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Il “Processo alla Tappa” edizione 2014 ci piace. Finalmente dopo anni di bulbarellica gestione contraddistinta da noia e buonismo, la nuova proposta di Alessandro Fabretti punta a trasformare la storica trasmissione ad un moderno talk. Come avevamo scritto l’anno scorso, il “Processo” era solo di nome e non di fatto. Quest’anno ci sono sempre due tesi contrapposte: Beppe Conti da una parte e Stefano Garzelli dall’altra e gli ospiti decidono se sposare la tesi dell’uno o dell’altro. Non è un caso che gli ascolti siano cresciuti superando addirittura il numero di spettatori della prima parte della tappa.

Ma che bello il “Processo” che processa … qualche romantico però rimpiange le ospitate di Tony Santagata

Il “Processo alla Tappa” edizione 2014 ci piace. Finalmente dopo anni di bulbarellica gestione contraddistinta da noia e buonismo, la nuova proposta di Alessandro Fabretti punta a trasformare la storica trasmissione ad un moderno talk. Come avevamo scritto l’anno scorso, il “Processo” era solo di nome e non di fatto. Quest’anno ci sono sempre due tesi contrapposte: Beppe Conti da una parte e Stefano Garzelli dall’altra e gli ospiti decidono se sposare la tesi dell’uno o dell’altro. Non è un caso che gli ascolti siano cresciuti superando addirittura il numero di spettatori della prima parte della tappa.

 

Il telespettatore moderno è sempre più abituato alle contrapposizioni, basta guardare un qualsiasi talk su qualunque emittente per capire che il mondo di fare tv è cambiato, il mondo è cambiato. Con i social network la contrapposizione di tesi è all’ordine del giorno. Sembrava dunque fuori dal tempo avere un “processo alla tappa” che non processava nessuno in cui non c’era contrapposizione di idee e in cui c’era un buonismo da carie ai denti.

Qualcosa da correggere c’è, ma il prodotto televisivo ci pare più che buono. Alessandra De Stefano, pur con tutti i suoi difetti, sembra ben inserita nel meccanismo anche se deve capire che quando due persone dibattono, come accaduto oggi a Quinziato e Conti, vanno lasciate in pace senza che intervenga la solita maestrina.

Qualche purista del ciclismo povero e romantico non apprezza questo taglio moderno, peccato che siano gli stessi che l’anno scorso criticavano l’assenza di argomenti interessanti. Purtroppo si deve capire che il Giro non sta dando il minimo spunto tecnico (è passata una settimana e, cadute a parte, non è accaduto nulla), che parlando di rapporti e di volate lo share precipita e che solo trattando argomenti pungenti in modo pepato si tiene viva l’attenzione dello spettatore medio.

Nei normali talk la gente litiga, a volte si insulta anche, ma quando si spegne la luce rossa della telecamera si dà una pacca sulla spalla andando magari a cena insieme perché sanno di essere tutti parte del “giocattolo”. Nel ciclismo i corridori se la prendono per ciò che dice Beppe Conti (che nella tappa di Bari non era poi così diverso da ciò che ha detto l’ex corridore Martinello) non riuscendo a capire che è assolutamente funzionale al meccanismo del talk che giova anche a loro e soprattutto ai loro sponsor.

Forse a chi non piace questo “nuovo” processo preferisce le ospitate di Tony Santagata, preferisce i servizi sull’unità d’Italia o sulla geologia. Contenti loro …

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