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Non sappiamo quanti degli organizzatori di gare professionistiche in Italia siano a conoscenza della riforma mondiale del ciclismo che troverà la sua applicazione dal 2015. Per gli organizzatori italiani che vorranno continuare a fare un ciclismo di qualità sarà indispensabile riuscire ad entrare nelle cosiddette prima e seconda divisione, perché altrimenti al via potranno avere solamente squadre professional (destinate comunque a scomparire) e continental (dilettanti).

Dal 2015 avremo 16 squadre di 1^ divisione e 8 squadre di 2^ divisione, tutte le altre (professional e continental) saranno in 3^ divisione.  

Riforma dei calendari, ecco perchè le gare professionistiche italiane sono destinate a diventare per “dilettanti”

Non sappiamo quanti degli organizzatori di gare professionistiche in Italia siano a conoscenza della riforma mondiale del ciclismo che troverà la sua applicazione dal 2015. Per gli organizzatori italiani che vorranno continuare a fare un ciclismo di qualità sarà indispensabile riuscire ad entrare nelle cosiddette prima e seconda divisione, perché altrimenti al via potranno avere solamente squadre professional (destinate comunque a scomparire) e continental (dilettanti).

Dal 2015 avremo 16 squadre di 1^ divisione e 8 squadre di 2^ divisione, tutte le altre (professional e continental) saranno in 3^ divisione.  

 

Le squadre di prima divisione avranno l’obbligo di partecipare ai 120 giorni di gara del calendario della loro divisione, potranno partecipare alle prove di seconda divisione e a quelle di HC dei circuiti continentali.

Le squadre di seconda divisione avranno l’obbligo di partecipare ai 50 giorni di gara del calendario della loro divisione e da 6 a 8 di loro potranno essere invitate alle prove di prima divisione. Ogni squadra di seconda divisione avrà diritto ad almeno un invito per un grande Giro.

Le squadre professional non potranno più partecipare ai Grandi Giri o alle corse a tappe di prima e seconda divisione (p.es Giro di Svizzera, Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Delfinato ecc.). Al massimo potranno essere concessi due inviti per gare in linea di 1^ divisione (Sanremo, Fiandre, Roubaix ecc.).

A complicare la vita degli organizzatori ci sarà anche la riduzione del numero di corridori per ciascuna squadra. Si passa infatti dai 30 corridori attuali per una World Tour ai 22 del 2015. Mentre le formazioni Professional potranno avere massimo 10 atleti.

Praticamente un organizzatore di classe 1.1 (p.es. Laigueglia, Camaiore, Agostoni, Bernocchi, ecc) sarà impossibile invitare le migliori 24 squadre del mondo e dovranno pescare i loro partenti solo tra quelli delle formazioni professional e soprattutto Continental.

Appare evidente che chi non rientrerà nelle gare di 1^ e 2^ divisione si ridurrà ad essere una gara poco più che dilettantistica.

In questa ottica deve essere letta la proposta della Federazione di aumentare il numero di squadre Continental, proprio per andare a garantire una sopravvivenza dilettantistica alle numerose corse storiche italiane che non riusciranno ad entrare nei 170 giorni di gara di 1^ e 2^ divisione.

Due dei criteri per riuscire a salvarsi riguardano l’aspetto televisivo e cioè la alta qualità della produzione TV e la diffusione della corsa nel mondo. Purtroppo l’Italia in questo non brilla poiché aldilà della sintesi in differita RAI raramente si è andati. Anche l’aspetto relativo al cast di partecipanti non brilla, troppe corse “storiche”, infatti, sono state salvate dalle squadre Continental.

Come dicevano, la Federazione Ciclistica Italiana sta tentando di salvare gli organizzatori con le squadre Continental anziché tentare di inserire il più gare possibile nei calendari di prima e seconda divisione. Il ciclismo professionistico italiano è condannato a morte e la priorità della FCI, anziché provare ad impedire questa esecuzione, è solo quella di dare al ciclismo una bella tomba.

La riforma del Pro Tour con l’istituzione delle Professional e delle Continental è stata fatta nel 2005 e solo oggi, come ha affermato Cazzaniga, la Federazione ha deciso di andare ad incentivare le Continental di giovani come avviene in buona parte del mondo. L’aspetto curioso è che la FCI ci abbia messo 9 anni per recepire una riforma e che l’abbia recepita proprio quando tutto sta nuovamente cambiando.

Scusateci, ma noi non riusciamo proprio ad arrenderci all’idea di un ciclismo italiano limitato a tre o quattro corse professionistiche. Domani parleremo delle nuove Professional.

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