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Il calcio italiano è in grandissima difficoltà e l’intero sistema chiede a gran voce un cambiamento, un progetto in grado di tornare a rendere competitivo il nostro paese nel mondo.  C’è chi è dalla parte del presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio, chi è invece per un nome nuovo, ma tutti sono concordi nel chiedere discontinuità rispetto al passato e progetti in grado di cambiare radicalmente lo stato delle cose.

Il calcio chiede a gran voce un cambiamento, il ciclismo si è invece adagiato sui suoi problemi

Il calcio italiano è in grandissima difficoltà e l’intero sistema chiede a gran voce un cambiamento, un progetto in grado di tornare a rendere competitivo il nostro paese nel mondo.  C’è chi è dalla parte del presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio, chi è invece per un nome nuovo, ma tutti sono concordi nel chiedere discontinuità rispetto al passato e progetti in grado di cambiare radicalmente lo stato delle cose.

 

Nel ciclismo la situazione non è certamente migliore. E’ dal 2008 che i professionisti non salgono sul podio, mentre è dal 2002 che gli Under 23 azzurri non vincono la gara iridata. Discorso analogo per le grandi classiche professionistiche, con gli italiani a secco di vittorie e, Nibali a parte, i campioni di una volta sono solo un ricordo. Oltre alla carenza di risultati anche il numero di gare è sempre più in calo, tanto a livello professionistico quanto nelle categorie minori, stesso dicasi per gli sponsor che sono sempre meno. Nel 2005 le formazioni italiane Pro Tour erano quattro, oggi c’è solo la Lampre che ha però sede legale in Svizzera.

Tutti gli organizzatori soffrono. Non era mai accaduto nella storia recente che il campionato italiano fosse organizzato per due anni consecutivi dalla stessa società: quest’anno è accaduto per i professionisti e per gli esordienti e allievi.

Nonostante i fatti dicano che la situazione è disastrosa non sentiamo parlare di progetti per tentare di invertire la rotta.

Renato Di Rocco continua a fare il politico vecchissimo stampo. Questo non ci sorprende, lui è cresciuto in uno degli enti più pachidermici d’Italia, il CONI, e crediamo che non sia proprio in grado di essere più dinamico. Nessuno, al contrario del calcio, sembra essere preoccupato dell’attuale situazione. Tutti probabilmente pensano che il ciclismo non meritai un futuro migliore, oppure che non vi sia più speranza.

Più che guardare indietro e analizzare di chi siano le colpe, sarebbe opportuno guardare al domani. Quale è il progetto per i giovani ? Quale è il progetto per aiutare gli organizzatori a non fare morire le gare ? Quale è il progetto per la Lega Professionisti ? Quale è il progetto per attirare gli sponsor ? Quale è il progetto per la pista ?

Se qualcuno lo sa ce lo dica, perché noi non l’abbiamo capito.

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