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Il ritorno in Italia del Giro è coinciso con le prime polemiche, la tappa odierna con arrivo a Bari ha infatti visto una protesta dei corridori che hanno percorso tutta la tappa ad andatura costante senza il minimo scatto e senza che lo spettatore avesse un sussulto di emozione.

Tra gli opinionisti il solo Silvio Martinello e Beppe Conti hanno condannato questa stucchevole scenetta che non ha fatto altro che irritare il telespettatore. Come ha giustamente sottolineato Alessandra De Stefano, la stragrande maggioranza degli utenti di Facebook e Twitter hanno condannato la posizione assunta dai corridori.

Proteste preventive dei corridori: nessuno pensa alla noia del telespettatore

Il ritorno in Italia del Giro è coinciso con le prime polemiche, la tappa odierna con arrivo a Bari ha infatti visto una protesta dei corridori che hanno percorso tutta la tappa ad andatura costante senza il minimo scatto e senza che lo spettatore avesse un sussulto di emozione.

Tra gli opinionisti il solo Silvio Martinello e Beppe Conti hanno condannato questa stucchevole scenetta che non ha fatto altro che irritare il telespettatore. Come ha giustamente sottolineato Alessandra De Stefano, la stragrande maggioranza degli utenti di Facebook e Twitter hanno condannato la posizione assunta dai corridori.

 

Sia chiaro che è stato giusto neutralizzare il tempo all’ultimo Giro, ma fino lì si sarebbe dovuto dare spettacolo.Noi abbiamo sempre accusato l’ACCPI di scarsa incisività, ma ieri non c’era veramente motivo per protestare preventivamente: i corridori avrebbero potuto rimandare le proteste ad un’eventuale circuito finale pericoloso e non neutralizzato nell’ultimo giro.

Nel calcio si dice che comandino le televisioni, nel ciclismo no e neppure gli spettatori. Non a caso tutti gli addetti ai lavori presenti al “Processo alla Tappa” non hanno considerato per niente l’opinione e le aspettative del telespettaore. Oltre ai corridori presenti, neppure Mauro Vegni, direttore del Giro, Valerio Piva e Luca Scinto, due validi Diesse, nelle loro analisi hanno tenuto di chi stava davanti al teleschermo e per tre, se non ha cambiato canale, si è rotto la “palle”.  Gli unici a sottolineare questo sono stati coloro che per la RAI lavorano (Pancani, Martinello e Conti) quasi come il problema del pubblico televisivo sia solo affar loro.

Il ciclismo è in difficoltà,  e lo sappiamo tutti, se poi gli spettatori che sono il pane di ogni sport si devono sorbire tre ore di noia pura non possiamo pretendere che torni ad essere uno sport popolare con corridori riconoscibili dalla gente comune, e soprattutto che gli sponsor continuino ad investire.

Pensiamoci tutti e non limitiamoci a piangere quando una squadra chiude senza analizzare per tempo ciò che ha ridotto il ciclismo così.

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