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Dopo la bella inchiesta di ciclismoweb che ha portato alla luce che le squadre Continental per correre siano costrette da alcuni organizzatori a pagarsi vitto e alloggio è d’obbligo una riflessione.

Sicuramente l’attuale momento economico non è dei migliori per nessuno, però abbiamo come l’impressione che le diverse componenti del ciclismo italiano stiano sfruttando il momento e che il ciclismo stia perdendo ogni occasione per provare a rilanciarsi appiattendosi su quella mediocrità a cui ci hanno ormai abituato le corse italiane.

A Donoratico è scandalo Continental: senza di loro partirebbero in 60, ma devono pagarsi gli hotel !

Dopo la bella inchiesta di ciclismoweb che ha portato alla luce che le squadre Continental per correre siano costrette da alcuni organizzatori a pagarsi vitto e alloggio è d’obbligo una riflessione.

Sicuramente l’attuale momento economico non è dei migliori per nessuno, però abbiamo come l’impressione che le diverse componenti del ciclismo italiano stiano sfruttando il momento e che il ciclismo stia perdendo ogni occasione per provare a rilanciarsi appiattendosi su quella mediocrità a cui ci hanno ormai abituato le corse italiane.

 

GLI ORGANIZZATORI E LE CONTINENTAL : Le Continental, secondo quanto trapela informalmente dalla FCI, sono nate per andare ad aiutare gli organizzatori italiani dandogli qualche partente in più. Ciò che Adriano Amici ha dichiarato a Ciclismoweb deve fare riflettere perché è concettualmente giusto, ma profondamente sbagliato se si considera che molte gare (tra cui la stessa Donoratico) senza la partecipazione delle Continental finirebbero per avere al via pochissime squadre (Senza le Continental a Donoratico ci sarebbero solo 7 squadre!). A noi quello di Amici sembra un ragionamento ipocrita: le Continental mi salvano la corsa, ma io dico che non mi interessano per non pagare gli alberghi.

PIERONI E GLI ORGANIZZATORI: Chi frequenta l’ambiente ciclistico conosce sicuramente bene Piero Pieroni, coordinatore delle squadre di moltissime gare. A Pieroni abbiamo sempre riconosciuto il merito di essersi inventato un ruolo utile all’interno del ciclismo, ma con il passare del tempo la sua figura a tanti è sembrata essere più una zavorra che un aiuto. Crediamo che per ingaggiare le squadre italiane (World Tour e Professional) e le Continental che si pagano gli hotel non serva assolutamente questa figura  che invece potrebbe essere utile per ingaggiare le formazioni World Tour straniere.

PIERONI E LE CONTINENTAL: I detrattori di Piero Pieroni sono soliti dire che lui abbia accordi sia con gli organizzatori sia con le squadre. Sono infatti numerose le formazioni Continental che nel corso degli anni hanno fatto parte della sua scuderia. «Se non sei nelle grazie di Pieroni in Italia non corri» ci ha dichiarato un ex Team Manager di una squadra Continental. Oggi i tempi sono cambiati, ma ci risulta che alcune squadre Continental abbiano ancora rapporti commerciali con lui. Nulla di vietato, ma crediamo che sia profondamente inopportuno che un soggetto lavori al contempo per gli organizzatori e per le squadre. Non dando ai primi la qualità e trattando in modo poco dignitosa i secondi. Se le Continental avessero bisogno di un soggetto per creare un fronte comune nei confronti degli organizzatori, crediamo che questo soggetto non dovrebbe essere anche pagato dagli stessi organizzatori.

LE CONTINENTAL E LE WORLD TOUR: Accade sempre più spesso che le formazioni World Tour abbiano una sorta di “vivaio” Continental. Se è vero ciò che ha dichiarato Adriano Amici e cioè che l’ospitalità alberghiera alla Marchiol sia merito della Lampre di Saronni, è più che doveroso chiederci se le due squadre siano in qualche modo legate. Se così fosse ci sarebbe qualcosa che non va, infatti, una squadra correrebbe in 16 atleti anziché 8 ed in una corsa come Donoratico è un vantaggio non indifferente. Ricordiamo che nel caso della Katusha e della Itera vale la regola che laddove corre una non può correre l’altra. Anche se la Marchiol non appartenesse al vivaio Lampre, siamo sicuri che non configuri un illecito sportivo dal momento che in modo diretto o indiretto avviene un passaggio di denaro (o servizi) tra le due formazioni ?

«Tutto sbagliato, tutto da rifare» direbbe l’indimenticato Gino Bartali. Il ciclismo italiano anche e soprattutto per via di ciò che abbiamo descritto in questo articolo è in grandissima difficoltà. Se la riforma UCI dovesse entrare in vigore dal 2015 queste corse sarebbero automaticamente declassate a gare dilettantistiche.

Purtroppo gli organizzatori italiani hanno sempre tirato a campare organizzando come si sarebbe potuto fare 20 anni fa. Neanche un organizzatore solitamente lungimirante come Adriano Amici che ha in calendario numerosi giorni di gara, ha mai tentato, ad esempio, di vendere i propri diritti televisivi all’estero, racimolando qualche quattrino utile magari per la produzione TV in diretta dando alle proprie gare un respiro sempre più internazionale. Sempre gli organizzatori dovrebbero affidarsi al “coordinatore delle squadre” solo per ingaggiare quella formazioni straniere di primo piano, puntando e investendo sulla qualità dei partecipanti. Avendo in questo ruolo chi è in contatto con squadre Continental italiane e straniere, il dubbio che questo privilegi il proprio interesse facendo correre queste squadre di terza fascia anziché adoperarsi al massimo per avere al via le formazioni di primo livello è più che legittimo. Le Continental dovrebbero affidarsi ad un soggetto senza conflitti di interesse che sappia monetizzare l’importanza di questa categoria costringendo l’organizzatore a trattare le Continental al pari delle altre o a fare corse con al via una sessantina di corridori.

Senza cambiare registro, per il ciclismo italiano non ci sarà futuro. Nulla di male che persone anziane cerchino di ottimizzare i loro ultimi anni di carriera, ma almeno non dicano che amano il ciclismo.

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