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Non ci sono mai piaciute le lamentele del popolo ciclistico l’indomani di una positività. «Vadano a controllare i calciatori» dicono alcuni. «Vorrei vedere cosa capiterebbe se controllassero i calciatori» aggiungono altri. Non crediamo che sia corretto guardare sempre gli altri, ma crediamo che sia doveroso evidenziare alcune disparità di trattamento tra i corridori ciclisti e altri sportivi come ad esempio i calciatori.

Calcio e ciclismo due differenti metodi di affrontare il problema doping: omertà o solo difesa del prodotto ?

Non ci sono mai piaciute le lamentele del popolo ciclistico l’indomani di una positività. «Vadano a controllare i calciatori» dicono alcuni. «Vorrei vedere cosa capiterebbe se controllassero i calciatori» aggiungono altri. Non crediamo che sia corretto guardare sempre gli altri, ma crediamo che sia doveroso evidenziare alcune disparità di trattamento tra i corridori ciclisti e altri sportivi come ad esempio i calciatori.

 

Partiamo da una disparità di trattamento in giudizio. Paolo Alberati, amatore, squalificato per due anni per non aver dichiarato un farmaco. Dal 1 gennaio 2013 ciascun atleta, anche amatoriale, come Alberati, che vuole assumere a scopo terapeutico medicinali che potrebbero risultare al controllo antidoping deve fare preventivamente richiesta al CONI che provvede poi ad autorizzarla e ad non considerare eventuali positività derivanti da quel farmaco. Alberati, ciclista amatoriale, è stato squalificato a due anni per non aver fatto questa procedura che lo stesso ha ammesso di non conoscere. La legge non ammette ignoranza e così il povero Alberati si è beccato una squalifica di due anni. Lo scorso mese di dicembre il calciatore del Sassuolo, Francesco Acerbi, è stato segnalato come non negativo ad un controllo antidoping perché avrebbe utilizzato un farmaco per combattere un tumore che lo stava purtroppo affliggendo. Anche Acerbi non ha chiesto autorizzazione preventiva e tutto è uscito solo dopo la non negatività più o meno come accaduto ad Alberati. Non solo Acerbi non è stato squalificato, ma gli è pure stata tolta la sospensione cautelare. Noi crediamo che nessuno dei due sia un dopato, ma perché se una regola vale per Alberati che è un amatore non vale per Acerbi che è un professionista con uno staff medico professionistico al suo servizio?

Parliamo poi di mancati o ritardati controlli. Come i nostri visitatori probabilmente sanno dal momento della notifica il controllore (chaperon o ispettore medico) non può perdere il contatto visivo con l’atleta da controllare. Nel 2009 capitò che due calciatori, non certamente campioni, Mannini e Possanzini del Brescia, tardarono ad un controllo interrompendo il contatto visivo. In pratica entrarono nello spogliatoio, si chiuse la porta, l’allenatore fece una sfuriata, loro si fecero la doccia e poi andarono al controllo. Procedura infranta e squalifica di un anno per i due calciatori. Oltre a loro e ai loro club, che contrariamente a ciò che avviene nel ciclismo non li hanno scaricati, la FIGC si è subito schierata contro la squalifica affermando pubblicamente che la punizione era abnorme per un simile “disguido” e l’AIC (equivalente dell’ACCPI in ambito calcistico) minacciò addirittura uno sciopero. Dopo tutto questo cancan, il CONI ha squalificato questi due giocatori per 15 giorni. Pensiamo poi al caso di Francesco Reda un corridore che per colpe non sue, ma dell’ispettrice antidoping, si è sottoposto solo al prelievo ematico e non è riuscito ad urinare immediatamente ed è stato squalificato per due anni. Scaricato dalla sua squadra e senza che FCI e ACCPI intervenissero per ottenere giustizia o quanto meno lo stesso trattamento riservato, ad esempio, ai due calciatori.

Fino qui ci siamo occupati principalmente delle differenze in tema di giudizio, ora però vogliamo portare a conoscenza una differenza in tema di controlli, in particolare quelli fuori competizione. Sono 276 i ciclisti inseriti nella famosa lista degli atleti RPT che sono costretti alla reperibilità.  I calciatori che possono essere controllati fuori competizione sono invece solo 19 di cui 14 sono atleti della nazionale Calcio a cinque, e solo 5 giovani calciatori. Nessun big è inserito in questo elenco. Nel ciclismo, invece, in questo elenco ci sono campioni del calibro di Nibali, Visconti e Pozzato.

Affrontare il tema del doping nel calcio, anche riferito ad un giocatore di terza fascia significa scottarsi perché scendono in campo i pezzi da 90, la Federazione, le società, gli sponsor, il sindacato calciatori e gli stessi media si allineano per non trovarsi isolati e per non rischiare di rovinare il loro prodotto. Affrontare il tema doping nel ciclismo è l’esatto contrario e tutti si schierano contro il corridore presunto dopato continuando ad affossare il prodotto ciclismo.  

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