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Davide Cassani sta facendo un lavoro egregio con le nazionali e crediamo che sia il CT che sia l’erede naturale di Alfredo Martini. Proprio per questo non condividiamo la scelta di un’applicazione rigida del cosiddetto “codice etico”.  Gianluca Brambilla ieri alla Vuelta ha messo in scena una scazzottata con il russo Rovny ed è giustamente stato espulso dalla corsa.

Cassani, Brambilla e il “codice etico” di una Federazione non sempre etica

Davide Cassani sta facendo un lavoro egregio con le nazionali e crediamo che sia il CT che sia l’erede naturale di Alfredo Martini. Proprio per questo non condividiamo la scelta di un’applicazione rigida del cosiddetto “codice etico”.  Gianluca Brambilla ieri alla Vuelta ha messo in scena una scazzottata con il russo Rovny ed è giustamente stato espulso dalla corsa.

Da qui a non convocarlo in nazionale, solo per questo fatto, crediamo però che ce ne passi. Non condividevamo il “codice etico” del CT della nazionale di calcio, Cesare Prandelli, e non possiamo condividere quello di Cassani. Brambilla non ha mai dato segni di squilibrio, anzi, è sempre stato un corridore modello. Ieri ha sbagliato, è stato espulso e sarà con tutta probabilità sospeso dell’UCI. Applicare il codice etico significa punirlo due volte, togliendo anche un uomo importante alla nazionale. Un po’ come quel marito che per fare un dispetto alla moglie si è tagliato gli attributi.

Andare a “codificare” questo tipo comportamenti è infatti un’arma a doppio taglio. A riguardo, è sicuramente meglio fare come ha deciso di fare Antonio Conte, uno a cui gli attributi certo non mancano, che ha detto di non volere nessun codice etico e di valutare lui e solo lui non sugli episodi, ma sulle persone.

Cassani, invece, ha preferito nascondersi dietro al “codice etico” dettato dal presidente federale Di Rocco: un metodo per non decidere in prima persona.

Così, nel ciclismo malato da tempo di masochismo un corridore viene giustamente espulso dalla Vuelta, sconta, di fatto, cinque giornate di squalifica e si vede anche escluso dalla nazionale per volere di un presidente federale bravissimo ad applicare il codice etico sui corridori, assai meno bravo a fare rispettare le regole a tanti dei suoi amici.

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