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Diamo ad Auro quel che è di Auro e a Michele quel che è di Michele. Nella prima puntata della nostra rubrica “Ciclismo in TV” abbiamo voluto dare spazio alle lamentele dei numerosi appassionati di ciclismo ai quali proprio non va giù che la grafica RAI al Giro d’Italia sia in lingua inglese.

Diamo ad Auro quel che è di Auro: la grafica in inglese è stata imposta da RCS

Diamo ad Auro quel che è di Auro e a Michele quel che è di Michele. Nella prima puntata della nostra rubrica “Ciclismo in TV” abbiamo voluto dare spazio alle lamentele dei numerosi appassionati di ciclismo ai quali proprio non va giù che la grafica RAI al Giro d’Italia sia in lingua inglese. Dobbiamo scusarci con la squadra di RAI Sport poiché questa decisione non dipende da loro, questa è una scelta imposta da RCS.

Anche se pubblicamente, sia Alessandra De Stefano e Silvio Martinello, parlano ironicamente di “corso di inglese”, in privato illustri personaggi di Rai Sport non gradiscono questa imposizione che non sembra trovare i favori del pubblico.

Lo avevamo già scritto il 7 marzo del 2012, oggi dobbiamo ripeterci. Comprendiamo che la lingua inglese sia importante, ma crediamo altresì che il prodotto “Giro” se ben gestito possa avere un respiro internazionale al di là della lingua in cui twettano i “soldatini” di Rcs o della lingua della grafica ufficiale della corsa.

I direttori del Tour sono soliti dire che è il Tour che rende grandi i corridori, al Giro hanno bisogno della lingua anglosassone per rendere grande il Giro. Qualcosa non torna. Pensiamo al Tour de France che negli anni in cui dominava Armstrong la lingua ufficiale era sempre il francese.

Dato che nessuno in Rcs ha il coraggio di dire ad Acquarone che la sua idea non piace alla gente, gli suggeriamo di fare come fanno tanti personaggi pubblici che, in silenzio e senza darne pubblicità, si fanno il loro piccolo gruppo d’ascolto per trarre da tutti qualche spunto interessante per migliorarsi.

Difficilmente potrà trovare questo in Rcs dove tutti quando passa il Direttore si mettono sull’attenti non avendo il coraggio di contraddirlo, neanche per il bene del prodotto.

Nel marzo 2012 avevamo suggerito ad Acquarone di spostare tutte le interviste davanti al backdrop con gli sponsor, come avviene in tutti gli sport. In quello ci ha ascoltati e crediamo che l’immagine ne abbia beneficiato, speriamo che ci ascolti anche questa volta e che cancelli la barbarie della grafica in lingua inglese perché il Gran Premio della Montagna, torni ad essere GPM e non l’orrendo KOM.

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