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Madonna di Campiglio 1999:  è successo qualcosa di strano oppure tutto in regola e Pantani aveva realmente l’ematocrito a 52 ? Quasi certamente non sapremo mai come sono andate realmente le cose in quel maledetto 5 giugno di 15 anni fa e gli appassionati continueranno ad essere divisi in due fazioni.

Per questo, in due puntate, tenteremo di riassumere le due tesi affinché ognuno possa con una serie di elementi oggettivi farsi una sua idea riguardo a quel giorno che ha posto fine alla vita del campione Marco Pantani e con tutta probabilità anche al ciclismo con la C maiuscola.

Madonna di Campiglio: complotto o controllo regolare ? La tesi del complotto

Madonna di Campiglio 1999:  è successo qualcosa di strano oppure tutto in regola e Pantani aveva realmente l’ematocrito a 52 ? Quasi certamente non sapremo mai come sono andate realmente le cose in quel maledetto 5 giugno di 15 anni fa e gli appassionati continueranno ad essere divisi in due fazioni.

Per questo, in due puntate, tenteremo di riassumere le due tesi affinché ognuno possa con una serie di elementi oggettivi farsi una sua idea riguardo a quel giorno che ha posto fine alla vita del campione Marco Pantani e con tutta probabilità anche al ciclismo con la C maiuscola.

 

Era il primo anno dei controlli ematici sulla salute, i corridori stessi avevano chiesto all’UCI di prendere in considerazione il valore dell’ematocrito e non altri forse anche più significativi. Pare che alla base di questa richiesta ci fosse la volontà di poter controllare in proprio i livelli, cosa fattibile velocemente con l’ematocrito, mentre per gli altri parametri sarebbero servite analisi di laboratorio. Come dicevamo, il controllo dell’ematocrito era possibile attraverso dei macchinari, comunemente detti “centrifughe”, che però non erano troppo affidabili e andavano tarati in maniera corretta. Per questo l’UCI aveva imposto ai propri medici di tararli con un punto di difetto.  

La prima stranezza è che quel giorno i controlli sono arrivati in ritardo: erano le 7.20 e la tappa partiva alle ore 10.55. Come dissero alcuni D.S. gli ispettori furono fortunati a non trovare i corridori già a colazione, se così fosse stato non si sarebbero potuti fare i controlli. La seconda stranezza deriva dal fatto che Antonio Coccioni, ispettore UCI, non fosse presente nella stanza al momento del controllo. Era compito suo quello di accertare che la procedura si svolgesse secondo i regolamenti UCI, ma non essendo presente non poteva adempiere al suo compito. Appena entrato, Michele Partenope prese una provetta tra le 50 che avevano a disposizione e si procedette al prelievo di sangue. Eugenio Sala, l’altro medico presente, scrisse sulla provetta il codice di Pantani e poi mostrando la provetta al Pirata disse:« La vede ? La vede che è la sua ? La guardi bene che non voglio contestazioni». Pare che una volta etichettata, Partenope prese la provetta e, anziché riporla nel contenitore refrigerato, se la mise in tasca. Gli ispettori se ne andarono e in circa 20 minuti arrivò il verdetto: Pantani è fuori dal Giro.

Per questo tipo di controlli non era prevista alcuna controanalisi, quindi sabotando quel campione sia sarebbe alterato il risultato e non ci sarebbero state prove della manipolazione. Di ipotesi a riguardo se ne sono fatte tante: quella più gettonata era che la provetta fosse stata scaldata con un fornellino da camping, erano sufficienti pochi secondi per falsare completamente l’esito. Va sottolineato che queste restano tutte supposizioni non suffragate da prove. Diverso il discorso dell’aferesi (separazione della parte liquida da quella solida), togliendo un po’ di parte liquida con una siringa si avrebbe avuto un aumento dell’ematocrito e un calo delle piastrine, come di fatto è avvenuto. Non essendoci controanalisi non vi sarebbe stata la prova dell’eventuale intervento esterno.

Chi avrebbe avuto interesse a sabotare la provetta per fare fuori Marco Pantani dal Giro 1999? Teoricamente nessuno, in pratica tutti. Pantani era il vero sindacalista dei corridori, colui che al Tour de France si era seduto per terra scioperando, lo stesso che qualche settimana prima di essere sospeso era andato al “Processo alla Tappa” a ribellarsi contro le modalità dei controlli e innescando un braccio di ferro con il CONI e la Mapei di Giorgio Squinzi. L’ex presidente dell’UCI Verbruggen, in altre circostanze, a mo’ di minaccia, ha più volte detto:«… ho i mezzi per fare risultare positivo un corridore quando voglio…».

Diciamo che la sospensione di Marco Pantani ha fatto sapere a tutti che, masochisticamente, nel ciclismo si faceva una seria al doping e ha fatto capire a tutti i corridori che esponendosi contro il sistema avrebbero avuto solo da perderci. Colpirne uno per educarli tutti, questo è più o meno ciò che secondo alcuni sarebbe accaduto quel tragico 5 giugno 1999.  

Meglio un ciclismo con tanto pubblico, con sempre più sponsor, con audience televisivi elevatissimi, e corridori sempre più forti e tutelati, oppure un ciclismo modesto ma tutto controllato da chi lo gestisce ? Noi non avremmo dubbi sul preferire la prima ipotesi, ma non siamo certi che tutti in questo sport l’abbiano pensata così.

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