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Prosegue la nostra campagna di sensibilizzazione sul tema delle molestie sulle donne, a riguardo è intervenuto anche il presidente Renato Di Rocco con una posizione chiarissima della Federazione nazionale sul tema. Raramente il pensiero del presidente è stato così chiaro e circostanziato, si è addirittura spinto oltre le nostre aspettative suggerendo in concreto come la Federazione ha il dovere di intervenire.

Molestie sulle donne, Di Rocco:”Aldilà della giustizia ordinaria, il ciclismo ha l’obbligo di intervenire anche con sospensioni cautelari”

Prosegue la nostra campagna di sensibilizzazione sul tema delle molestie sulle donne, a riguardo è intervenuto anche il presidente Renato Di Rocco con una posizione chiarissima della Federazione nazionale sul tema. Raramente il pensiero del presidente è stato così chiaro e circostanziato, si è addirittura spinto oltre le nostre aspettative suggerendo in concreto come la Federazione ha il dovere di intervenire.

 

«Non ho alcuna remora, come uomo, anzitutto, e come presidente della Federazione Ciclistica Italiana, a testimoniare la mia condanna più ferma nei confronti di qualsiasi tipo di violenza nei confronti delle donne. L’affermazione può apparire scontata, ma per quanto mi riguarda, fa testo l’attenzione che ho sempre rivolto alla presenza femminile nella famiglia ciclistica durante il mio mandato, perché la considero un elemento propulsivo, di crescita umana e culturale di tutto il movimento. Non sto a ricordare le donne che ricoprono incarichi importanti al livello internazionale, nazionale e territoriale in misura mai registrata nel passato. Lo sport, in genere, è fondamentale per l’emancipazione e l’affermazione delle pari opportunità del mondo femminile. Sotto questo aspetto il ciclismo ha fatto passi da gigante, anche se molto resta ancora da fare. I nostri regolamenti parlano chiaro in tema di moralità e onorabilità a cui sono tenuti tutti i tesserati. Abbiamo gli strumenti giuridico-sportivi per fare indagini e accertare rapidamente i fatti, a prescindere da eventuali ricorsi alla giustizia ordinaria. Qualora si riscontrino elementi fondati in fase istruttoria, è nota la mia propensione a suggerire provvedimenti cautelativi, a salvaguardia dell’immagine di tutto il movimento, soprattutto in materie così delicate, in attesa delle sentenze definitive.» questo il condivisibilissimo pensiero di Renato Di Rocco, presidente della FCI.

Il massimo esponente del ciclismo in Italia non è limitato a condannare le molestie sulle donne e a sottolineare i passi avanti fatti nel periodo in cui lui è stato presidente, ha evidenziato tutti gli strumenti in mano alla Federazione per intervenire, indipendentemente da eventuali ricorsi alla giustizia ordinaria. Quella di Di Rocco sembra proprio essere la risposta a quel presidente di Comitato che, non sollevando dall’incarico in commissione quel commissario, ha riferito che la vicenda non riguarda il ciclismo e che per queste vicende è necessario rivolgersi alla magistratura.

Giustamente Di Rocco ha capito che l’argomento è estremamente importante e che non può essere condizionato da divisioni politico-sportive. Su questo tema non devono esistere i “dirocchiani” e gli “antidirocchiani”, ma tutti devono combattere dalla stessa parte.

Oltre a quanto auspicato da Di Rocco, il presidente di quel comitato avrebbe potuto, senza attendere un intervento esterno, sollevare quel commissario dall’incarico in commissione andando così a garantire la presunta vittima, consentendo al commissario di difendersi con serenità ed esprimendo, a prescindere dalle responsabilità, una forte condanna alle molestie in genere.

Tutto questo non è stato fatto e non riusciamo a comprenderne il motivo, auspichiamo però che le parole del presidente non restino solo delle belle intenzioni, ma che servano come linea di indirizzo su di un tema che mai come in questo periodo è d’attualità soprattutto al di fuori del mondo dello sport e del ciclismo.

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