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Quando si parla di regolamenti e delle loro interpretazioni sarebbe opportuno farlo tenendo sempre in considerazione le norme, invece accade che ci sia chi, come Angelo Francini, che anche quando si dovrebbe parlare solo da un punto di vista normativo voglia fare politica dimostrando che, tanto per cambiare, tutti sbagliano tranne lui.

Il bastian contrario Francini ancora contro i commissari, ma a prendere un granchio è sempre lui

Quando si parla di regolamenti e delle loro interpretazioni sarebbe opportuno farlo tenendo sempre in considerazione le norme, invece accade che ci sia chi, come Angelo Francini, che anche quando si dovrebbe parlare solo da un punto di vista normativo voglia fare politica dimostrando che, tanto per cambiare, tutti sbagliano tranne lui.

 

Partiamo con l’analisi di un suo scritto in cui evidenzia che, a suo modo di vedere, i commissari che al Piccolo Lombardia hanno impedito a Mohoric di partire con la maglia di campione del mondo hanno sbagliato perché hanno applicato una regola (“fino alla vigilia del Campionato del Mondo dell’anno successivo, i campioni del mondo devono indossare la  loro maglia in tutte le prove della disciplina, della specialità e della categoria nelle quali hanno ottenuto il loro  titolo ed in nessuna altra prova”) e ne hanno disattese altre.

Francini cita furbescamente questa norma: “La maglia di campione del mondo (o di Campione nazionale) deve essere portata in tutte le circostanze di visibilità pubblica, specialmente nelle gare, alle cerimonie protocollari, nelle conferenze stampa, nelle interviste televisive, nelle sedute di firma autografi, delle sedute fotografiche”.

Dimenticando che l’oggetto del contendere non è quando indossare la maglia di campione del mondo, ma chi è il campione del mondo di quella categoria.

Nel suo bizzarro ragionamento Francini cita pure l’ordine di priorità delle maglie  che non è mai stato in discussione e che non c’entra assolutamente nulla con il problema di questo caso.

Successivamente con un notevole sforzo di fantasia, Francini prova poi a fare passare il concetto che solo perché che non potendo prendere il via il campione del mondo Elite, Rui Costa, inserito in una formazione World Tour, allora il diritto ad indossare la maglia compete al campione Under 23. Questo principio è tutto suo (di Francini) perché sul regolamento non vi è traccia della possibilità di cedere la maglia al campione Under 23 se non vi può essere in gara quello Elite.

Francini sostiene pure che  Colonna, campione italiano Elite senza contratto, avrebbe dovuto indossare la maglia tricolore, dimenticandosi che la tale categoria a livello internazionale non è riconosciuta. Secondo lui, se una federazione si inventasse il titolo di campione nazionale con i capelli biondi, l’UCI dovrebbe prendere quel titolo come valido. Non ci siamo proprio.

Ecco perché i commissari presenti al Piccolo Lombardia hanno operato correttamente e chi vuole ostinarsi a dire che hanno sbagliato, inventandosi norme o interpretazioni bizzarre non può che risultare terribilmente patetico.

Non sappiamo se Francini sia mosso dal desiderio di fare sempre di più il bastian contrario oppure se speri solamente di essere ingaggiato come direttore di corsa per il Piccolo Lombardia 2014, una cosa è certa: ha preso un grosso granchio.

Per chi volesse leggere la sua teoria la pubblichiamo di seguito:

Caro Direttore,
questo articolo permette di dimostrare che, contrariamente a quanto qualcuno pensa ed afferma, fra noi non vi è mai nulla di concordato.
Nel tuo articolo concordo solo su un punto: “le regole vanno rispettate”, da TUTTI e TUTTE le regole.
E quindi non concordo con il titolo del tuo articolo che, secondo me, era più corretto in questo senso: “La Colpa dei Commissari è stata quella di applicare una regola, disattendendone altre quattro!”.
Allora leggiamole queste regole.
Concordo quando, citando l’art. 1.3.063 del Regolamento UCI, elenchi quanto prescrive: questo va però sempre confrontato con le altre regole vigenti che non sono mai esclusive e fini a se stesse (difetto di tutti i regolamenti, internazionali e nazionali, dovuto alle continue modificazioni), ma connesse ad altre.

Nel tuo articolo citi il “Piccolo Lombardia” come gara inserita nel calendario “Europa Tour” dell’UCI con la sigla “ME 1.2” che significherebbe riservata ai corridori “Uomini ELITE”: vera tale affermazione, ma di per se tale sigla (derivante dal calendario UCI) non è esaustiva nell’applicazione del Regolamento UCI (e dimostrerò il perché, con le stesse regole -2.1.005- previste dai Regolamenti UCI e FCI).

