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Sabato scorso si è tenuta a Rho, in provincia di Milano, un’importante riunione delle società lombarde a confronto con il Comitato per proposte e critiche. Purtroppo però a questa riunione che avrebbe potuto essere un importante momento di riflessione sullo stato del ciclismo “minore” e lombardo è risultata invece una passerella per dirigenti regionali e provinciali snobbata dalla stragrande maggioranza delle società.

Ciclismo lombardo a picco: se n’è accorto anche Di Rocco, ma Bernardelli …

Sabato scorso si è tenuta a Rho, in provincia di Milano, un’importante riunione delle società lombarde a confronto con il Comitato per proposte e critiche. Purtroppo però a questa riunione che avrebbe potuto essere un importante momento di riflessione sullo stato del ciclismo “minore” e lombardo è risultata invece una passerella per dirigenti regionali e provinciali snobbata dalla stragrande maggioranza delle società.

 La Lombardia sta continuando a perdere gare, ad esempio basta guardare il calendario del Ciclocross di qualche anno fa e confrontarlo con quello di quest’anno. In una simile condizione, che ci sentiamo di paragonare ad una città con solo macerie, sembra che i problemi del ciclismo lombardo siano altri: lotte interne, polemiche ininfluenti e dispetti personali. Il tutto farcito da un presidente, Bernardelli, che sembra incapace di invertire la rotta e riportare il ciclismo lombardo a quel ruolo che storicamente ha sempre avuto.

Bernardelli non è certamente un presidente del fare, è un presidente vecchio stampa uno che più che decidere ama parlare, mediare, fare buon viso a cattivo gioco. Questa volta però, oltre a non fare del bene al ciclismo lombardo, ormai ai minimi storici, è riuscito pure a urtarsi con Renato Di Rocco (da lui appoggiato a Levico dopo il voltafaccia a D’Alto) che ha scritto al presidente lombardo una lettera durissima nella quale il presidente federale lo scarica senza mezzi termini colpevole di averlo invitato senza però specificare né il luogo né la data dell’invito.

Per non restare isolato, Bernardelli ha così creato un asse con Carlesso (pres. Veneto), presente a Rho, e forse ancor meno concreto di Bernardelli.

La situazione è drammatica, tanto il Lombardia quanto in Veneto, ma pare proprio che alle società importi poco e che vedano questi momenti di confronto come un’inutile perdita di tempo. Forse hanno ragione, con questi dirigenti la situazione è irreversibile e non resta altro che attendere due anni per le nuove elezioni sperando che non sia troppo tardi.

Comprendiamo l’atteggiamento delle società sfiduciate, quello che non comprendiamo proprio è l’atteggiamento di Bernardelli che continua a non fare nulla per il ciclismo. Se non si ha voglia di fare, perchè non dimettersi ?!?!?

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