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Che Renato Di Rocco non anteponesse quasi mai l’interesse del ciclismo per non inimicarsi i cosiddetti poteri forti dello sport italiano e mondiale lo avevamo già scritto in tempi non sospetti, ma oggettivamente non ci saremmo mai aspettati che lui scaricasse mettendolo alla pubblica gogna un proprio dirigente “colpevole” di avere solo difeso il ciclismo.

Di Rocco contro Marchegiano: è “guerra” senza esclusione di colpi

Che Renato Di Rocco non anteponesse quasi mai l’interesse del ciclismo per non inimicarsi i cosiddetti poteri forti dello sport italiano e mondiale lo avevamo già scritto in tempi non sospetti, ma oggettivamente non ci saremmo mai aspettati che lui scaricasse mettendolo alla pubblica gogna un proprio dirigente “colpevole” di avere solo difeso il ciclismo.

 

Stiamo parlando di Rocco Marchegiano che qualche tempo fa aveva tuonato contro il presidente del CONI Piemonte, GianFranco Purqueddu, colpevole a dir suo di un’assegnazione dei contributi quantomeno singolare (450.000 € al tiro con l’arco).

La vicenda è ben presto passata alle aule di tribunale, laddove, probabilmente per non urtare gli equilibri politici in seno alla Regione Piemonte, Porqueddu ha rimesso la querela a fronte di una lettera di scuse di Marchegiano.  Questa è una prassi molto utilizzata nelle cause per diffamazione e ci sta quindi che Porqueddu volesse utilizzare questa lettera per rafforzare la propria posizione e, se vogliamo, “umiliare” Marchegiano autore della retromarcia.

Ciò che non ci sta e che non riusciamo proprio a comprendere è che a fare uscire questa lettera sia stato Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo e che avrebbe quindi dovuto tutelare e difendere a oltranza chi si è comunque battuto per riconoscere al ciclismo il ruolo che merita. Di Rocco ha infatti inviato ai presidenti di comitato regionale, Consiglieri Federali e addetti ai lavori la lettera in cui Marchegiano si scusa a Porqueddu.

“Non mi sarei mai aspettato che nella difesa del ciclismo in qualità di Suo rappresentante Federale sul territorio, mi sarei trovato ad essere, non solo abbandonato nella mia lotta, ma anche deriso dai miei “superiori”, rei di disinformazione nei confronti dei colleghi regionali” così ha scritto Marchegiano in una lettera indirizza a Di Rocco.

Quindi, non solo “erredierre” non è riuscito a risolvere la vicenda a favore del ciclismo, ma ha addirittura scaricato e messo sulla pubblica gogna proprio chi il ciclismo lo ha difeso con ogni mezzo.

“La mia persona, la mia dignità, il mio modo di rapportarmi con tutti, sempre a testa alta, non può tollerare l’azione di codesta Federazione che, oggi lascia me, ma spero nessun altro in futuro, solo e senza tutela alcuna in una battaglia in cui, sicuramente alzando i toni per far capire anche a chi è sordo e forse anche sbagliando modi e tempi, mi sono impegnato esclusivamente in nome e per conto del nostro sport e, sottolineo, mai per meri interessi personali” ha scritto Marchegiano.

La risposta di Di Rocco non si è fatta attendere ed è stata forse una di quelle più dure mai arrivate. Il presidente ha infatti rincarato la dose nei confronti del “povero” Marchegiano colpevole forse di avere difeso il ciclismo dal CONI e, soprattutto, di essersi candidato contro di lui alle ultime elezioni di Levico.

“Forse il signor Marchegiano non si è reso conto che il periodo elettorale è finito” ha scritto Di Rocco, mentre sulla diffusione della lettera ha aggiunto:” Era il minimo che si potesse fare a salvaguardia dell’onorabilità della Federazione, altrimenti ci avrebbe pensato direttamente la parte offesa a diffondere la lettera” e ancora“Il signor Marchegiano può anche evitare di attendere una mia ulteriore visita a Torino per sostenerlo nelle Sue attività. Di brutte figure ne abbiamo già fatte troppe e continuare a farle per poi essere costretti a scusarsi non rientra nel mio stile e nella mia educazione”.

Un paio di considerazioni: che il periodo elettorale sia finito dovrebbe essere ininfluente poiché non fa sicuramente onore a nessuno cambiare il proprio comportamento a seconda del periodo (elettorale o meno), se una cosa è giusta, o sbagliata, lo è sempre e non solo in base al periodo elettorale.

Il carattere di Marchegiano, poi, lo conosciamo tutti da tempo: è un vulcanico, ma come tutti i vulcanici è persona corretta che non riesce a non difendere i suoi principi (in questo caso il ciclismo) in cambio di interessi di parte. Di Rocco lo scorso 25 novembre, nel corso del suo intervento all’assemblea elettiva del comitato Piemontese, non ha fatto altro che tessere lodi a Rocco Marchegiano per come stava portando avanti l’attività ciclistica nella sua regione, dicendo che il Piemonte doveva essere da esempio per tanti altri comitati. Possibile che Di Rocco si sia accorto solo oggi del carattere di Rocco Marchegiano ? Che sia toccato a Marchegiano ciò che in passato è già toccato a D’Alto, Milani, Sommariva, Forcolin e tanti altri, prima portati in palmo di mano e poi gettati via ?

In tutta questa vicenda la cosa che fa più male è che, ancora una volta, l’attività ciclistica passa in secondo piano rispetto ai giochi di potere. Per questo ci piacerebbe che il giudizio di Di Rocco su Marchegiano dipendesse esclusivamente da aspetti ciclistici, in altre regioni ormai dimenticati, più che dal suo modo di porsi nei confronti delle ingiustizie. 

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