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Che l’ACCPI non svolga quello che sarebbe il suo compito, e cioè difendere i corridori, lo sappiamo da tempo e lo abbiamo denunciato più di una volta, ma la storia che racconteremo oggi ha veramente dell’incredibile.

Francesco Reda è stato squalificato per due anni per “omesso controllo”. Le circostanze che hanno portato al mancato controllo del corridore sono però tutt’altro che regolari e dimostrano quanta prevenzione ci sia da parte degli organi giudicanti.

Reda squalificato 2 anni senza colpe, l’ultima gaffe di un ACCPI allo sbando

Che l’ACCPI non svolga quello che sarebbe il suo compito, e cioè difendere i corridori, lo sappiamo da tempo e lo abbiamo denunciato più di una volta, ma la storia che racconteremo oggi ha veramente dell’incredibile.

Francesco Reda è stato squalificato per due anni per “omesso controllo”. Le circostanze che hanno portato al mancato controllo del corridore sono però tutt’altro che regolari e dimostrano quanta prevenzione ci sia da parte degli organi giudicanti.

 

Il giorno 27 febbraio 2013, mentre Reda si trovava presso la sua abitazione, l’ispettrice dell’UCI si è recata presso l’hotel di Camaiore che avrebbe ospitato il giorno successivo la Androni – Venezuela e lo stesso Reda.  In quell’occasione l’ispettrice non chiamò Reda, come solitamente avviene, e l’UCI prese atto dell’errore della sua incaricata.

Il giorno seguente l’ispettrice, anziché recarsi presso l’hotel come indicato nell’ADAMS, si è recata presso l’abitazione di Reda. Non trovandolo lo ha chiamato per sapere dove fosse, chiarito il fatto che Reda era al posto giusto e l’ispettrice al posto sbagliato questa si è presentata con due ore di ritardo su quanto previsto dalle norme. Nonostante ciò, Reda si è sottoposto al prelievo ematico, ma non è riuscito ad urinare in quanto l’aveva già fatto prima svuotando così la vescica. Anziché attendere che Reda, facendo colazione e bevendo qualcosa, potesse nuovamente essere in grado di urinare, l’ispettrice se ne è andata dicendo che non aveva tempo da perdere.  

Prima di parlare dell’ACCPI facciamo qualche considerazione:

1)      L’ispettrice ha commesso due errori nel giro di due giorni dimostrandosi inaffidabile e incapace di leggere il sistema ADAMS.

2)      Reda, nonostante il ritardo dell’ispettrice che avrebbe potuto consentirgli di rifiutarsi di sottoporsi al controllo, ha deciso comunque di sottoporsi al controllo ematico risultato negativo.

3)      Sebbene Reda non sia riuscito ad urinare immediatamente, è stata l’ispettrice a non voler attendere che il corridore potesse espletare l’operazione.

Alla luce di tutto questo, crediamo che la squalifica di due anni sia una vera e propria ingiustizia messa in atto per dare in pasto all’opinione pubblica l’ennesimo “dopato” del ciclismo.

In tutta questa vicenda l’ACCPI è rimasta a guardare. Se anziché trattarsi di un povero corridore ciclista si fosse trattato di un qualunque lavoratore, il suo sindacato avrebbe giustamente alzato le barricate a difesa del proprio associato. Nel ciclismo non funziona così. L’ACCPI non ha difeso Reda, non gli ha evitato una squalifica ingiusta, non ha fatto causa all’ispettrice. Che senso ha un’associazione del genere ?

L’ACCPI avrebbe dovuto immediatamente citare in giudizio l’ispettrice (sospesa dall’UCI), e schierare i suoi legali al fianco di Reda nel processo sportivo, mobilitare l’opinione pubblica sul caso prima della sentenza e, in caso di condanna, minacciare scioperi e blocchi dell’attività.

Crediamo che i tempi siano maturi per la costituzione di un nuovo sindacato, gestito da persone con gli attributi e soprattutto che abbiano tra le loro priorità la difesa dei corridori più che andare a braccetto con UCI e Federazione. E’ giunto il momento che Federazioni, Ispettori antidoping, UCI, giustizia sportiva, organizzatori e giornalisti temano di dover incontrare sulla propria strada il sindacato corridori e per questo agiscano sempre per il meglio e secondo le regole.

Solo spazzando via gli incapaci, i corridori torneranno ad essere rispettati e trattati  come dei professionisti meritano.

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