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Torniamo a parlare dei Giudici di gara, in particolare del convegno che si è tenuto lo scorso week end a Salsomaggiore Terme. La prima novità, rispetto al passato, riguarda la partecipazione: se una volta erano invitati tutti i commissari nazionali, oggi la lista degli invitati è stata compilata da Pagliara. 51 commissari tra Nazionali e Internazionali, più altri regionali. Età massima, così era riportato nel Comunicato n° 33, 40 anni.

Giudici a lezione da organizzatori e dirigenti FCI, per Pagliara è il nuovo che avanza

Torniamo a parlare dei Giudici di gara, in particolare del convegno che si è tenuto lo scorso week end a Salsomaggiore Terme. La prima novità, rispetto al passato, riguarda la partecipazione: se una volta erano invitati tutti i commissari nazionali, oggi la lista degli invitati è stata compilata da Pagliara. 51 commissari tra Nazionali e Internazionali, più altri regionali. Età massima, così era riportato nel Comunicato n° 33, 40 anni.

Questa prima discriminazione anagrafica si incastra perfettamente con l’imprinting dato da Pagliara. Senza voler essere gerontocratici, crediamo che l’abilità di un commissario non si misuri con la carta d’identità, che ci siano commissari meno giovani, ma validi e commissari giovani scarsi.

Venendo poi ai temi del convegno questa impronta emerge in maniera ancora più chiara, al convegno tecnico dei Giudici a fare lezione non sono stati i Giudici.

Mauro Vegni è stato chiamato a parlare di “Difficoltà tecnico-organizzative:“comportamento e comprensione reciproca  tra l’Organizzatore e il Collegio di Giuria”. Dopo il disguido avvenuto nella discesa dello Stelvio, non crediamo che Mauro Vegni fosse il più indicato a parlare su questo argomento. Senza contare poi l’inopportunità che un organizzatore dia lezioni ai Giudici. E’ un po’ come se un avvocato fosse relatore ad un convegno dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Questa invasione di campo si è ripetuta poi quando a prendere la parola è stato Ruggero Cazzaniga della Struttura Tecnica Federale che ha parlato di uniformità di applicazione delle norme. Che titolo ha Cazzaniga per intervenire su questo argomento ? Nessuno. Il suo compito è infatti quello di scrivere le regole, la cui applicazione è demandata in modo autonomo ai Giudici. Il compito di dare direttive sull’applicazione univoca sarebbe spettato a Pagliara. E’ un po’ come se un dirigente federale desse direttive agli arbitri di calcio per uniformare la valutazione, ad esempio, del fallo di mano.

Anche Gianluca Santilli, dirigente federale del settore amatoriale, ha avuto il suo momento di gloria quando è stato chiamato a parlare di “La responsabilità dell’ammissione in corsa dei Master in una Gran Fondo”. A che titolo un non commissario affronta questo tema ?

Insomma, l’impostazione data da Pagliara a questo convegno sembra voler andare sempre di più a togliere autonomia alla categoria dei Giudici e a ribadire che questi sono subordinati ai dirigenti federali e questo concetto è stato pure declinato come un “nuovo modo di porsi da parte dei giudici di gara nei confronti delle componenti del ciclismo a partire dai rapporti con i dirigenti…”. Eh già, si sentiva proprio il bisogno di avere una categoria tecnica a cui è demandato il controllo del rispetto dei regolamenti supina nei confronti di dirigenti, organizzatori e direttori sportivi.

Ci spiace per Pagliara e per tutti coloro che ne traggono beneficio personale, ma questo è un sistema completamente sbagliato ed in contrasto con le più elementari regole di vita comune. Ad ognuno va dato il suo compito: all’organizzatore quello di organizzare, al dirigente quello di fare le regole e di amministrare il ciclismo, al giudice quello di verificare che le regole siano rispettate e in caso contrario di sanzionare senza guardare la carica o il nome di Tizio o Caio.

Invece non funziona così: se un commissario entra in contrasto con il proprio presidente di Comitato, non viene zittito il presidente di Comitato per l’ingerenza in un campo che non gli compete, viene punito il giudice. Se un commissario sanziona un organizzatore, non viene redarguito l’organizzatore, viene ripreso il commissario. Se un commissario denuncia un dirigente per averlo pubblicamente minacciato, non viene squalificato il dirigente, viene accusato il commissario di essersi posto nella condizione di essere minacciato. Queste non sono ipotesi generiche, ma fatti reali.

L’aspetto più negativo di tutto questo è che non è solo la categoria dei Giudici ad avere perso dignità, ma l’intero ciclismo, perché, al di là delle convenienze di parte, con questi sistemi si fa solo il bene di pochi.

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