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Oggi prenderà il via, un po’ sottotono, da Belfast il Giro d’Italia 2014. Parliamo di Giro sottotono perché girando per le città in pochi sembrano accorgersi che sta partendo una delle manifestazioni sportive più importanti d’Italia e d’Europa. La colpa non è di Rcs né della RAI e neppure della FCI anche se ha fatto veramente poco per rendere il ciclismo popolare come un tempo. La colpa è da ricercare nell’assenza di campioni italiani di primo piano, se si esclude Nibali che è l’unico fuoriclasse italiano, non c’è nessun altro in grado di fare identificare lo sportivo medio nelle sue gesta. Il ciclismo degli ultimi anni sarà anche più pulito di quello di prima, ma è anche terribilmente più noioso.  

Cari girini, date spettacolo perchè ne va del futuro del ciclismo

Oggi prenderà il via, un po’ sottotono, da Belfast il Giro d’Italia 2014. Parliamo di Giro sottotono perché girando per le città in pochi sembrano accorgersi che sta partendo una delle manifestazioni sportive più importanti d’Italia e d’Europa. La colpa non è di Rcs né della RAI e neppure della FCI anche se ha fatto veramente poco per rendere il ciclismo popolare come un tempo. La colpa è da ricercare nell’assenza di campioni italiani di primo piano, se si esclude Nibali che è l’unico fuoriclasse italiano, non c’è nessun altro in grado di fare identificare lo sportivo medio nelle sue gesta. Il ciclismo degli ultimi anni sarà anche più pulito di quello di prima, ma è anche terribilmente più noioso.  

Gli scatti degni nota sono pochissimi e, a fronte di ore e ore di gara, i momenti salienti sono veramente pochi. Già lo sportivo da bar non sa chi sia Nairo Quintana o Henao, se poi questi (al pari degli altri) corrono con il freno a mano tirato per risparmiare energie non si può pretendere di arrivare ai grandi numeri a cui uno spettacolo come il Giro dovrebbe ambire.  

Ci piacerebbe un Giro che non parlasse solo alla ristretta platea degli appassionati, ma che uscendo e passeggiando per strada, oltre a sentire i commenti sulla Juve, sulla Roma, sull’Inter e sul Milan, si sentisse anche parlare di ciclismo, che ci fossero fazioni per l’uno e fazioni per l’altro contendente, che nulla si potesse dare per scontato fino all’ultimo metro di gara e che in tutte le tappe potessero esserci momenti di emozione inaspettata. Purtroppo temiamo che sia il classico Giro degli ultimi anni con poco interesse e troppa indifferenza e che accompagni sempre più il ciclismo al declino.

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