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A dirlo è stato Beppe Saronni, ex campione e da quasi 20 anni Team Manager della Lampre:” Il ciclismo italiano è finito”. Possiamo sorprenderci perché a dirlo è stato uno dei massimi esponenti italiani di questo sport, ma i dati che dimostrano questo sono oggettivi e inconfutabili.

Saronni:”Il ciclismo italiano è finito!”, Di Rocco:”Il ciclismo richiama più gente del Papa”

A dirlo è stato Beppe Saronni, ex campione e da quasi 20 anni Team Manager della Lampre:” Il ciclismo italiano è finito”. Possiamo sorprenderci perché a dirlo è stato uno dei massimi esponenti italiani di questo sport, ma i dati che dimostrano questo sono oggettivi e inconfutabili.

 

La crisi economica c’entra poco, già perché le grandi aziende non hanno azzerato gli investimenti, vanno solamente a razionalizzarli. In questo modo, se il ciclismo fosse uno sport appetibile, nonostante le difficoltà economiche aumenterebbe i suoi sponosr in virtù del suo rapporto visibilità/prezzo.

Purtroppo il problema è che non è appetibile e che, se si esclude la passione dei Galbusera, non sembrano esserci aziende interessate a investire nel ciclismo World Tour in Italia. Pensiamo, ed esempio, ad RCS che per la maglia rosa ha perso Ferrero (quasi 8 miliardi di fatturato e 22298 dipendenti) per la Balocco (148 milioni di fatturato e 323 dipendenti) e pensiamo poi a tutte quelle grandi aziende, ad esempio di telefonia, che investono tantissimo in pubblicità, ma restano a debita distanza dal ciclismo. E non si dica che non entrano nel ciclismo per ragioni economiche.

Renato Di Rocco ha dichiarato:” La prima domenica con il nuovo Papa, c’erano 250.000 fedeli a San Pietro. Al Giro delle Fiandre c’era un milione di persone”. Purtroppo, non è un “rompipallone” di Gene Gnocchi, ma è il pensiero del presidente federale. Questo la dice lunga sulla volontà di migliorare le cose che chi amministra questo sport dovrebbe avere.

Pensiamo a cos’era il ciclismo 15 anni fa: Pochi casi di doping, campioni (e non) riconoscibili dalla gente comune, gare spettacolari, buoni (per non dire ottimi) ascolti televisivi. Oggi è tutto il contrario e questo con la crisi economica c’entra ben poco.

Sia chiaro che la colpa di ciò non è assolutamente di Di Rocco, la sua colpa, gravissima colpa, è quella di non avere mai fatto nulla per invertire questa tendenza e valorizzare il prodotto ciclismo rendendolo poco appetibile agli sponsor privati aumentando così l’egemonia del CONI.

Vuoi vedere che Saronni e tutti quei dirigenti di società e organizzatori che faticano a fare attività hanno torto e ad avere ragione sono forse quei delegati che a Levico hanno dichiarato che il ciclismo italiano è in salute ?

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