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Ciò che sta accadendo in questi giorni nella Lega Pro (ex serie C) di calcio ci ha fatti riflettere su ciò che di molto simile sta avvenendo nel ciclismo. I calciatori di Serie C con tutta probabilità domenica 1 settembre faranno sciopero contro una norma, introdotta dalla Lega Pro, che prevede che l’età media dei calciatori tra campo e panchina sia di 25 e 23 anni rispettivamente per C1 e C2. Il sindacato dei calciatori ritiene infatti questa norma estremamente discriminatoria nei confronti di quei lavoratori che hanno superato i 25 anni di età e che rischiano così di essere emarginati.

Corridori fate attenzione! Ecco come FCI e ACCPI vogliono trasformarvi da professionisti in dilettanti

Ciò che sta accadendo in questi giorni nella Lega Pro (ex serie C) di calcio ci ha fatti riflettere su ciò che di molto simile sta avvenendo nel ciclismo. I calciatori di Serie C con tutta probabilità domenica 1 settembre faranno sciopero contro una norma, introdotta dalla Lega Pro, che prevede che l’età media dei calciatori tra campo e panchina sia di 25 e 23 anni rispettivamente per C1 e C2. Il sindacato dei calciatori ritiene infatti questa norma estremamente discriminatoria nei confronti di quei lavoratori che hanno superato i 25 anni di età e che rischiano così di essere emarginati.

 

Nel ciclismo italiano con le squadre Continental sta avvenendo più o meno la stessa cosa, con l’aggravante che la Federazione consente a queste società di essere ASD che non possono cioè sottoscrivere contratti di lavoro professionistici. In pratica dei dilettanti, per lo più Under 23, che tolgono il posto di lavoro a corridori professionisti. Qualunque sindacato al mondo farebbe le barricate, ma non nel ciclismo. Anche perché, contro ogni logica, fanno parte dell’ACCPI anche gli Elite senza contratto (leggasi dilettanti) e le Donne Elite. E’ un po’ come se nel sindacato dei calciatori professionisti facesse parte anche l’imbianchino che a tempo perso gioca in terza categoria.

Come si può difendere allo stesso modo i diritti dei corridori professionisti e quelli dei dilettanti ?

I corridori non hanno capito, e Scaglia se n’è guardato bene dallo spiegarglielo, che le norme studiate per le Continental rischiano seriamente di fare saltare il banco. Chiunque con poche decine di migliaia di euro può infatti fare una Continental con tutti corridori dilettanti, dunque senza minimo contrattuale, che possono disputare più o meno le stesse gare che disputano le Professional, che invece hanno minimo salariale e obblighi contributivi.

Crediamo sia ormai chiaro a tutti che quando diciamo che l’ACCPI non tutela i suoi associati lo facciamo a ragion veduta e solo sulla base dei fatti. Nel calcio, anche nella agonizzante Serie C, si cerca di salvaguardare posti di lavoro e il professionismo, nel ciclismo c’è l’intenzione di trasformare i professionisti in dilettanti.

Ci piacerebbe sapere cosa di tutto questo ne pensano i corridori, le vere vittime di un sistema che non li considera e non li ha mai considerati.   

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