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Sono state fatte nel corso dell’ultimo Consiglio Federale le nomine nelle varie commissione, questo rappresenta sicuramente uno dei punti più importanti della vita federale, poiché da lì parte tutta l’attività. La prima cosa che balza all’occhio è sicuramente l’elevato numero di persone impiegate nelle varie commissioni, attualmente siamo a quota 70 ed è facile immaginare che con le nomine mancati si possa arrivare a 100. In un periodo di tagli di poltrone, evidentemente la Federazione Ciclistica ha tanti soldi da buttare in rimborsi spese tanto da moltiplicare le cariche.

Commissioni: tante poltrone in più, conflitti di interesse e una rivoluzione per i Giudici

Sono state fatte nel corso dell’ultimo Consiglio Federale le nomine nelle varie commissione, questo rappresenta sicuramente uno dei punti più importanti della vita federale, poiché da lì parte tutta l’attività. La prima cosa che balza all’occhio è sicuramente l’elevato numero di persone impiegate nelle varie commissioni, attualmente siamo a quota 70 ed è facile immaginare che con le nomine mancati si possa arrivare a 100. In un periodo di tagli di poltrone, evidentemente la Federazione Ciclistica ha tanti soldi da buttare in rimborsi spese tanto da moltiplicare le cariche.

La seconda analisi che va fatta riguarda i componenti delle varie commissioni. Da una rapida lettura è chiaro ed evidente che molte persone nominate abbiamo conflitti di interesse nel settore per cui sono stati scelti.

E’ il caso, ad esempio, di Mario Minervino valido organizzatore che fino allo scorso mandato diceva di non occuparsi del settore donne (settore in cui lui organizza), oggi sembra che abbia proprio una delega specifica a quel settore. E’ poi il caso di GianLuca Santilli, ex procuratore federale, organizzatore della GranFondo di Roma, corridore e dirigente della Bicitaly, oltre che componente della Five star League,  nominato presidente della commissione amatoriale.

Pensiamo poi anche a Remo Cordioli, Team Manager della FDB, o a Paolo Garniga presidente della commissione fuoristrada e anima del Team Carraro.

Non parliamo poi di Franco Monchiero, presidente della commissione Enduro, e organizzatore di numerose gare oltre che fondatore e direttore del circuito Superenduro o di Romano Favoino, componente della commissione Downhill, importatore per l’Italia di un noto marchio di biciclette da downhill e fondatore del circuito GravItalia di cui fanno parte numerose gare, guarda caso, di downhill.

Neppure il fuoristrada è esente da questi conflitte di interesse, oltre a Garniga, fanno parte della commissione, tra gli altri, anche Massimo Panighel e Michele Carella. Il primo organizzatore di diverse gare di MTB, il secondo titolare del sito mtbonline che svolge per conto di alcuni organizzatori di gare di fuoristrada o ciclocross il servizio di segreteria e cronometraggio.

Anche nel settore paralimpico vi sono persone con conflitti di interesse è il caso del presidente Roberto Rancilio e della componente Lucia Puricelli, ai più nota come Lucia Trevisan sconfitta alla presidenza del comitato di Varese. Entrambi, infatti, sono molto attivi nell’organizzazione del Giro d’Italia Handbike.

Tutte queste persone hanno, chi più chi meno, interessi personali legati al settore per cui sono stati scelti, la domanda è quindi la seguente: faranno gli interessi della Federazione o i loro ?

Insomma, il cambiamento che in molti settori sta avvenendo (chiesa, politica, CONI, ecc. ) nella Federciclismo non esiste. La trasparenza resta sulla carta e ciascuno punta alla piccola carica piuttosto che al miglioramento del ciclismo.

Scorrendo i nomi dei componenti delle commissioni è poi possibile cogliere anche un retroscena politico che potrebbe giustificare alcuni voltafaccia proprio sulla soglia della cabina elettorale.

Gli unici due consiglieri che hanno espresso critiche alle nomine sono stati il piemontesi Gianni Vietri e il siciliano Giovanni Duci, in particolare quest’ultimo sarebbe stato protagonista di un vivace scambio di opinioni con il presidente Di Rocco.

Sui giudici di gara invece c’è stata una fumata nera, tutto rimandato al mese di giugno. Secondo indiscrezioni pare che il Consiglio sia intenzionato a rivoluzionare il sistema dei commissari, istituendo una “commissione valutatrice” con il compito di stabilire le linee guida e di valutare l’operato dei singoli commissari, e la figura del designatore, che potrebbe anche non essere un commissario, ma un funzionario a cui spetterebbe il compito di designare i giudici alle varie corse.

Sarebbe il colmo che quella dei commissari fosse l’unica commissione in cui a decidere fosse personale esterno alla categoria.

Non è certamente passata inosservata l’assenza di emiliani e toscani nelle varie commissioni. Le malelingue giustificano questa scelta dal fatto che i primi non hanno bisogno di essere accontentati, poichè la situazione è saldamente nelle mani di Daniela Isetti, e che i secondi dopo i Mondiali non vorranno più votare per il gruppo Di Rocco. Non sappiamo se ciò corrisponda al vero, ma certamente può essere un interessante spunto di riflessione, ovviamente per chi ha voglia di pensare e non solamente di sedersi su di una comoda poltrona.

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