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Nonostante le chiarissime parole di Renato Di Rocco sul tema delle molestie sulle donne, anche nel ciclismo, il comitato regionale in cui si sarebbero perpetrate le molestie, avrebbe deciso di non adottare alcun provvedimento.

Alla base della decisione, che filtra da fonti interne, ci sarebbe la convinzione che tale comportamento sia da ricondurre alla vita privata dei due soggetti e che quindi non sia interesse del Comitato. Oltre a questa, che è la motivazione ufficiale, da parte di esponenti di quel comitato c’è poi la convinzione che quanto mostrato dalla commissaria non sia poi così grave.  

Nonostante l’input di Di Rocco, il Comitato Regionale non rimuove il commissario presunto molestatore

Nonostante le chiarissime parole di Renato Di Rocco sul tema delle molestie sulle donne, anche nel ciclismo, il comitato regionale in cui si sarebbero perpetrate le molestie, avrebbe deciso di non adottare alcun provvedimento.

Alla base della decisione, che filtra da fonti interne, ci sarebbe la convinzione che tale comportamento sia da ricondurre alla vita privata dei due soggetti e che quindi non sia interesse del Comitato. Oltre a questa, che è la motivazione ufficiale, da parte di esponenti di quel comitato c’è poi la convinzione che quanto mostrato dalla commissaria non sia poi così grave.  

 

Chiariamo subito che non è compito né nostro né del Comitato giudicare se la documentazione mostrata dalla commissaria sia sufficiente e se tutta la vicenda possa in qualche modo configurare un reato. La valutazione spetta alla Procura Federale, in ambito sportivo, e alla magistratura ordinaria in ambito penale. Nessun altro soggetto può fare valutazioni che non gli competono.

Al Comitato sarebbero toccate esclusivamente quelle valutazioni in ordine alla opportunità che quel commissario continui a ricoprire il suo ruolo in commissione. Valutazioni che, aldilà che siano fattori privati o riferiti al comitato, non possono non condizionare l’attività ciclistica. Senza considerare poi che quel comitato non ha agito in modo da garantire la presunta vittima della vicenda.

Non sappiamo quali siano i reali motivi di questa scelta, siamo però certi del fatto che quel Comitato non potesse agire peggio. Un intervento tempestivo, non appena il collaboratore provinciale ha presentato il problema, avrebbe evitato che la notizia uscisse dalle stanze federali, più o meno come avvenuto in un altro comitato del centro Italia. Ha scelto di non intervenire neppure quando la notizia è uscita, seppur senza riferimenti, e non intervenendo, oltre a non tutelare la presunta vittima che è la cosa che ci interessa di più, si è posto nelle condizioni di essere considerato, agli occhi dell’opinione pubblica, connivente con quanto imputato a quel commissario. Neppure dopo che il presidente Di Rocco si è espresso in modo estremamente chiaro, questo Comitato ha deciso di intervenire per quanto di sua competenza avvalorando agli occhi della gente la convinzione che il Comitato non sia affatto una vittima della situazione.

Non riusciamo oggettivamente a comprendere per quale motivo un comitato estraneo a certi sospetti debba fare di tutto per andare a cercarsi problemi, di una cosa però ne siamo certi: questa vicenda ci riserverà sviluppi inaspettati che ci aiuteranno a meglio comprendere l’atteggiamento, apparentemente illogico, di questo comitato e dei suoi consiglieri. 

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