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Che ne sarà del futuro del ciclismo ? In tante occasioni ci siamo posti questa domanda e i fatti ci hanno sempre dimostrato che la nostra visione più pessimistica era in realtà migliore della situazione reale.

Sempre più incerto il futuro del ciclismo professionistico, a farla da padrona sono gli Amatori

Che ne sarà del futuro del ciclismo ? In tante occasioni ci siamo posti questa domanda e i fatti ci hanno sempre dimostrato che la nostra visione più pessimistica era in realtà migliore della situazione reale.

 

Dal punto di vista Federale abbiamo il nulla, un politico che bada più ai giochi di palazzo che al futuro pratico del ciclismo, un consiglio federale di gente scelta per non disturbare il conducente e una pletora di componenti delle commissioni nominati più per giochi elettorali che per reali competenze.

Il mondo professionistico è in grandissima difficoltà, sicuramente per via dell’eccessiva tassazione italiana, ma anche per la mancanza di veri Manager. Per guidare una squadra professionistica con un budget milionario occorre avere competenze che vanno oltre l’aver corso in bicicletta. Bisogna essere dei veri e propri manager con nozioni di economia (e non solo di fatturazioni), di marketing, di comunicazione e di gestione del personale. Vi immaginate un’azienda con un fatturato di 3.000.000 € di viene gestita da una persona solo perché ha esperienza come operaio ? Nel ciclismo professionistico avviene esattamente così.

Tra gli organizzatori le cose non vanno certamente meglio, ma non solo per colpa loro. Organizzare una corsa ciclistica costa molto, si pensi che in cinque ore di gara si “bruciano” qualcosa come 80.000 €. Dalla Lega Ciclismo nessun progetto per aiutare gli organizzatori, nessuna iniziativa comune. Anche per la Lega vale il discorso fatto per le squadre professionistiche: alla guida della Lega servirebbe un manager con esperienza nel campo del marketing e dei diritti televisivi. Purtroppo, anche questa carica non è stata assegnata sulla meritocrazia, e i risultati negativi sono piuttosto evidenti.

Se gli sponsor fuggono dal ciclismo professionistico sempre più risorse si stanno riversando sul mondo amatoriale. Pur essendo un settore importante per la FCI, crediamo che il vero ciclismo sia quello giovanile e professionistico, eppure guardando i numeri sembra quasi che il traino economico sia rappresentato dagli amatori. Non possiamo certo rammaricarci per il buono stato di salute del movimento amatoriale, anche se la anormalità è rappresentata dal fatto che a tirare non sia il movimento professionistico (come avviene in tutti gli altri sport), ma quello dei dopolavoristi. Anche nel calcio ci sono le categorie amatoriali e con squadre formate da dilettanti nel vero senso della parola, ma il business viene portato avanti dai professionisti. Sarà solo un caso che nel ciclismo, laddove il mondo professionistico è in mano a persone poco competenti, venga lasciato campo libero agli Amatori ?  

 

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