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Simone Andreetta della Zalf, vincitore della cronoscalata finale del Giro della Valle d’Aosta è stato espulso (dopo la corsa) per traino da vettura ed il successo è così andato al portacolori della Russia Ildar Arslanov.

Andiamo con ordine. Il corridore della Zalf è giunto all’arrivo facendo siglare il miglior tempo, poco dopo il suo arrivo un motociclista della scorta tecnica francese si è avvicinato al palco, su cui c’eravamo anche noi, dicendo che il corridore si era attaccato per 6 volte ad una macchina.

Espulsione al Valle d’Aosta: un errore dei commissari ha falsato la classifica di tappa

Simone Andreetta della Zalf, vincitore della cronoscalata finale del Giro della Valle d’Aosta è stato espulso (dopo la corsa) per traino da vettura ed il successo è così andato al portacolori della Russia Ildar Arslanov.

Andiamo con ordine. Il corridore della Zalf è giunto all’arrivo facendo siglare il miglior tempo, poco dopo il suo arrivo un motociclista della scorta tecnica francese si è avvicinato al palco, su cui c’eravamo anche noi, dicendo che il corridore si era attaccato per 6 volte ad una macchina.

Dapprima il commissario d’arrivo, Nicola Donatiello, non ha dato peso alle sue parole (forse perché parla inglese e non francese), poi, aiutato da una cronometrista, ha compreso la segnalazione e ha chiamato telefonicamente Ernesto Maggioni che si trovava sul percorso. Giunto al traguardo, Donatiello ha riferito a Maggioni quanto sentito dalla moto staffetta, il commissario internazionale ha preso atto e tornando in corsa si è lasciato sfuggire:« Vedremo se qualche collega ha visto qualcosa …».

Con la corsa in svolgimento, il commissario d’arrivo ha fatto chiamare il corridore e gli ha chiesto se fossero o meno fondate le segnalazioni del motociclista francese. Inutile dire che Andreetta non ha ammesso il traino.

La corsa è proseguita e verso il finale della gara sono giunti tutti i commissari, nessuno ha fatto presente al commissario d’arrivo di avere espulso Andreetta o comunque di non essere riuscito a fermarlo. Solo dopo l’arrivo di tutti i commissari, senza che nessuno presentasse reclamo e senza che nessuno fosse in grado di produrre una documentazione oggettiva, i commissari hanno espulso il vincitore di tappa consegnando una vittoria di “cartone” al russo Ildar Arslanov.

Da questa situazione emerge sicuramente una totale inadeguatezza dei commissari. Pensiamo infatti che se fosse vero che il corridore si sia attaccato (questo il termine usato nel comunicato ufficiale) per sei volte ad una vettura, sarebbe da radiazione quel commissario che, vedendolo, non è intervenuto espellendolo immediatamente come previsto dal regolamento. Non solo, volendo dare un alibi al commissario e ipotizzando, per assurdo, che non sia riuscito a fermare il corridore risulta ancora più assurdo che non abbia comunicato tempestivamente il suo provvedimento di espulsione.

Sul comunicato di giuria c’è solo la violazione. Non c’è alcun riferimento all’accaduto, non compare infatti né il chilometro a cui si sarebbe verificata l’infrazione e non vi è alcuna indicazione (numero di targa) della vettura che avrebbe trainato Andreetta.

Il fatto che nessun commissario abbia visto l’infrazione sembra proprio essere suffragato dai fatti. Ciò che ci chiediamo è per quale motivo i Giudici vogliano per forza ergersi a paladini di una giustizia tutta loro. Sembra illogico, ma per loro non lo è, che accettino qualunque cosa pur di risultare protagonisti preferiscono palesarsi come incapaci di fermare per sei volte un corridore, incapaci di espellerlo tempestivamente anche dopo l’arrivo.

Cosa c’è di più inattaccabile di un onesto e oggettivo “non ho visto” ? E’ infatti comprensibile che soli 6 commissari possano non accorgersi dei traini.

Se passa il concetto che chiunque può segnalare una violazione regolamentare e, senza alcuna prova, i commissari possono espellerlo, tanto vale che i commissari stiano a casa loro, facendo risparmiare Federazione e organizzatori e demandando a tutti gli altri i compiti di rilevare le infrazioni.

Pagliara sta tentando di dare delle regole ai commissari, copiando, nel senso buono, alcune disposizioni comportamentali che vengono date, ad esempio, agli arbitri di calcio. Nel calcio può accadere che tutto lo stadio veda una cosa e la terna arbitrale un’altra. Ciò che conta è quello che vede l’arbitro e, anche quando si accorge di aver sbagliato, non può “compensare” perché in quel caso sarebbe considerato un secondo errore. Chissà se anche nel ciclismo si arriverà ad avere una simile situazione, certamente per arrivarci serve tanta personalità che al momento i commissari non sembrano avere.

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