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La pattuglia Rai al Giro d’Italia è veramente nutrita. Qualche anno fa, alla conclusione della corsa, c’erano più dipendenti Rai che corridori. Peccato che non serva assolutamente che tutte queste persone siano al seguito del Giro.

GIRO IN TV 14: Ma era proprio necessaria una pattuglia Rai così numerosa ?

La pattuglia Rai al Giro d’Italia è veramente nutrita. Qualche anno fa, alla conclusione della corsa, c’erano più dipendenti Rai che corridori. Peccato che non serva assolutamente che tutte queste persone siano al seguito del Giro.

Pensiamo, ad esempio, alle due voci di questa corsa: Francesco Pancani e Davide Cassani che commentano la gara guardandola sul monitor, più o meno come potrebbero fare da Milano, da Roma o da Catanzaro Lido. Stesso discorso per Alessandra De Stefano e tutta la ciurma del “Processo”, ad esempio nel calcio, tanto Rai quando Mediaset e Sky, i programmi di approfondimento post partita, come dovrebbe essere il “Processo”, vanno in onda dallo studio centrale con collegamenti dagli stadi. Crediamo che, oltre al risparmio, darebbe beneficio anche alla formula del programma, evitando così tutti gli esibizionisti e i marchettari in cerca di 2 minuti di notorietà in TV.

Tutto questo senza cambiare minimamente il sistema di produzione Rai, se invece si decidesse di dare un taglio alle tantissime spese si potrebbe fare come già fanno alcune corse nelle quali il segnale da moto ed elicottero non viene trasmesso al traguardo, ma viene “sparato” nella sede centrale dell’emittente con la conseguenza che si passerebbe da 200 persone in esterna a circa 20. Mica male, soprattutto se si considera che a pagare questo carrozzone è il povero contribuente italiano.

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