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Quest’anno la RAI al Giro ha deciso di abbandonare l’aspetto “social”, nonostante, anno dopo anno, questo settore stia prendendo sempre più piede hanno deciso di privarsene, forse per non mancare di rispetto all’ormai mitico “bianco e nero”. A dire il vero lo avevamo scritto circa un anno fa che il metodo “social” utilizzato dalla RAI non era per nulla efficace, basato su logiche vecchie che andavano a sfruttare poco l’interazione con i telespettatori.

Giro in TV 15: Nell’anno più “social” la RAI torna al passato

Quest’anno la RAI al Giro ha deciso di abbandonare l’aspetto “social”, nonostante, anno dopo anno, questo settore stia prendendo sempre più piede hanno deciso di privarsene, forse per non mancare di rispetto all’ormai mitico “bianco e nero”. A dire il vero lo avevamo scritto circa un anno fa che il metodo “social” utilizzato dalla RAI non era per nulla efficace, basato su logiche vecchie che andavano a sfruttare poco l’interazione con i telespettatori. Negli anni scorsi, infatti, l’aspetto “social” si basava sostanzialmente sul fatto che i telespettatori facessero agli espertoni della Rai delle domande banali che consentissero a questi di fare bella figura. Decisamente superato.

Quest’anno è accaduto che, anziché evolvere pensando ad una forma che consentisse di portare in TV il polso della rete, si è deciso di cancellare il “social”.

Noi si facebook abbiamo circa 1.500 “amici” dei quali più o meno un terzo appartenenti al mondo del ciclismo, pochissimi rispetto a quelli che avrebbe potuto coinvolgere la Rai al Giro d’Italia. Nonostante questo, molti dei nostri 500 “amici” ciclistici hanno dimostrato in questo Giro di sapere commentare molto meglio il ciclismo di quanto abbiano mai fatto i signori della Rai.

Raramente uno “status” di un appassionato di ciclismo è banale. Comprendiamo il complesso di inferiorità di giornalisti che di banalità ne sfornano in quantità industriale, ma perché non andare a sfruttare una risorsa gratuita, qualitativa e soprattutto al passo con i tempi ? Forse semplicemente perché alla Rai le cose gratuite, qualitative e moderne sono indigeste. E purtroppo per noi non serve neppure la Citrosodina.

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