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Tonina Pantani che inveisce contro chi del ciclismo non ha difeso Marco a Madonna di Campiglio e Beppe Martinelli, attuale TM dell’Astana, che con sguardo inebetito fissa il vuoto. E’ questa l’immagine più significativa, e se vogliamo anche innovativa, dello speciale presentato da RaiSport su Marco Pantani. La sua risposta, dopo che Tonina Pantani se ne era andata, però Martinelli ci lascia perplessi anche alla luce di ciò che lo stesso Martinelli aveva dichiarato in altre occasioni.

Il caso Madonna di Campiglio e le due “verità” di Giuseppe Martinelli

Tonina Pantani che inveisce contro chi del ciclismo non ha difeso Marco a Madonna di Campiglio e Beppe Martinelli, attuale TM dell’Astana, che con sguardo inebetito fissa il vuoto. E’ questa l’immagine più significativa, e se vogliamo anche innovativa, dello speciale presentato da RaiSport su Marco Pantani. La sua risposta, dopo che Tonina Pantani se ne era andata, però Martinelli ci lascia perplessi anche alla luce di ciò che lo stesso Martinelli aveva dichiarato in altre occasioni.

Rileggiamo insieme la trascrizione di quanto dichiarato ai microfoni RAI:«Un fondo di verità in quello che dice Tonina ci sarà sicuramente, tornando indietro qualcosa cambierei nel mio modo di pensare non certo nelle modalità del controllo. Ho sempre detto e sempre ripeterò perché questa è la mia verità, che quel giorno lì qualcosa non ha funzionato, ma non nel controllo. Ok le provette, ma se le provette per quattro corridori sono quattro e l’ultima spetta a Pantani, al mio posto non so chi l’avrebbe rifiutata andando a casa dal Giro senza sottoporsi al controllo, sono arrivati in ritardo e hanno fatto tutto in fretta e furia e dopo un quarto d’ora avevano già i risultati. Un po’ di nervosismo c’era, siamo partiti con i controlli del CONI, ma mai mi sarei aspettato che avesse l’ematocrito alto. Tante volte mi sono chiesto perché non abbiamo fatto nulla per riportare l’ematocrito dov’era. Nella stanza dove è stato controllato Marco abbiamo sentito subito Leon Schattenberg, il responsabile medico UCI, qualcosa abbiamo provato, ma l’esame era quello lì, pur ripetendo l’esame il sangue e i valori erano quelli lì».

Sintetizzando il Martinelli pensiero possiamo dire che: 1) Per lui era impossibile che Pantani potesse scegliere lui la provetta. 2) Martinelli si interroga sul perché non si sia intervenuti per riportare l’ematocrito nei valori normali. 3) Lui per ciò che attiene al controllo rifarebbe tutto ciò che ha fatto il 5 giugno 1999.

Per capire che anche nelle dichiarazioni dell’ex diesse del Pirata qualcosa non quadra è sufficiente andare a rileggersi i verbali del processo di Trento quando il dottor Michele (all’anagrafe Michelarcangelo) Partenope risponde alla domanda del Giudice sul numero di provette portate:« In una scatola ne avevamo cinquanta, ma non ricordo più se le scarole erano due». Una cosa è però certa: le provette non erano solo quattro come dichiarato in diretta televisiva da Martinelli, quindi Pantani avrebbe potuto scegliere e lui, il diesse, o il medico della squadra avrebbero dovuto fare rilevare e mettere a verbale l’irregolarità.

Lo stesso Beppe Martinelli qualche tempo fa ha dichiarato a Francesco Ceniti:« Davvero si poteva invalidare quel test ? Mio Dio, mio Dio … Noi eravamo tranquilli, sapevamo benissimo del controllo e come tutti avevamo misurato l’ematocrito. Era sotto il 50 di parecchio. Gli ispettori erano un po’ nervosi, ma non pensavo a controllare le loro mosse. Quando mi hanno comunicato gli esiti sono rimasto incredulo. E ho iniziato ad avere i primi sospetti. Il sangue una volta preso andava messo nella centrifuga per alcune volte e ci voleva del tempo per farlo. Di solito passavano quarantacinque minuti dal prelievo ai risultati. Quel giorno arrivarono in un quarto d’ora.»

Qualcosa proprio non torna, perché le dichiarazioni a Francesco Ceniti risalgono a circa 8 mesi fa e sono contenute nel libro “In nome di Marco” e sono quindi antecedenti alla diretta di venerdì scorso. Perché Martinelli ha allora mentito su particolari importanti, tentando così di spazzare via dubbi sulla regolarità di un controllo che ha pesantemente insospettito anche lui ?

Non ci ha mai sfiorato neanche una volta l’idea che Martinelli possa aver venduto Pantani, non difendendolo. Crediamo però che in quel periodo nessuno dell’ambiente era particolarmente attento a regolamenti e procedure. Oggi capita che ad alcuni controlli antidoping presenzi l’avvocato anziché il Direttore Sportivo e tutti sanno (almeno a livello professionistico) quale è la procedura e sanno benissimo cosa far mettere a verbale e quali sono le cose che possono invalidare un controllo. All’epoca non era così, si era all’inizio e, forse anche per l’arretratezza del ciclismo, nessuno aveva imparato a memoria il regolamento o aveva voglia di farlo applicare passando per il rompiscatole di turno.

Ma allora perché venerdì Martinelli non ha denunciato queste irregolarità, tentando di fare credere ai telespettatori che tutto quel giorno si sia svolto in modo regolare ? Diciamo che se Martinelli non facesse più parte del mondo del ciclismo sarebbe sicuramente più libero. Ne parleremo nei prossimi giorni, ma il caso Pantani ha dimostrato in maniera inequivocabile come vengano visti all’interno del palazzo ciclistico coloro che non stanno allineati al becero politically correct. Martinelli è Team Manager di una delle migliori squadre al mondo e dirige il miglior corridore italiano in attività. Vien da sé che, per come è l’ambiente ciclistico, non possa puntare l’indice verso il sistema che ha governato il ciclismo fino allo scorso mese di settembre e forse ancora oggi è presente in alcune stanze del potere di Aigle.

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