pienamente riabilitati esattamente come Ivan Basso, Alejandro Valverde, Alberto Contador, Michele Scarponi e tanti altri, già squalificati per doping, ma graditi a Rcs Sport.

Stessa sorte pare essere toccata al team di Angelo Citracca che sarebbe stato costretto a cambiare denominazione e ad allontanare Luca Scinto dal team per poter essere al via del Giro d’Italia. Mauro Vegni ha dichiarato alla Gazzetta:« Dopo la positività di Rabottini avevo chiesto in modo perentorio cambio di sponsor e di guida tecnica». Dunque fuori Neri Sottoli e Scinto e Southeast invitata al Giro. Insomma, i meriti o demeriti sportivi sembrano centrare molto poco.

Queste ingerenza è inaccettabile sia per quanto stabilito dalle regole sportive, quanto da quelle ordinarie e di lavoro. Del resto questo è il ciclismo. Uno sport in mano a pochi con un’impostazione decisamente antisportiva.

Solo nel ciclismo si parla di licenze da acquistare e di inviti. E’ di qualche anno fa la vicenda della Katusha che si è vista rifiutare la licenza World Tour solo perché sgradita all’Unione Ciclistica Internazionale (licenza poi concessa per decisione dei tribunali). Oppure degli inviti alle grandi corse a tappe decisi non sempre su base meritocratica.

Non sarebbe più semplice abolire gli inviti (una sorta di elemosina per esercitare potere) e stabilire criteri di promozione e retrocessione come ci sono in tutti gli sport ? 22 Squadre World Tour, 20 Professional. Le 3 migliori Professional l’anno successivo sono nel WT, e le 3 peggiori del WT retrocedono tra le Professional. Simpatiche o antipatiche che siano. Allineate o ostili al sistema.

Certo che sarebbe più facile, più spettacolare e soprattutto più legato ai principi dello sport. Ma tremendamente ostile a chi governa perché sarebbe nella condizione di spettatore senza poter incidere, e quindi controllare tutto e tutti, scegliendo in base ad una propria moralità.

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