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In ogni ambiente, chi deve fare rispettare le regole o leggi è temuto e rispettato. Pensiamo ai Carabinieri, ai magistrati o anche al semplice vigile urbano. Nel ciclismo no. Il giudice di gara, o commissario, spesso è considerato un inutile peso per l’attività.  

Se si è arrivati a questa convinzione è soprattutto per l’atteggiamento che proprio la categoria dei commissari ha avuto negli ultimi anni. La meritocrazia è ormai defunta e tutto viene fatto in nome della cosiddetta “geopolitica”.

Giudici, una categoria alla sbando con sempre meno dignità e sempre più incapaci raccomandati

In ogni ambiente, chi deve fare rispettare le regole o leggi è temuto e rispettato. Pensiamo ai Carabinieri, ai magistrati o anche al semplice vigile urbano. Nel ciclismo no. Il giudice di gara, o commissario, spesso è considerato un inutile peso per l’attività.  

Se si è arrivati a questa convinzione è soprattutto per l’atteggiamento che proprio la categoria dei commissari ha avuto negli ultimi anni. La meritocrazia è ormai defunta e tutto viene fatto in nome della cosiddetta “geopolitica”.

 

I servizi, è ormai noto a tutti e semplicemente guardando le designazioni ne si può avere la conferma, non vengono effettuati secondo un criterio meritocratico con commissari di fascia A, B e C. In ogni giuria dev’esserci un commissario di quella determinata regione o di quell’altra. L’arbitro di calcio Rizzoli di Bologna ha diretto Juventus – Inter non per dare un contentino all’Emilia Romagna o alla sezione di Bologna, ma solo perché lui è un bravo arbitro. Nel ciclismo, no. Bravi e scarsi vengono posti quasi tutti sulle stesso piano e a indirizzare i servizi spesso è la forza politica.

La dignità di questa categoria è ormai al lumicino. Rimborsi fermi da otto anni, e in questo lasso di tempo il costo della vita, e soprattutto della benzina, è aumentato vertiginosamente. Divise poche e scolorite e formazione affidata all’amor proprio di ogni commissario.  

A tutto questo aggiungiamo che se un giudice si azzarda a fare il suo dovere, sanzionando magari la società organizzatrice, spesso viene ripreso dai suoi superiori. Può poi capitare che un presidente di comitato annulli delle ammende, calpestando ancora di più la dignità dei commissari. Il tutto con buona pace dei presidenti delle commissioni regionali, sempre più spesso più al fianco dei politici che dei giudici.

Si pensi poi che quella dei commissari è l’unica categoria che ancora non ha una commissione di nuova nomina, e soprattutto che, dopo le dimissioni di Rodolfo Biancalani, è senza presidente. Il Regolamento Organico vigente prevede delle consultazioni tra i commissari e dopo che, tra la rosa di otto nomi fornita dai giudici, il Consiglio Federale scelga i quattro componenti della commissione, più ovviamente al presidente. Nonostante questo, nessuna consultazione è iniziata perché, almeno secondo fonti non ufficiali, l’attuale regolamento organico sarebbe sgradito al Consiglio Federale e così, in attesa di cambiarlo, non si nomina la commissione dimenticandosi che una norma, fino alla sua sostituzione, è in vigore e va, anzi andrebbe, rispettata. La norma specifica inoltre che al massimo si possa sedere in commissione per due quadrienni, mentre almeno tre degli attuali componenti della commissione sono al terzo se non quarto quadriennio. Lo spirito della norma è chiaro: dare un’alternanza nel ruolo. Eppure neanche questa norma viene rispettata e così c’è chi negli anni si è costruito il suo fortino a suon di designazioni di favore.

Non solo, ci sono ad esempio commissari che sono passati da componenti alla moto senza aver fatto il necessario apprendistato in regione e soprattutto senza che abbia evidenziato particolari doti, probabilmente solo perché su moto c’è più possibilità di fare corse di primo piano.

Questa, piaccia o no, è la situazione dei commissari e chi si era posto come alternativa a questo sistema malato, nel momento in cui ha avuto potere nel suo comitato si è perfettamente adattato al meccanismo vigente.

Insomma, se il ciclismo sta male, la categoria dei giudici è morta e onestamente non riusciamo ad immaginare un futuro diverso per questa categoria che tutti vogliono affossare e delegittimare. Tutti, compresi i giudici stessi.  

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