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L’infiltrato ha colpito ancora. Stefano Corti, aronese della trasmissione di Italia 1 “Le Iene”, dopo essersi infiltrato nella pallavolo, nella pallanuoto e nel rugby, oggi si è infiltrato al Giro del Trentino. Il “disturbatore”, secondo quanto scritto da “Tuttobiciweb”, avrebbe pedalato in gruppo per i primi 50 chilometri di gara.

Organizzazione lacunosa al Trentino, un disturbatore de “Le Iene” in gruppo per 50Km: messa a rischio la sicurezza dei corridori

L’infiltrato ha colpito ancora. Stefano Corti, aronese della trasmissione di Italia 1 “Le Iene”, dopo essersi infiltrato nella pallavolo, nella pallanuoto e nel rugby, oggi si è infiltrato al Giro del Trentino. Il “disturbatore”, secondo quanto scritto da “Tuttobiciweb”, avrebbe pedalato in gruppo per i primi 50 chilometri di gara.

 

Questa vicenda la dice lunga sullo stato del ciclismo: Corti nelle tre incursioni precedenti è sempre stato cacciato in malo modo dagli addetti alla sicurezza, in un caso è stato portato al posto di Polizia per una “lunga” identificazione, mente in un altro caso se l’è vista brutta con i componenti di una squadra di rugby che volevano “fargli la festa”. Nel ciclismo non solo questo soggetto non è stato cacciato, non solo si è ripresentato all’arrivo ed indisturbato è salito sul podio, ma gli si è pure dedicato un articolo celebrativo dell’impresa.

Il disturbatore non è limitato, come fatto fino ad ora, ad una incursione prima della gara, oggi ha preso parte alla gara pedalando per 50 km accanto a dei professionisti tra cui due vincitori del Tour de France. Oltre ad aver pedalato nella prima parte di gara, ha anche tagliato poi il traguardo (segno che non è stato fermato e cacciato) ed è pure riuscito a salire sul palco “rubando” lo spumante al vincitore. A quanto pare l’organizzazione del Giro del Trentino fa acqua da tutte le parti.

Pensiamo a cosa sarebbe accaduto se il “disturbatore” durante la sua sgambata in gruppo in una gara ufficiale avesse fatto cadere uno o più corridori. In quel caso, dalla risata fiera (di pochi cretini) si sarebbe passati alle lacrime e all’arrabbiatura di tanti.

La direzione di corsa di Ronchi, Rigo e Babini e la Giuria presieduta dallo spagnolo Coca e composta da Sandro Coccioni, Crocetti (questi due stretti collaboratori di Pagliara), Bolzan, Porzio e Rizzetto hanno dormito alla grande consentendo ad un soggetto estraneo alla corsa di correre con il dorsale 139 quando i numeri arrivano fino al finale 8 (8,18,28 ecc.) con la maglia di una squadra che ha la serie dal 41 al 48.

Se un estraneo è riuscito ad immettersi in corsa senza che nessuno se ne accorgesse, non si può escludere che corridori reali possano fare la stessa cosa saltando magari la prima parte di corsa.

Il ciclismo è uno sport ormai allo sbando più totale e questo episodio lo dimostra in maniera incontrovertibile.

E’ curioso che a dare spazio e positiva enfasi alla vicenda sia stata Giulia De Maio, addetta stampa dell’ACCPI, che evidentemente non ha pensato ai rischi che i corridori (iscritti all’ACCPI) hanno corso per via di questo soggetto.

Qualcuno è fiero perché il ciclismo avrà l’importante platea televisiva de “Le Iene”, già e i 3.000.000 di spettatori che abitualmente guardano il programma di Davide Parenti potranno capire quanto sono lacunose le organizzazioni nel mondo del ciclismo.

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