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Nel ciclismo i giudici probabilmente non avranno mai quella necessaria autonomia a ricoprire efficacemente tale ruolo. In questi anni, dal 2005 ad oggi in particolare nel post Meraviglia, i commissari hanno perso drasticamente potere apparendo oggi come un gruppo di turisti che elemosina servizi in cambio di gite in giro per l’Italia stando però ben attenti a non entrare in conflitto con chi sta dalla parte del cosiddetto potere.

Giudici sempre più ostaggio dei dirigenti federali, servono ormai solo per omologare le gare

Nel ciclismo i giudici probabilmente non avranno mai quella necessaria autonomia a ricoprire efficacemente tale ruolo. In questi anni, dal 2005 ad oggi in particolare nel post Meraviglia, i commissari hanno perso drasticamente potere apparendo oggi come un gruppo di turisti che elemosina servizi in cambio di gite in giro per l’Italia stando però ben attenti a non entrare in conflitto con chi sta dalla parte del cosiddetto potere.

 

Nel ciclismo il concetto di giudice è molto diverso da quello che nel calcio è ad esempio l’arbitro. Non abbiamo mai sentito dire di un arbitro che dà una sanzione ad una società o che fa squalificare un giocatore o un dirigente che rovina il calcio. Abbiamo sempre sentito parlare di arbitri che fanno bene o che fanno male, ma solo da un punto di vista tecnico. Nel ciclismo no, il giudice che segnala qualcosa è un nemico delle società.

La Federazione non ha mai voluto veramente risolvere questo aspetto e dare dignità a questa categoria. Fa comodo a tutti, dai massimi vertici federali al presidente del piccolo comitato provinciale, avere un certo controllo sui giudici e così l’aspetto tecnico viene messo da parte, ai giudici è richiesto di essere gli utili idioti. Utili, perché senza di loro non si fanno le gare, idioti perché non devono pensare, devono solamente essere al servizio di politici e organizzatori.

Nel calcio il giudice sportivo assume le proprie decisioni alla presenza del delegato arbitrale che verifica che non vi siano insabbiamenti o dimenticanze. Nel ciclismo capita talvolta che il giudice sportivo agisca su ordine del presidente di Comitato, accade che non si deliberi per mesi e mesi per non dover prendere provvedimenti su ciò che i giudici hanno magari coraggiosamente segnalato. Nel calcio a livello dilettantistico il  giudice sportivo è ciò che per la giustizia ordinaria è il magistrato, nel ciclismo troppo spesso il giudice sportivo o i componenti degli organi di giustizia diventano gli avvocati difensori.

Nel calcio, i presidenti di commissione o di sezione arbitrale sono i primi difensori della categoria, nel ciclismo molto spesso sono gli stessi che istruiscono i commissari su come dare meno problemi ai politici, organizzatori e società.  Non si dica che il paragone con il calcio è esagerato, perché non stiamo parlando di arbitri di serie A, stiamo parlando di arbitri delle categorie più basse.

In teoria dovrebbe funzionare così: i commissari vanno alla gara e fanno rispettare il regolamento, il giudice sportivo o gli altri organi di giustizia non si arrampicano sugli specchi nei malriusciti tentativi di dare attenuanti che non esistono, ma si limitano ad applicare le sanzioni deliberate sulla base delle risultanze dei commissari, i politici quando vengono chiamati dalla tale società che si lamenta dei giudici o che peggio chiede favori riagganciano in malo modo il telefono. Nel ciclismo non funziona così. I giudici vanno alle corse solo per omologarle, quando vanno oltre e scrivono qualcosa, giudici sportivi e organi di giustizia danno interpretazioni contro il regolamento e talvolta anche al limite del ridicolo (vedi caso Dagnoni all’Europeo Derny 2011) e i politici sono molto più attenti a non scontentare le società (che votano) che ad applicare le regole o a tutelare i commissari (che non votano).

Nel ciclismo le cose non cambieranno mai, i commissari saranno sempre meno influenti e sempre più alla mercé di tutti, nella pallanuoto 62 giudici di gara pugliesi hanno deciso di dire basta e di incrociare le braccia per chiedere diarie più dignitose e per protestare contro, dicono loro, “una giustizia sportiva locale amministrata con estrema superficialità e parzialità”. I commissari di gara qualche anno fa tentarono uno sciopero riuscito solo a metà con la conseguenza che alcuni commissari, non aderenti alla protesta, fecero più gare di quelle mentre quelli ribelli rimasero al palo e per un po’ lontani dalle grandi corse.

Aldilà dello sciopero o meno: i commissari bravi, attenti e scrupolosi si divertono ancora ad andare a fare le gare con questi metodi ? e ancora, se non si divertono più come molti ci hanno segnalato, non hanno null’altro di meglio da fare nella loro vita che andare ad una gara ciclista ed essere ostaggi del politicuccio (sportivo) locale ?    

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