La regola 1.3.063 fa il paio con la regola 1.3.068 che tratta i Campioni nazionali: entrambe prevedono la stessa metodologia di applicabilità (da qui il caso Mohric e Colonna).
Il Regolamento tecnico F.C.I., art. 68 stabilisce:
“I detentori del titolo di campione italiano devono indossare in corsa la maglia di campione della specialità di cui detengono il titolo, anche in gare approvate per più categorie”.
Vi è da sottolineare che il secondo capoverso dei citati articoli (1.3.063 e 1.3.068) del Regolamento UCI preveda:
“La maglia di campione del mondo (o di Campione nazionale) deve essere portata in tutte le circostanze di visibilità pubblica, specialmente nelle gare, alle cerimonie protocollari, nelle conferenze stampa, nelle interviste televisive, nelle sedute di firma autografi, delle sedute fotografiche”.

In questa logica non va dimenticato, inoltre, quanto sancito dal Regolamento UCI all’art. 1.3.071, applicabile in tutte le gare internazionali:
#9 Ordine di priorità
“Salvo disposizione contraria, per tutte le discipline, qualora più disposizioni impongano allo stesso corridore di indossare differenti maglie, l‘ordine di priorità è il seguente:
1. la maglia di leader di una gara a tappe
2. la maglia di leader della coppa, del circuito, della serie e della classifica UCI
3. la maglia di campione del mondo
4. la maglia di campione continentale (non obbligatoria in base all’art. 1.3.070)
5. la maglia di campione nazionale
6. la maglia nazionale (in conformità all’art. 1.3.059)”.

Altro passaggio da considerare nell’applicazione della regola 1.3.063 si rileva, dal Regolamento UCI, nella lettura del:
“Titolo II – Gare su strada.
Capitolo I – Calendario e partecipazione
Art. 2.1.005 Gare internazionali e partecipazione
Calendario: UCI Europe Tour
Categoria: ME + MU
Classe: 1.2 – 2.2
Partecipazione: Squadre professional UCI del paese organizzatore
Squadre continentali UCI
Squadre nazionali
Squadre regionali e di club
Calendario: UCI Africa Tour, America Tour, Asia Tour, Oceania Tour
Categoria: ME
Classe: 1.2 – 2.2
Partecipazione: Squadre professional UCI
Squadre continentali UCI
Squadre nazionali
Squadre regionali e di club.”
Da questo articolo (2.1.005) si evidenzia che in nessun caso è consentita la partecipazione, di un corridore tesserato per un UCIProTeam, ad una gara di classe 1.2 o 2.2 ovunque si corra.
Poiché tutti sappiamo che:
– RUI COSTA (Campione del Mondo elite) corre per la Movistar (UCIProTeam)
– SANTOROMITA (Campione d’Italia elite) corre per la BMC Racing (UCIProTeam)
appare evidente che l’interpretazione di questa sola regola (1.3.063/8) è una CAVOLATA DEMENZIALE, contrastante con altre regole.
Inoltre la partecipazione, nell’Europa Tour, è consentita agli ME+MU mentre negli altri Tour continentali ai soli ME, e la partecipazione dei Professional Team UCI è consentita, in Europa, solo a quelli del paese dell’organizzatore, mentre negli altri continenti è consentita a tutti i Professional Team UCI.

Nel contempo, essendo un attento osservatore di quanto capita nel mondo ciclistico, mi chiedo perché la regola (2.1.005) che prevede, per i circuiti continentali diversi dall’Europa Tour, l’esclusiva possibilità di partecipare ai soli Elite (inclusi gli U23 che corrono negli UCIProTeam essendo per tale fatto qualificati Elite), non sia rispettata: basta leggere gli ordini di partenza di tutte le gare 1.2. e 2.2. corse fuori dall’Europa per rilevare questa inadempienza.
Su questo punto andrò a ricercare le designazioni di Mr. Bastien per rilevare un’eventuale sua responsabilità.

I Presidenti di Giuria delle gare internazionali sono soliti chiamare alcuni numeri telefonici dell’UCI, o dei referenti in ambito regolamentare, per chiedere delucidazioni anche sulle cose più insignificanti. Ebbene in questo caso, non facendolo, ha prevalso l’ostinazione del Presidente di Giuria che per applicare un articolo DEMENZIALE, ne ha violati altri quattro, venendo meno a quanto stabilito dallo stesso regolamento UCI nel paragrafo “Compiti e doveri dei Collegio dei Commissari!

Concludendo ritengo che il Presidente di Giuria del Piccolo Giro di Lombardia abbia commesso un errore (definitelo come ognuno di voi meglio crede) che, alla fine, ha penalizzato prima di tutti il vincitore della corsa Villella: vuoi mettere arrivare primo battendo in corsa due corridori che indossano la maglia di Campione del Mondo e quella di Campione d’Italia!

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