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Torniamo oggi ad occuparci del caso di Francesco Reda, ex corridore della Androni, squalificato per due anni per omesso controllo.

Come abbiamo già dimostrato, Francesco Reda non aveva colpe nell’omesso controllo da ricondurre ad un doppio errore dell’ispettrice mandata dall’UCI.

Il primo aspetto quanto meno strano è dovuto al fatto che questa ispettrice non era, come solitamente avviene, una commissaria UCI (come potrebbe essere ad esempio Tiziana Coccioni), ma un’incaricata della VADA. Si, avete letto bene: non WADA, La Vada (Volontary Anti Doping Association), è un ente PRIVATO facente capo alla ditta danese Clearidium.

Controlli fuorilegge senza la presenza di un medico, la VADA (non WADA) e il business dell’antidoping

Torniamo oggi ad occuparci del caso di Francesco Reda, ex corridore della Androni, squalificato per due anni per omesso controllo.

Come abbiamo già dimostrato, Francesco Reda non aveva colpe nell’omesso controllo da ricondurre ad un doppio errore dell’ispettrice mandata dall’UCI.

Il primo aspetto quanto meno strano è dovuto al fatto che questa ispettrice non era, come solitamente avviene, una commissaria UCI (come potrebbe essere ad esempio Tiziana Coccioni), ma un’incaricata della VADA. Si, avete letto bene: non WADA, La Vada (Volontary Anti Doping Association), è un ente PRIVATO facente capo alla ditta danese Clearidium.

 

Come già avevamo detto, il giorno 26 febbraio Reda era nella sua abitazione in provincia di La Spezia, ma l’ispettrice si era presentata all’Hotel Versilia di Camaiore dove Reda avrebbe alloggiato solo il giorno successivo. Il giorno 27 Reda era, come indicato nel sistema di reperibilità, all’Hotel dell’Androni, ma l’ispettrice si è presentata (sbagliando per la seconda volta) presso la sua abitazione.  Non trovandolo ha atteso un po’ di tempo, poi lo ha contattato al cellulare e lui l’ha informata che non era a casa, ma nell’hotel della squadra. La donna, insieme ad un assistente, è dunque giunta sul posto, ma complice un po’ di ritardo dovuto a capire dell’errore e il tempo di trasferirsi dalla provincia di La Spezia a Camaiore e la donna è giunta al luogo del controllo fuori tempo massimo. Reda avrebbe potuto rifiutarsi di sottoporsi al controllo.

 Nonostante questo, Reda ha deciso di sottoporsi comunque al prelievo di sangue, purtroppo per lui però non è riuscito ad urinare dal momento che, per via del ritardo, aveva già urinato qualche minuto prima di sapere dell’arrivo dell’ispettrice.

Qui, un’altra mancanza, forse la più grave: la delegata della Claeridium, Paola M., non risulta essere un medico, ma dal profilo facebook della donna risulta essere un’infermiera. Per la legge italiana è indispensabile che ad effettuare un prelievo biologico sia un medico iscritto alla Federazione italiana Medici Sportivi. Il Regolamento UCI in realtà non lo prevedrebbe, ma come i nostri visitatori più attenti sanno, lo stesso Regolamento stabilisce che in caso di contrasti con le leggi dello Stato queste abbiano assoluta priorità.

Dunque, non solo il controllo non avrebbe potuto svolgersi per via del ritardo, non solo non avrebbe potuto svolgersi perché non corrispondente al mandato ricevuto, ma in Italia un controllo antidoping senza medico è fuori legge e potrebbe configurarsi, per chi effettua il controllo, il reato di esercizio abusivo della professione medica.

Nonostante tutte queste vistose irregolarità che hanno portato, tra l’altro l’UCI ha non sospendere Reda ma bensì l’ispettrice, il CONI lo ha squalificato. Il corridore calabrese ha annunciato che presenterà ricorso, speriamo che, anche se in ritardo, venga fatta giustizia.

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