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L’ACCPI ha cambiato presidenza, ma sembra proprio che non riesca a tirarsi fuori dall’ipocrisia e che non voglia svestire i panni dello sceriffo.

Ricordiamo con dolore quando il giorno della positività di Mauro Santambrogio proprio l’ACCPI fece un comunicato preannunciando azioni legali nei confronti del ciclista “cattivo”. Oggi tutti sappiamo che le responsabilità di Santambrogio sono tutt’altro che certe e conosciamo lo stato psicologico in cui versa il corridore comasco. Scrivemmo che l’ACCPI deve stare vicina ai suoi associati, in particolare coloro che sbagliano.

Intervista a “Le Iene”: ACCPI contro Di Luca nel festival dell’ipocrisia

L’ACCPI ha cambiato presidenza, ma sembra proprio che non riesca a tirarsi fuori dall’ipocrisia e che non voglia svestire i panni dello sceriffo.

Ricordiamo con dolore quando il giorno della positività di Mauro Santambrogio proprio l’ACCPI fece un comunicato preannunciando azioni legali nei confronti del ciclista “cattivo”. Oggi tutti sappiamo che le responsabilità di Santambrogio sono tutt’altro che certe e conosciamo lo stato psicologico in cui versa il corridore comasco. Scrivemmo che l’ACCPI deve stare vicina ai suoi associati, in particolare coloro che sbagliano.

 

Di Luca di errori ne ha fatti tanti e l’intervista alle “Iene” è solo l’ultimo in ordine di tempo. Il suo gesto non ha veramente senso, se non una precisa volontà  di “sputtanare” quello che è stato il suo sport. Di Luca afferma che sia impossibile arrivare nei primi dieci di un Grande Giro senza doparsi. Non vogliamo crederlo, però non è poi tanto diverso da ciò che hanno detto in tanti prima di lui e che pensa tanta gente comune.

Il problema non sono le parole di Di Luca, ma il fatto che qualcuno possa credergli. Purtroppo, il racconto fatto dal ciclista abruzzese  trova terreno fertile in tutte quelle persone (anche che seguono il ciclismo da vicino) che si sentono in qualche modo di condividere queste affermazioni, oppure che vedono le loro convinzioni rafforzate. Ad esempio, se un soggetto qualsiasi affermasse che Papa Francesco è un serial killer nessuno lo prenderebbe sul serio, nessuno penserebbe di querelarlo e quell’uomo verrebbe zittito dall’opinione pubblica in tempo reale.

Più che fare causa a Di Luca, che rischia di attirare più attenzione sul problema e peggiorare ancora di più l’immagine del ciclismo,  crediamo che l’ACCPI farebbe  bene a difendere i corridori chiedendo ad esempio che vengano estesi a tutti gli sport gli stessi controlli che ci sono nel ciclismo, o in subordine che si applichino al ciclismo gli stessi controlli degli altri sport. L’ACCPI dovrebbe poi chiedere alla Federazione di obbligare le Continental ad essere società di capitali in modo da fare un regolare contratto professionistico ai corridori, anziché sottopagarli. Sempre l’ACCPI dovrebbe vigilare che non ci siano corridori ricattati per fare il proprio lavoro, costretti cioè a pagare per lavorare. Insomma, di roba da fare, molto più utile che la causa a Di Luca, l’ACCPI ne avrebbe, ma proprio per il ruolo di sceriffo che si è dato negli anni preferisce fare altro.

Vi immaginate l’ACCPI che inizia una battaglia con l’UCI e la WADA ? Oppure che inizia un braccio di ferro con la FCI ? Oppure ancora che vigila su ciò che viene fatto nelle squadre ? Noi non riusciamo ad immaginare un’ACCPI così combattiva, molto meglio fare causa a Di Luca o Santambrogio che danno visibilità e non pestano i piedi a nessuno. 

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