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Dopo la cancellazione già ufficializzata del Trofeo Melinda e del GP Camaiore, anche la Roma Maxima nel 2015 non si correrà e altre gare professionistiche sembrano in grande difficoltà.

Dopo Melinda e Camaiore, salta anche la Roma Maxima: che fare per salvare il ciclismo ?

Dopo la cancellazione già ufficializzata del Trofeo Melinda e del GP Camaiore, anche la Roma Maxima nel 2015 non si correrà e altre gare professionistiche sembrano in grande difficoltà.

 Tutte queste defezioni non sono dei castighi divini, ma una logica conseguenza di una politica (non solo federale) scellerata.

Oggi, per organizzare una corsa per professionisti servono circa 100.000 € che per 5 ore di corsa fanno 20.000 € all’ora da reperire attraverso amministrazioni pubbliche e aziende sponsor. Con tagli ai comuni e aziende in crisi diventa dunque sempre più difficile riuscire ad ottenere questa somma.

Se le cause sono da ricercare nella crisi, quali sono le colpe del governo del ciclismo ? Semplice, perché non è stata presa nessuna contromisura proprio per fronteggiare questa situazione globale.

Un organizzatore deve pagare gli hotel, deve dare un rimborso spese e, se vuole avere i corridori di primo piano deve pagare, inoltre oltre a tutti gli oneri organizzativi deve pure pagarsi la produzione televisiva senza ricevere un solo euro di diritti televisivi.

Al giorno d’oggi chi organizza una gara professionistiche è un eroe.

Cosa servirebbe allora ? Innanzitutto una Lega Ciclismo forte, in grado di trovare sponsor comuni, di vendere i diritti televisivi all’estero e di cercare in Italia la soluzione televisiva più vantaggiosa per gli organizzatori. Poi, se proprio volessimo esagerare, anche consorziare i servizi per garantire un risparmio di risorse.

Non solo, servirebbero anche regole nuove e al passo con i tempi che tengano conto delle difficoltà economiche degli organizzatori. L’unica regola che la Federazione è riuscita ad introdurre riguarda le Continental: in pratica si sono trasformate le gare professionisti in gare ibride con l’inserimento di tanti dilettanti.

Dall’UCI sarebbe servito un intervento pesante su questo punto ed invece nulla è stato fatto. Va detto che all’UCI poco importa se le gare calano in Italia, ma crescono in America, anzi forse per loro è ancora meglio. Proprio per questo dovrebbero arrivare dall’Italia proposte mirate a salvaguardare quelle nazioni laddove il ciclismo rappresenta un movimento storico.

Invece, i rappresentanti dell’Italia in seno all’UCI non hanno fatto nulla come nulla ha fatto la Federazione Italiana. E così eccoci qui, ancora una volta, a parlare di moria di gare tra il malumore generale, ma l’indifferenza di chi potrebbe e dovrebbe fare qualcosa. 

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