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Gli esperti di televisione dicono che ogni scelta va fatta in funzione del pubblico e i grandi autori televisivi sono soliti crearsi un loro ristretto gruppo di pubblico da trasformare in “consulenti”, Michele Guardì, ad esempio al termine di ogni puntata chiama le sue zie per sapere la loro opinione, mentre Antonio Ricci ha ammesso di chiamare spesso i suoi ex colleghi insegnanti per chiedere l’impatto che Striscia ha sul pubblico giovane.

Giro in TV 1: Gli italiani pagano il canone, ma la grafica è solo in lingua inglese …

Gli esperti di televisione dicono che ogni scelta va fatta in funzione del pubblico e i grandi autori televisivi sono soliti crearsi un loro ristretto gruppo di pubblico da trasformare in “consulenti”, Michele Guardì, ad esempio al termine di ogni puntata chiama le sue zie per sapere la loro opinione, mentre Antonio Ricci ha ammesso di chiamare spesso i suoi ex colleghi insegnanti per chiedere l’impatto che Striscia ha sul pubblico giovane.

 

Non crediamo che questa regola valga anche per RaiSport dal momento che basta entrare in un qualsiasi social network per leggere fior di proteste contro la scelta della RAI di coniare la grafica del Giro d’Italia in lingua inglese. Se solo Bulbarelli & c. avessero a cuore la soddisfazione del pubblico cambierebbero immediatamente registro, gratificando la lingua di chi paga il canone.

Solitamente ci sono sempre state due grafiche, una in italiano che andava sulla RAI e una in inglese che serviva il circuito internazionale. Ammesso che i tagli abbiano condizionato questo aspetto, sarebbe doveroso e rispettoso verso il made in Italy, che tutto il mondo avesse la grafica in italiano, esattamente come avviene per il Tour (dove la grafica è in francese), per le corse delle Fiandre (dove si parla in fiammingo), per le cose nei paesi baschi (dove “Gruppo di testa” è “Lasterketa Burua”) o per le corse in Spagna.

No, in Italia siamo diversi e proviamo quasi piacere nello screditare il nostro prodotto, già e qualche volta ci riusciamo pure.

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