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Al Giro d’Italia abbiamo visto, finalmente, una nuova RAI sempre più lontana dalle soporifere idee di Bulbarelli e sempre più vicine (ma sempre distanti) da un normale prodotto televisivo.

Ottima la rubrica del mattino, con Paolo Belli sempre star indiscussa e un Marino Bartoletti anche simpatico senza i panni dello pseudo intellettuale buonista. Decisamente rivedibile Marco Fantasia, a dispetto del suo nome sempre troppo scontato, che per una serie di ragioni sindacali, che andrebbero rapidamente superate, è stato ufficialmente lui il conduttore della trasmissione.

Tolta la zavorra Bulbarelli, con Fabretti il ciclismo RAI torna a pensare in grande

Al Giro d’Italia abbiamo visto, finalmente, una nuova RAI sempre più lontana dalle soporifere idee di Bulbarelli e sempre più vicine (ma sempre distanti) da un normale prodotto televisivo.

Ottima la rubrica del mattino, con Paolo Belli sempre star indiscussa e un Marino Bartoletti anche simpatico senza i panni dello pseudo intellettuale buonista. Decisamente rivedibile Marco Fantasia, a dispetto del suo nome sempre troppo scontato, che per una serie di ragioni sindacali, che andrebbero rapidamente superate, è stato ufficialmente lui il conduttore della trasmissione.

 

Interessantissima e ben costruita la trasmissione “L’Italia del Giro”, prendendo forse spunto da un nostro articolo, la RAI ha deciso di non invadere lo spazio sportivo con rubriche più storico-culturali, ma di trovare a queste una giusta collocazione. Così facendo è stato dato il giusto spazio, impossibile all’interno di una trasmissione sportiva, .

Noiosa all’ennesima potenza la “Anteprima Giro”, enorme insalatona in cui dentro c’è di tutto. Comprendiamo che questo fosse lo spazio per accontentate i numerosi “accattoni” di visibilità, che in altri sport non troverebbero il minimo spazio, ma che nel ciclismo lo pretendono. Se questo è il compromesso per avere 5 buone trasmissioni lo accettiamo di buon grado.

Inutile lo spazio dedicato alla geologia, in un pregara gli argomenti dovevano per forza essere altri. Commentiamo questa rubrica con il Tweet di un tifoso di Pantani nel giorno di #iomiricordo ha scritto:”Io mi ricordo quando c’era Pantani che le trasmissioni parlavano di ciclismo e non di dinosauri”. Super !

La coppia Pancani – Martinello ci è piaciuta molto, i due sono in sintonia e lo si sente. Pancani è bravo, lo abbiamo sempre sostenuto, e con Martinello (o semplicemente senza Bulbarelli al coordinamento) dà il meglio di sé. Bravo anche Andrea De Luca, in particolare quando ha descritto un attacco prima che la regia ce lo facesse vedere: il compito del cronista in moto è esattamente questo. Massimiliano Lelli ha fatto invece flop: fare la cronaca in moto non è facile, ma lui è lontano anni luci da un qualcosa di vagamente accettabile. Utilizza frasi non propriamente italiane (ad esempio la “cassetta” per intendere il gruppo di rapporti) e quasi mai dice cosa che illuminano lo spettatore. Leggermente meglio nella trasmissione serale.

Ci spiace criticare ancora una volta Nazzareno Balani, ma anche quest’anno la sua regia non ci è piaciuta. Oltre alla tappa di Montecampione, quando nel finale non ha quasi mai fatto vedere Aru, sono state numerose le frazioni in cui i suoi stacchi, anziché aiutare a comprendere cosa stesse accadendo in corsa, ha aiutato a non capire nulla. La regia dovrebbe sfruttare le potenzialità tecniche a disposizione per consentire allo spettatore di essere sempre nel vivo della corsa e di capire la gara, più o meno come fa radio informazioni in audio. Invece, soprattutto nelle situazioni intricate con numerosi gruppetti, le telecamere di RaiSport non sono quasi mai riuscite a spiegare la corsa.

Non avevamo dubbi sulla riuscita dei collegamenti dalle ammiraglie che con Bulbarelli sembravano impossibili, mentre quest’anno abbiamo scoperto che oltre ad essere possibili che hanno dato un valore aggiunto al prodotto. Anche i montaggi sono sembrato molto più moderni e dinamici rispetto al passato, non le solite sintesi trite e ritrite, ma delle clip come propone solitamente Sky.

Del “Processo” abbiamo già parlato, ci è piaciuto molta la formula delle tesi contrastanti e del dibattito, anche se avemmo evitato la manfrina del cambio di posto a seconda delle varie tesi che ci è parsa molto più comica che televisiva: due persone possono essere sedute accanto e lanciarsi delle dure frecciate o essere su schieramenti contrapposti e farsi il solletico. Quasi sempre nel ruolo di “giudice” sono state scelte persone competenti anche se noi avremo lasciato tale ruolo al pubblico da casa, magari con un sondaggio in tempo reale sul sito di RaiSport.

Insomma, un gran bel prodotto che non ha nulla a che vedere con ciò che è stato propinato negli anni passati, la speranza non può che essere quella che il ciclismo RAI di Fabbretti continui questo processo di ammodernamento perché, se trasmesso nel giusto modo, il ciclismo in TV è veramente spettacolare. 

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